Tutto muove da un’inchiesta, condotta dal collega de La Stampa, Andrea Malaguti, nella quale il Questore di Foggia Piernicola Silvis delinea in modo minuzioso tutte le aree criminali della provincia, illustrando le particolarità e differenze ma confermando che in Puglia c’è la mafia più cattiva.

«Quello che succede qui è inimmaginabile, eppure nessuno ne parla, come se nei duecento chilometri di strade tra Foggia e il Gargano esistessero solo Padre Pio, gli ulivi, la mozzarella buona e il mare azzurro», dice il questore. Effettivamente, a ben guardare, nella società foggiana perdurano modalità mafiose con veri e proprie affiliazioni di tipo familiare, dedite principalmente allo spaccio di droga, al racket e alle rapine. «Lo spaccio della droga e il racket sono le principali fonti di guadagno. Soprattutto il racket. Secondo i nostri calcoli l’80% dei commercianti foggiani paga il pizzo. Ma praticamente nessuno lo denuncia – precisa Silvis -. Omertà, paura, disabitudine alla legalità. Tanto che con la procura stiamo cercando di trovare un modo per accusare di concorso esterno i commercianti che non denunciano il racket. Loro e gli imprenditori edili. Perché qui ogni volta che si apre un cantiere la richiesta di pizzo è automatica. Io sono foggiano e i miei concittadini li conosco bene. Sono testardi. E l’unico modo per convincerli a collaborare è essere decisi».

Nella lunga analisi il Questore illustra, inoltre, la mappa criminale della provincia. Schematicamente, infatti, il crimine organizzato nel foggiano si può riassumere così: da un lato la mafia del Gargano, dall’altro quella di Foggia, San Severo e CerignolaAntonio Basilicata, comandante provinciale dei carabinieri, spiega le differenze ai microfoni dell’inviato della testata torinese: «La criminalità garganica è a struttura familiare e fa riferimento alla ’ndrangheta. La mafia foggiana, che si estende anche a San Severo, è costituita da batterie che fanno capo a un vertice, poi c’è un consorzio di capi stile camorra napoletana. La criminalità cerignolana si occupa prevalentemente di rapine e traffico di droga».

Cerignola, 55 mila abitanti, è una sorta di capitale europea della rapina in grande stile, con una predilezione per gli assalti ai caveau e ai furgoni blindati. Una specialità della casa esportata in tutta Italia, da Milano ad Ancona, ma anche fuori dai confini. Professionisti senza scrupoli, aggressivi e violenti. Il loro colpo più noto è quello del 25 giugno 2014. Un’azione militare non andata a buon fine. Arrivarono a Foggia e bloccarono diciannove strade che circondavano il caveau dell’istituto di vigilanza N. P. Service. Diedero alle fiamme diciannove camion creando un gigantesco cerchio di fuoco attorno all’obiettivo e paralizzando la città. Poi, con una ruspa, cercarono di abbattere l’edificio. Sbagliarono mira e non trovarono il caveau. Era mezzanotte, arrivò la polizia. Ci furono una sparatoria e una fuga, che si è conclusa solo due giorni fa, quando gli uomini della polizia hanno messo in galera i 12 componenti della banda. «Cerignola è come Corleone o Casal di Principe. Ma c’è qualcuno che lo sa?», si chiede Piernicola Silvis. «Ogni giorno sul nostro mattinale finisce almeno una rapina compiuta da loro».

L’allarme lanciato dal Questore vuol essere principalmente un monito ai centri maggiormente interessati ma, certamente, anche un momento di riflessione e sensibilizzazione del mondo della politica locale che troppo spesso, negli ultimi tempi, ha guardato alla criminalità valutandola non più come frutto di organizzazioni in clan e famiglie, come negli anni ottanta e novanta, ma piuttosto a piccoli focolai, isolati e non ben organizzati; diversamente, Silvis accende un faro importante sul territorio cerignolano, spendendo paragoni pesanti. Cosa può fare la politica locale? Sicuramente non può agire in prima persona, ma può creare i presupposti utili affinché le forze dell’ordine possano operare meglio. Da tempo a Cerignola si invoca, ad esempio, il passaggio a Commissariato di Primo Livello, manovra che consentirebbe un aumento importante in termini di risorse umane; troppo spesso, infatti, Cerignola ha dovuto fronteggiare le carenze di mezzi e personale ma, nonostante tutto, tante ed importanti sono state le operazioni condotte dagli uomini del centro ofantino. E’ indispensabile, alla luce di quanto dichiarato da Silvis, un impegno fattivo della politica a sostegno delle forze dell’ordine per stabilire un clima di serenità e legalità a Cerignola.