Una cerimonia toccante, un percorso di benvenuto pensato e fortemente voluto dal neo Vescovo della Diocesi di Cerignola – Ascoli Satriano, Mons. Luigi Renna. Giunto nei pressi del Convento dei Cappuccini alle 16:00 circa di sabato 16 gennaio, sulla via principale della città, ha salutato le decine di fedeli che lo hanno accolto con applausi e striscioni; sceso dall’auto ha proseguito a piedi verso la Casa di Riposo Manfredi e Solimine per donare un saluto ai tanti anziani ospiti della struttura.

La pioggia incessante non ha frenato il Vescovo che, sempre a piedi supportato da tantissimi volontari delle associazioni presenti sul territorio ha raggiunto Palazzo di città dove, in compagnia del Sindaco Franco Metta, e di tutti i sindaci della diocesi, ha salutato le istituzioni e illustrato quella che è la sua idea di chiesa, ricordando quanto sia importante la funzione politico per la crescita della comunità cattolica che, però, deve sempre essere esterna al mondo laico amministrativo. Il Sindaco, nel suo intervento, ha rimarcato quanto di buono fatto dal suo predecessore, non lesinando un velo di tristezza, ma affermando convintamente la felicità per il nuovo pastore, colui che «col sorriso travolgente saprà certamente guidare la nostra comunità». 

Prima dell’intervento di Mons. Renna, un piccolo intermezzo musicale, con la Soprano Ripalta Bufo e il pianista Francesco Raddato. Cita il filosofo contemporaneo Jurgen Habermas: “Se le basi utopiche si inaridiscono, si estende un deserto fatto di banalità e di sconcerto”, nel suo saluto alla città, prima di leggere alcuni versetti della Bibbia scelti per l’occasione. Parla agli «uomini del bene comune», così come definisce i politici presenti, facendo appello al senso civico e alla Costituzione. «Cari uomini del bene comune, ringrazio il Signore a motivo del nostro incontro. Cosa permette al responsabile di una comunità religiosa in un territorio, di incontrare così liberamente e con cordialità i responsabili della cosa pubblica? Certamente il senso civico che dobbiamo  ad una Costituzione, quella del nostro Paese, che assicura la libertà religiosa, e permette a me, come ad altri esponenti religiosi e ai fedeli di ogni credo, di poter professare la propria fede senza privilegi ma anche senza discriminazioni».

«Il vescovo viene a voi con in mano la Bibbia prosegue Sua Eccellenza Renna -, perché la sua presenza non è altro, nel pensiero e nella prassi della Chiesa cattolica, che colui che continua ad annunciare il vangelo, nella successione apostolica, raccogliendo l’invito di Cristo: “Andate e annunciate il vangelo ad ogni creatura, battezzando nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.” In questo “libro dei libri” c’è un testo, quello delle Beatitudini, che costituisce il cuore dell’annuncio e della missione. Voglio ripeterle su questa piazza, perché il solo proclamarle sia per noi fonte di benedizione: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.2 (Mt 5, 3-10)». 

Terminato l’intenso incontro con la città e le autorità si giunge nella Cattedrale cittadina alle ore 18:00 circa. Una celebrazione toccante, nel Duomo Tonti, per lunghi tratti che vede un commosso Mons. Renna ricevere il testimone dall’uscente Felice Di Molfetta e il benvenuto di Don Carmine Ladogana che evidenzia come «In questa celebrazione eucaristica vogliamo ringraziare il Signore per il dono della sua persona, che nell’ininterrotta successione apostolica ci conferma nella fede e ci da certezza che è Gesù Cristo colui che conduce la Chiesa. Lei per noi è un dono di Dio e della Chiesa. E’ Dio che l’ha eletta e la Chiesa l’ha inviata in mezzo a questo nostro popolo. Ci incoraggia molto il suo contagioso sorriso che trasmette, in chi le sta vicino, tanta serenità e gioia. Le assicuriamo rispetto, sincerità, obbedienza, collaborazione e condivisione». Inoltre, spiega il significato dello stemma episcopale scelto dal nuovo Vescovo«Le nostre attese, ne sono certo, sono anche le sue attese e mi sembra che trovino già una risposta nel suo motto paolino, Edificare nella Carità, riportato nello stemma episcopale che è segno di un programma di servizio alla nostra comunità diocesana. Al centro ammiriamo che “dalla corona di spine si leva un ramo che fiorisce in un melograno, frutto che richiama la carità e, per la modalità compatta con cui sono disposti i chicchi al suo interno, la comunione ecclesiale che è chiamato a servire”. Per giunta lo stesso melograno lo ritroviamo ai piedi del nostro crocifisso posto sull’altare e anche nel suo pastorale. Siamo certi che con l’aiuto del Signore, e insieme, queste attese le realizzeremo». 

In punta di piedi, sobrio e mai banale, dedito alla carità e poco avvezzo alla sfarzosità, il sempre sorridente Renna sceglie l’Omelia della “II Domenica del Tempo Ordinario“. «Molti si sono chiesti: “Quale programma avrà il nuovo vescovo?” Come potrei fare un programma senza ascoltarvi e senza che insieme ci poniamo in ascolto della Parola? Se lo facessi da solo, sarebbe il programma di un  uomo illuminato, ma non di un uomo di Chiesa – afferma in un passaggio Mons. Renna –. Questa espressione oggi è molto logora: “uomo di Chiesa” significa oggi “uomo di parte”, con interessi e visione della vita un po’ angusta. Niente di meno vero di quello che etimologicamente dovrebbe suonare come “uomo della comunità”. Così scrive il grande teologo Henri de Lubac: “Per conto mio, proclamava Origene, la mia aspirazione è di essere veramente ecclesiastico”. Non c’è altro mezzo, pensava giustamente, per vivere il pienezza il cristianesimo. Chi formula un simile voto non si accontenta di essere in ogni cosa leale e sottomesso, non si limita ad adempiere scrupolosamente tutto ciò che richiede la sua professione di cattolico. Egli ama la bellezza della Casa di Dio. La Chiesa ha rapito il suo cuore. E’ la sua patria spirituale. Essa è “sua madre e i suoi fratelli” nulla di ciò che lo tocca lo lascia indifferente o insensibile. Egli si radica in essa, si forma a sua immagine, s’inserisce nella sua esperienza, si sente ricco delle sue ricchezze. Egli ha coscienza di partecipare, per mezzo di essa e di essa sola, alla stabilità di Dio. Dalla Chiesa impara a vivere e a morire. Non la giudica, ma si lascia giudicare da lei. Accetta con gioia di tutto sacrificare alla sua unità”». 

«Le parole di Maria sono capaci di svelare il problema, con premura – evidenzia il Vescovo: “Non hanno più vino”. Sono le parole di chi con coraggio dice la verità scomoda di una situazione. Ci insegnano un metodo di vita: non si può edificare nulla senza fare verità, senza la chiarezza di una verità che ci interpella, ma che va detta nella carità. […] Ma Maria non si ferma alla constatazione, rivolta come una supplica a suo Figlio, ma proprio in forza del nuovo nome, del nuovo compito che suo Figlio le ha dato: “Qualsiasi cosa vi dica, fatelo”. Così dice ai servi. La seconda espressione è una indicazione di direzione: ci dice dove andare, da chi farci guidare». Ricordando nuovamente a tutti i cittadini che «l’autorità passa, l’autorevolezza resta», affida le conclusioni a una citazione assai cara: «Amo spesso ripetere una frase del medievale Ivo di Chartres “Siamo nani sulle spalle dei giganti”. Non inizia tutto oggi. Tanta gente prima di noi ha testimoniato la fede cristiana. Ma oggi ci siamo noi, a rispondere davanti a Dio e alla storia di come rispondere al Vangelo. E prima di passare il testimone al futuro vogliamo vivere così il nostro presente. Buon cammino insieme allora. Il Signore è il nostro pastore, non mancheremo di nulla!». 

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