Il caso balzato alle cronache, che ha interessato un ragazzino di 14 anni il quale ieri, presso la Scuola Secondaria di I grado Padre Pio, è stato protagonista di un tentativo di fuga saltando sulla grata sottostante una finestra, oggi viene ridimensionato in modo preciso e importante dalla Dirigente dell’Istituto Comprensivo cerignolano, Lucia Lenoci, la quale in qualità di massima istituzione rappresentante, raggiunta in esclusiva da lanotiziaweb.it, racconta con dovizia di particolari quanto accaduto.

«Colgo l’occasione per raccontarvi come si è svolta la giornata del ragazzo qui a scuola e, quindi cosa è accaduto realmente. Alla prima ora c’era la professoressa Gemma, di musica, che ha svolto la lezione in piena tranquillità e regolarità; poi successivamente la docente Tufariello di arte, che ha rimproverato molto pacatamente il ragazzo perché non aveva portato il libro, e questo ha fatto scoppiare il ragazzo in lacrime forse perché covava già qualche malessere – racconta la Dirigente -. Ancora dopo, arriva la Paolicelli, professoressa di italiano che trascorre più tempo con gli studenti: questa ha provato a dialogare con il ragazzo che era visibilmente agitato e provato per quanto accaduto; ha cercato di comprendere il perché, spiegandogli che i libri a scuola si portano, perché è come se quello fosse l’attrezzo del mestiere, come la penna per lo scrittore. Evidentemente il ragazzo si è sentito attaccato anche dalla docente di italiano – forse perché non era mentalmente tranquillo – e ha cominciato a dimenarsi e agitarsi fino a quando ha dato un calcio a un banco ed è scappato fuori dall’aula. La docente, spaventata, ha provato a seguirlo allertando anche il bidello alla porta d’ingresso ma proprio in quel momento si è sentita poco bene ed è svenuta. Il professor Daniello, intanto, riesce ad acchiappare il ragazzo e lo riporta su in classe. Il giovane, vedendo la professoressa stesa per terra, forse si sarà spaventato, si sarà sentito responsabile dell’accaduto, e ha tentato la fuga dalla finestra, non si è lanciato. Considerate che è un ragazzo dal carattere complicato – spiega Lenoci -, non nuovo a certi comportamenti  – anche se, come racconta il parroco del quartiere, si è ormai inserito da più di 5 anni nella parrocchia ed è partecipe, attivo e riflessivo e non è avvezzo più a certe bravate seppur vivace come lo sono i ragazzi della sua età; un ragazzo che in un ambiente che gli trasmette fiducia e serenità riesce a dare il suo contributo al gruppo dei suoi coetanei nel rispetto delle figure educative -. Si è messo prima a cavalcioni sul davanzale della finestra, mentre tre suoi amici di classe tentavano di riportarlo dentro; si è divincolato ed è saltato sulla grata sottostante. Dopo questo, si è lasciato scivolare giù dalla griglia parasole a terra, pochi metri. Ha fatto il giro del giardino ed è rientrato a scuola tranquillamente, senza alcuna ferita, tornando in classe ed è stato poi prelevato all’ora d’uscita dai genitori. Ovviamente è stata avvisata la famiglia che lo ha redarguito e poi sono tornati a casa senza alcun problema. Questi sono i fatti». 

La risonanza mediatica dell’accaduto, che ha fatto agire frettolosamente qualche sedicente rappresentante, con rettifiche poco calzanti con la realtà dei fatti e con la funzione svolta, richiede necessariamente anche alcune precisazioni sui modi che, secondo le prime ricostruzioni, le docenti avevano mostrato verso il ragazzo. «La questione degli aggettivi poco carini indirizzati al ragazzo va rivista anche alla luce delle testimonianze di tutti gli alunni presenti e dei cocenti stessi: infatti – precisa la Dirigente -, tutti hanno confermato che gli insulti non ci sono stati anzi, la professoressa stava cercando di calmare e coccolare il giovane che era stato rimproverato nell’ora precedente per non aver portato il libro, ma sempre nei canoni dell’educazione e del rispetto». 

Da un lato vi è stato, quindi, un eccessivo clamore da parte della stampa, mentre, dall’altro, la superficialità di taluni figuri che ha reso indispensabili ulteriori specifiche circa la funzione della scuola in situazioni come queste. «Io credo che il tema importante ora sia la salute fisica ma soprattutto mentale del ragazzo che evidentemente sta esternando un malessere che può essere di natura scolastica ma anche nell’ambiente familiare – afferma Lenoci -. A me, e a tutti i docenti della scuola, preme la tranquillità del ragazzo. La cosa ovviamente è molto grave, perché non è normale che un bambino nelle ore di lezione salti dalla finestra per andare fuori dalla classe, ci mancherebbe altro. E’ anche difficile però punire un ragazzo che compie simili gesti e si comporta in modi particolari come accaduto in passato, perché evidentemente sta esternando un malessere e noi siamo qui obbligati, per quanto possibile, ad aiutarlo e a supportare la famiglia. Noi più che contattare quotidianamente i genitori, per confrontarci e capire come poter agire, non possiamo fare molto altro. E’ un ragazzo ripetente, e suo fratello gemello frequenta quest’anno il primo anno di scuola superiore; questa condizione comporta in lui un forte malessere perché lui è ancora in terza media. E’ vero, poteva farsi male calandosi dalla finestra, ma io starei attenta a creare allarmismi e a dare un’immagine sbagliata di questo istituto».

La Dirigente conclude aprendo un focus di discussione  sulla condizione dei giovani adolescenti e sul lavoro che quotidianamente il proprio istituto svolge. «L’età adolescenziale, quella che caratterizza i tre anni della nostra scuola, è un periodo assai difficile nello sviluppo psicofisico dei ragazzi, non devo spiegarlo io il perché, lo sappiamo bene. I docenti che lavorano in questa scuola fanno tanto e a volte anche più di quello che è nei propri doveri per permettere la formazione e l’educazione delle giovani generazioni – dichiara Lenoci -. Travisare l’accaduto, come proposto da alcuni giornalisti baresi, fa male a Cerignola e a questo istituto in un periodo delicato come quello delle iscrizioni al nuovo anno. E’ doveroso ridimensionare il caso senza trascurare, ovviamente, il perché e tutto quello che noi possiamo e dobbiamo fare per aiutare questo ragazzo e tutti gli altri ragazzi che, per qualsiasi ragione, dovessero manifestare un malessere. A me interessa che questo ragazzo, con i suoi disagi, non faccia altre cavolate, e il boom mediatico, in questo senso, non ci aiuta per niente». 

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  • Zio Vito

    Si é fatto d’un pelo una trave!!!!! Al ragazzo vanno imparate molte cose, tra l’altro, a sapersi comportare e a prendere sul serio la scuola!!!!! I genitori facciano il loro dovere anche, é il proprio figlio!!!!!

  • Antonella

    Vorrei tanto sapere chi sono i giornalisti di Bari a cui la Lenoci
    si riferisce! Esistono i ragazzi scapestrati e i docenti scarsi. Ricordiamoci che se i bambini o i ragazzi sono maleducati il fallimento è degli adulti.

    • iosonogiornalistaahahaahah

      il clamore della stampa? Ma quale stampa una tipa che dice io sono giornalista ? ma lasciatela nel suo brodo di pomodoro.

  • M

    Lei, sig.a Lucia Lenoci, potrebbe anche aver interpretato bene l’accaduto, ma come si permette di giudicare ed allontanarsi in maniera così spudorata dale sue responsabilità? Come si permette di parlare pubblicamente dei problemi di un suo bambino? Cosa ha fatto per prevenire il presunto disagio di quest’alunno? Quando ha chiesto aiuto ai servizi sanitari e sociali competenti?

    • lupo nero

      bene. Ripeto come la signora M. cosa ha fatto lei per evitare ciò, il ragazzo non è pazzo, penso che ha avuto dei precedenti con quella professoressa, poi noi conosciamo l’ autorità di certe prof., chi mi dice che la prof. non ha messo alla prova il ragazzo?