Agromafie e caporalato; sfruttamento in condizioni paraschiavistiche dei braccianti e proliferazione dei ghetti; diritti negati e storie di lotta e di speranza; responsabilità e possibili soluzioni. Di tutto questo si è tornato a parlare, mercoledì (23 dicembre) sera, a Cerignola, presso il laboratorio sociale Resurb, dove, nel fitto cartellone culturale underground dell’IndieGesto Winter Fest, ha fatto tappa anche il tour di presentazione del libro inchiesta “Ghetto Italia. I braccianti stranieri tra caporalato e sfruttamento”. Scritto a quattro mani da Leonardo Palmisano, docente di sociologia urbana al Politecnico di Bari, ed Yvan Sagnet, leader del primo sciopero di braccianti stranieri in Italia, nelle campagne di Nardò, e da pochi giorni ex coordinatore del Dipartimento Immigrazione della Flai Cgil Puglia, “Ghetto Italia” è un reportage fatto di storie raccontate dagli schiavi del nuovo “caporalato globale” dissipati in tutta Italia, dalla Puglia al Piemonte, passando per la Lucania, il Lazio e la Campania.

Quella che tracciano Palmisano e Sagnet è la  mappa di un paese ridisegnato da razzismo, ingiustizia e indifferenza, dove non è più il costo del lavoro a determinare il prezzo del prodotto ma viceversa. Per massimizzare i profitti si azzera il costo del lavoro e, per farlo, si ricorre ad un complesso sistema criminale in cui a rimetterci sono solo i braccianti, costretti a pagare cifre esorbitanti per vivere stipati in baraccopoli di cartone ed amianto, lontano da  qualsiasi forma di civiltà. Un bracciante straniero non guadagna più di 25-30 euro e, tenendo conto che una parte di essi viene trattenuta dai caporali per il trasporto sui campi (cinque euro) e per la distribuzione di viveri (3,50 euro per un panino e 1,50 euro per una bottiglietta d’acqua), la paga è ridicola. E un fenomeno collaterale al caporalato, in continua espansione, non solo nel Sud Italia, è il proliferare dei ghetti. Crescendo la produttività è cresciuto anche il bisogno di manodopera organizzata e i ghetti garantiscono la presenza di lavoratori a portata di mano e, soprattutto, sono una miniera d’oro per chi li dirige (100 euro a posto letto solo a Rignano Garganico, per un totale di circa 200mila euro).

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«Questa brutale realtà la conoscono in pochi – ha dichiarato Leonardo Palmisano –, taciuta dalle istituzioni pubbliche locali, dal sistema agricolo italiano, dalla piccola e media distribuzione e dalle multinazionali dell’industria agroalimentare, che si servono di questa forma coatta di sfruttamento, imponendo un ribasso eccessivo dei prezzi dei prodotti. Il caporale è l’esito della cattiva politica, assorbe la parte più deteriore del potere e  la peggiore umanità. Più la politica e il sindacato regrediscono – ha aggiunto – e più il crimine avanza e investe non solo sui servizi e il reclutamento di manodopera ma anche sulle agenzie per il lavoro interinali». Incalzati dalle domande di Stefano Campese, avvocato esperto di diritto delle migrazioni, a dare un contributo prezioso al dibattito, sono stati Tommaso Sgarro, consigliere comunale di minoranza  e Don Pasquale Cotugno, referente del presidio cittadino di Libera e “prete di strada” (fino 2009 direttore Caritas), da sempre vicino ai migranti. «Occorre una risposta concertata – ha detto Sgarro –; ridare lo scettro della discussione sul fenomeno, ormai strutturale, alla politica. Altrimenti avremo solo battaglie di testimonianze in una città che è diventata un ghetto nel ghetto». E in un territorio completamente appiattito e sordo, l’invito di Don Pasquale è di «costruire una nuova identità della nostra comunità contaminata dai flussi migratori, fondata sulla compresenza di storie. Affrontare in maniera sistemica il fenomeno del caporalato con competenza e umanità».

Per una sera, il lavoro e i diritti sono tornati al centro del dibattito culturale a Cerignola, terra dove i racconti, l’epica sulle lotte bracciantili di Di Vittorio e la sindacalizzazione dei braccianti si perdono nella triste e vuota commemorazione da comizio, oggi sostituita dal silenzio assordante dei nuovi schiavi che sporcano con il loro sudore e il loro sangue le nostre terre e i prodotti che arrivano sulle nostre tavole. Ma oggi, è più che mai attuale la lezione di Di Vittorio, il primo ad aver intuito che il lavoro migrante è connaturato  all’essenza stessa dell’agricoltura stagionale e che il sindacato  deve essere una struttura “migrante” capace di costruire un’alleanza plurale tra tutti i lavoratori.

  • Wits

    Perché affannarsi a discutere su fenomeni a noi ben noti, noi che ci facciamo specie di chi finge di non vedere la trave che porta nell’occhio mentre si alambicca il cervello (?) per il l’altrui pelo nell’occhio. Nessuno ha compreso le gravità della situazione economica e finanziaria di NOI italiani, per giunta nessuno comprende quanta moneta (non dichiarata) questi signori riescono a convogliare nei loro paesi di origine mentre si nutrono di scatolette di tonno e si vestono nella spazzatura con risultati devastanti per il PIL e l’economia nazionale. AVETE UN PROBLEMA? CHIAMATE SALVINI VEDETE CHE VE LO RISOLVE! Siate un momento sinceri almeno con voi stessi.

  • Francè

    E’ una questione saputa e risaputa che conoscono anche le pietre. Vi piace fare politica un questo modo? Siete solamente gente da quattro soldi, la verità quelli del sindacato l’ho sanno e la soluzione è a portata di mano. Meditate gente.

  • LAVORATORE

    MA PERCHE’ LA NOTIZIA DELLO SFRUTTAMENTO DI UNA PERSONA DI COLORE FA NOTIZIA. E LO SFRUTTAMENTO DI UN ITALIANO CON FAMIGLIA E TASSE , E POLITICI A CARICO NON FA NOTIZIA . DOVE LAVORO IO IN UNA AZIENDA , I RUMENI VENGONO TRATTATI MEGLIO DI ME. E POI I FAMOSI CONTROLLI CHI LI HA MAI VISTI , IO PER ESSERE PAGATO QUEL PO CHE MI DANNO CI DEVO LITIGARE OGNI MESE E IN PIU SONO COSTRETTO A FARE LO STRAORDINARIO MINIMO DALLE 3/6 ORE , ADESSO FATE VOI

  • u malucchie

    questa doveva essere la politica del PD una volta vinta le elezioni…..seguire i sogni e parlare parlare parlare!!!!