Diciamocelo francamente: quello che i giornali, locali e di tiratura nazionale, scrivono in questi giorni sulla chiesa locale della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, e che nessuno ufficialmente smentisce, se non con giustificazioni che confermano un certo modo di fare distante dall’immagine di Chiesa che l’attuale Vescovo di Roma cerca di presentare, sta facendo male a molti. Ancora più male fanno certi commenti sul web che in poche righe screditano l’immagine della chiesa di Cerignola, mettendo tutto nel calderone, travolgendo con forza quelle espressioni di chiesa che provano a camminare secondo gli insegnamenti evangelici.

Esiste anche a Cerignola una chiesa povera e per i poveri? Ma cos’è una Chiesa povera?

Proviamo ad essere chiari: parlare di Chiesa povera non significa certo ignorare che la Chiesa ha bisogno di beni, di risorse, in assenza delle quali difficilmente potrebbe svolgere la sua missione. Una Chiesa è povera quando fa un uso trasparente dei suoi beni, quando riesce a mostrare la provenienza delle sue risorse e nello stesso tempo la loro destinazione. Una Chiesa è povera quando le sue “ricchezze” sono indirizzate in una prospettiva solidale e di accoglienza. Una Chiesa è povera quando vive un’effettiva sobrietà nello stile di vita di chi la rappresenta e nel modo di porgersi ai fedeli. Esiste anche a Cerignola una Chiesa povera, spesso nascosta, soffocata, tenuta a bada, non opportunamente tutelata, ma c’è.

Parroci, religiosi/e, comunità e fedeli che invece di occuparsi di campagne elettorali e di costruire palchetti per i politici di turno, incontrano ogni giorno le difficoltà della gente che li cerca, non solo per un sostegno materiale, ma soprattutto umano e poi magari spirituale. Si spendono concretamente sui temi dell’accoglienza dei migranti, della lotta all’illegalità e allo sfruttamento, del sostegno anche economico a situazioni di degrado sociale ed economico. I tanti giovani che animano gruppi giovanili, mettendo il loro tempo a disposizione degli altri gratuitamente. Questa è la Chiesa a cui guardare: la Chiesa che non parla ma fa, e che sarebbe ingiusto mescolare con i “galà pontificali” o far schiacciare da poltrone di marmo autofirmate. Guardatevi intorno, cercatela e difendetela. Esiste!

È la Chiesa che sogna Francesco, quando sembra parlare proprio alla Chiesa cerignolana, mettendola in guardia da due tentazioni: lo sfregio alla povertà e ai poveri, e la collusione con la politica ed il potere, temi sui quali sarebbe opportuno che ognuno faccia un doveroso mea culpa.

Così dice Francesco: «Vorrei sottolineare due tentazioni. La chiesa deve parlare con la verità e anche con la testimonianza: la testimonianza della povertà. Se un credente parla della povertà o dei senzatetto e conduce una vita da faraone: questo non si può fare. Questa è la prima tentazione. L’altra tentazione è di fare accordi con i governi. Si possono fare accordi, ma devono essere accordi chiari, accordi trasparenti. Per esempio: noi gestiamo questo palazzo, ma i conti sono tutti controllati, per evitare la corruzione. Perché c’è sempre la tentazione della corruzione nella vita pubblica. Sia politica, sia religiosa».