“La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevski. Una frase che  risuona forte oggi, il tempo “apocalittico” dell’”uomo di superficie”- (la definizione è dello psichiatra Vittorino Andreoli)- anche alle nostre latitudini. Ma basterà la bellezza a salvare una terra da tempo alla deriva criminale e culturale come Cerignola? O il rischio è che si inciampi – come ammonisce il critico Adolf Loos –  in “parole nel vuoto”?

Lo abbiamo chiesto ad un giovane artista locale, noto per la sua sensibilità e per l’attaccamento alla sua città, musa e sostanza della sua arte: Lorenzo Tomacelli.

“Non solo credo che l’arte possa ricucire le maglie slabbrate di tanti cuori stanchi, ammalati, ma anche il tessuto di una comunità sfilacciata come la nostra”- dichiara a lanotiziaweb. “Basta camminare per i viottoli della Terra Vecchia, per le strade dei vecchi quartieri popolari, come S. Antonio o L’Addolorata, o nelle vaste e desolate periferie per capire come Cerignola sia attraversata da una profonda contraddizione: la bellezza e la negazione di essa.  E’ come un bella donna che si è trascurata, che porta addosso i segni del tempo e dei suoi patimenti ”-aggiunge l’illustratore cerignolano.

Insomma, parafrasando il titolo di un articolo comparso recentemente sull’Huffhinghton Post, l’arte è la medicina dell’anima di chi la sa osservare. La bellezza è una cura. Anche per un città che non ha sempre fatto della bellezza il suo marchio di fabbrica, come Cerignola.

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“L’arte sarebbe per la nostra città un potente strumento di rigenerazione urbana.- il monito di Tomacelli- Darebbe  nuova linfa al tessuto sociale e culturale, specie in aree  marginalizzate, come il quartiere ‘Torricelli’”.-racconta-. Sarebbe un vettore per promuovere le infinite potenzialità di questo territorio e farne decollare l’economia perché – spiega – “Non comprendere che l’arte, la cultura è un’industria che può produrre ricchezza,turismo, educazione, civiltà, e perciò essere priorità nell’agenda politica, è cecità”. Ecco allora che, in uno dei pomeriggi trascorsi nel suo ‘pensatoio,’ – come ama definire la sua bottega creativa in un antico Palazzo di Via Pavoncelli 28 – Lorenzo ha un’idea: creare una community virtuale che unisca tutti gli artisti cerignolani. Uno spazio creativo in cui pittori, scultori, fotografi, designers, street artists e video artists possano condividere lavori, progetti, idee, purchè  in linea con il concept e la filosofia del progetto: la promozione del territorio. “Vorrei che l’arte costruisca ponti sociali – dichiara – Che sia un contenuto attorno al quale le persone, le organizzazioni e le istituzioni possano incontrarsi, conoscersi, collaborare, produrre coesione e ricchezza (la sua idea è anche quello di aprire uno store online, ndr.)  e divertirsi”. Fare di Cerignola una cittadella dell’arte attraverso un reseau di artisti, operatori ed istituzioni impegnate in espressioni di cittadinanza attiva. Expressive young festival, workshop, crew creative, laboratori creativi e molto altro ancora. Tutto per accendere i riflettori sulla scena creativa locale e promuovere la produzione e la fruizione culturale. “Oggi sarebbe necessario un tuffo nel passato, in quella gloriosa età dell’oro, il Rinascimento, epoca di fioritura delle lettere e delle arti, che pullulava di mecenati e protettori degli artisti” – auspica Lorenzo. Un desiderio che nasce dalla consapevolezza dello scarso valore che le arti assumono in un territorio di provincia come il nostro, ribattezzato dai più come ‘l’Università del crimine’ di Disneyana memoria. “Quando al termine della edizione di Calici nel Borgo Antico 2014, – ricorda – ho scoperto che il mio murales su S.Agostino e l’ installazione ‘la Madonna del borgo antico’, sul portale del vecchio convento degli agostiniani, era stato cancellato da una colata di calce, ho capito quanto poco conta l’arte in questa città. Opere considerate scarabocchi da cancellare – confessa con amarezza -. Allora ho capito che il problema è culturale. Non siamo educati al bello. Non siamo nemmeno abituati a fermarci per qualche minuto davanti ad un quadro, ad una scultura o una fotografia e a sforzarci di leggerla, di commentarla,di rispettarla, anche se non ci piace”. Infondo,-come direbbe Philippe Starck – “Nulla è bello. Tutto dipende da chi guarda perché la bellezza è versatile”. E per Lorenzo la bellezza è innanzitutto scoprire, o meglio, riscoprire chi siamo. “E’ guardarsi intorno, ammirare gli sconfinati campi di grano che ci circondano, le vigne, l’oro rosso dei nostri pomodori, il sapore forte del nostro olio e del nostro vino. La bellezza è mettere il naso nelle cucine delle nostre nonne, partecipare alle suggestive processioni della settimana Santa o ‘au ciocc d San Liunard’.  E’ritornare bambini e ricordare i vecchi detti e racconti popolari. Far rivivere le tradizioni e i costumi”. L’arte per Lorenzo è un linguaggio che deve servire a raccontare e a nobilitare la realtà che ci circonda anche in una forma fiabesca e onirica. E’ contaminazione di linguaggi diversi, come il teatro, la musica, la poesia, l’enogastronomia. E’ mito e leggenda. Tradizione e folklore.

E’ in un corso di teatro al Liceo Classico “N. Zingarelli” che Lorenzo si ritrova per la prima volta  a curare le scenografie di uno spettacolo: la Lisistrata di Aristofane, riadattata nel Sud Italia del secondo dopoguerra. “Dal teatro – ricorda – ho attinto la cura per i dettagli. Dalla recitazione l’attenzione per la gestualità, la mimica, l’espressività del movimento che cerco di riprodurre nei miei disegni. Ma non lavoro mai senza un sottofondo musicale che mi ispiri”.  La musica è, infatti, un’altra grande passione del 23enne artista cerignolano. Chi mette piede nella sua bottega è sempre accolto dalle note dei Goldfrapp o di James Blake, di Adele o dei Florence and Machine o dei nostrani Fabi-Silvestri-Gazzè . “Quando creo, la musica mi ispira, crea la giusta atmosfera – racconta – E spesso è successo che mi sia stato chiesto di dover dare forma e colore alla musica”. Come nel caso delle  illustrazioni prodotte per la copertina di “At Stralight”, secondo Ep de gruppo italo-danese Down Gazers, o di “Vado di fretta”, primo album di esordio, da solista, di Valerio Buchicchio, in arte Buva. Ma è senza dubbio l’enogastronomia l‘ingrediente ricorrente nelle opere di Tomacelli. E non poteva essere altrimenti con un padre, Antonio, che è un grafico e blogger nel settore food, in particolare del vino. “L’arte è per me identità – spiega Lorenzo – e cosa ci identifica di più se non il cibo, l’olio, il vino? La nostra è una cultura contadina, per quanto cerchiamo ingiustamente di cancellarla, quasi fosse uno stigma degradante da cui affrancarci. La nostra vita, specie fino a qualche decennio fa, è stata scandita dal calendario contadino con le sue principali scadenze: la semina, l’aratura, il raccolto, la vendemmia. Nella cucina tradizionale ci sono i prodotti tipici della nostra terra ma anche la nostra storia, il nostro credo. Pensiamo al segno della croce iscritto sul pane, all’olio usato per ungere i sovrani,  al pancotto, cibo contadino per eccellenza”. Un legame con la terra e i suoi frutti, così forte, che Lorenzo viene chiamato a creare anche diverse etichette come quella del vino ‘Volere volare’, in collaborazione con l’azienda vitivinicola Pietraventosa (Gioia del Colle), o della  birra ‘Bianca del Gargano’,  in collaborazione con il ristorante ‘Al Trabucco da Mimi’ di Peschici. Ma nella ricca produzione del giovane Tomacelli troviamo anche una  Mostra collettiva presso Eataly Bari col gruppo regionale “la Puglia racconta”,  in occasione della festa di San Nicola 2014;  l’illustrazione ‘Stupor mundi’ presso il “Carta bianca fest” di Palo del Colle e tante collaborazioni con realtà cittadine. Pensiamo al lungo sodalizio con il laboratorio urbano di ExOpera e con l’Hostaria U’ vulesce’ dello chef Rosario Didonna,per il quale ha dipinto dieci sedie che richiamano la storia della Puglia. Dalle ultime edizioni di successo di Calici nel Borgo Antico, alle scenografie per il balletto “Il lago dei cigni’ dell’Accademia di danza ‘Scarpette rosa’, alla copertina della pubblicazione “Nel Cerchio” dell’associazione Oltrebabele, fino al Carretto itinerante di libri per il progetto ‘Che librio in città’, col patrocinio del Comune di Cerignola.

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Sono lontani i tempi in cui un ancora timido e acerbo ragazzo di provincia  trascorreva le serate nel cafè culturale di ExOpera a disegnare, o quando-proprio nel laboratorio urbano, su invito di Giuseppe Schiavone, tra i primi a credere in lui – si esibiva per la prima volta in pubblico in un live painting nel 2013. Da allora Lorenzo è cresciuto, ha capito che chi ha un talento ha il dovere di esprimerlo e di metterlo al servizio della sua comunità. “Fino a circa due anni fa – racconta – disegnare, dipingere era per me un semplice hobby. Un amore che coltivavo quasi segretamente tra le pareti della mia stanza e che avevo paura di confessare al mondo. Oggi è il mio modo di comunicare al mondo e di guadagnarmi da vivere”.

Classe ’92, l’arte scorre nelle vene di Lorenzo fin da bambino. “Mio nonno aveva una stamperia d’arte, oggi diventata un noto studio grafico – pubbicitario. Dipingeva, riproduceva serigrafie e aveva intorno a sé un manipolo di artisti come Guerricchio Luigi di Matera”. Anche se non lo ha mai conosciuto è dal nonno paterno che deve aver ereditato l’amore per matita e tempere. “Da bambino riutilizzavo gli scarti del laboratorio sparsi su un enorme tavolo da lavoro, come ‘carta di pane’ o ‘carta d’Amalfi’ e mi divertivo a disegnare. Da allora non ho mai smesso”. Una ricerca tecnica e artistica che prosegue incessante, la sua, nutrendosi  di tutto ciò che lo circonda. E’ il vecchio che diventa nuovo. E’ realtà e sogno. E’ una medicina per l’anima di chi sa guardare.