In una comunità quantomeno complessa (per usare un eufemismo, ndr) come quella cerignolana, era necessario un cambio reale di rotta, una nuova guida, un volto umano capace di guardare in faccia tutti, anche gli ultimi e di – neanche a dirlo – edificare nella carità un nuovo popolo.

E’ proprio questa la buona novella, per progressisti e conservatori, per uomini di chiesa e per i laici tutti: esiste una guida, c’è una prospettiva dopo ciò che è accaduto non molti mesi addietro. Monsignor Renna, nuovo Vescovo della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, cambia rotta da subito con un gesto, optando per la vendita dell’auto ricevuta in dono per il suo insediamento. Con il ricavato un centro per i poveri. Un gesto perfettamente in linea con l’opera di Papa Francesco e in netta discontinuità con il suo predecessore.

Come nel 1970 per Fabrizio De Andrè – poeta della realtà e dei vizi umani -, oggi la buona novella è ancora un’allegoria «fra le istanze migliori e più sensate della rivolta» e le gesta «che un Signore aveva fatto contro gli abusi del potere, contro i soprusi dell’autorità, in nome di un egalitarismo e di una fratellanza universali».

E’ questa l’utile rivoluzione. Quella dei Papa Francesco e dei sacerdoti delle periferie del mondo, quella delle Suore Vincenziane e dei volontari, quella del silenzio e dei diritti. Un’attenzione agli ultimi e la distanza dai centri del potere che vien fuori dai primi – e timidi – gesti di Monsignor Renna. «Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo» diceva il “Che”. Lo stesso pensiero è parte del nuovo percorso della Chiesa di Bergoglio. In quel percorso, da qualche giorno, c’è anche Cerignola.