Il Comitato contro l’inceneritore di Borgo Tressanti invia una nota stampa, nella quale si dà notizia delle ultime vicende riguardo l’impianto: Eta-Marcegaglia, proprietaria dello stesso, ha ottenuto l’autorizzazione unica per ottenere incentivi alla produzione di energia elettrica derivata dall’attività del termovalorizzatore. Il presidente del Comitato, Matteo Loguercio, afferma che bisogna impugnare davanti al Tar tale provvedimento entro il 25 gennaio, viste le incongruenze che si rintracciano nella decisione presa. Di seguito il testo completo.

L’autorizzazione unica chiesta da ETA-Marcegaglia per ottenere gli incentivi alla produzione di energia elettrica dal combustibile derivato da rifiuti (CDR) bruciato nell’inceneritore nei pressi di B. Tressanti, è stata ottenuta il 16 novembre 2015 e pubblicata sul bollettino ufficiale regionale n. 154 del 26 novembre successivo. Ora occorre impugnare il provvedimento davanti al TAR per opporsi a questa ulteriore concessione, viste le tante incongruenze già rilevate dal sottoscritto Comitato nelle Conferenze di Servizi (di cui è stata data menzione nei precedenti comunicati stampa) ed altre possono emergere dalla lettura del provvedimento stesso. Termine ultimo per la notifica del ricorso all’autorità che ha emanato il provvedimento e alla controinteressata ETA, il 25 gennaio prossimo.

Vi è da considerare che ETA chiede gli incentivi ad un impianto che il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), l’organismo che riconosce tali incentivi, non ha qualificato come impianto alimentato da fonti rinnovabili (IAFR), contro il quale ETA ha ricorso al TAR Lazio ed attualmente pende ancora il giudizio. È obbligo civile e morale intraprendere ogni azione legale di contrasto alla messa in esercizio di questo impianto, da parte di chiunque, rafforzato dalla maggiore consapevolezza dei cittadini delle emissioni nient’affatto innocue. Tanto più in quest’ultimo periodo di continui sforamenti in tante città italiane dei limiti PM10 ben oltre le già generose concessioni permesse dalle normative vigenti, nonché al contributo di emissioni di gas serra (climalteranti) che ogni combustione comporta. In più, gli incentivi eventualmente elargiti a questo impianto, sono tratte dalle nostre tasche, attraverso l’addizionale che paghiamo nelle bollette elettriche per l’energia prodotta da fonti rinnovabili. Il CDR (ora compreso nei combustibili solidi secondari-CSS) proviene dai rifiuti urbani, e la migliore pratica per evitare discariche e inceneritori è l’abbattimento della produzione, fino all’ambizioso traguardo ‘zero rifiuti’.

Cerignola si è distinta fra le (poche) amministrazioni contrarie all’incenerimento, dal momento che sin dal 2007 il Comune ha dichiarato la sua opposizione in ogni sede, anche frutto della sollevazione popolare dimostrata in tante occasioni. Noi faremo la nostra parte, come sempre.

Link della versione HTML del provvedimento http://www.regione.puglia.it/inadmin/index.php?page=burp&opz=getfile&file=o-10.htm&anno=xlvi&num=154

  • cittadino

    Il comitato si opporrà.
    COME?
    COSA?
    QUANDO?

  • Vero Riformatore

    E l’inquinamento del fumo dei comignoli delle stufe? Ne vogliamo parlare?