“Libertà di coscienza!”. Con queste parole Grillo spiazza militanti, elettori e parlamentari del suo Movimento 5 Stelle, sbarrando la strada all’approvazione del Dl Cirinnà sulle Unioni civili.

#dietrofront è l’hastag che gli attivisti 5stelle stanno facendo circolare per dire no all’ultima uscita solitaria del comico genovese.

Mentre dall’Europa sul tema arriva un nuovo monito al nostro Paese: “La norma sulle unioni civili e le adozioni l’Italia non sta creando nuovi diritti, ma semplicemente sta eliminando la discriminazione basata sull’orientamento sessuale” e un giorno dopo la minaccia, neanche tanto velata, di abbandono della maggioranza da parte dell’UDC per voce del suo segretario nazionale Cera, Grillo smentisce se stesso e tutti i suoi parlamentari che sul tema si erano espressi a favore da tempo. Non solo. Così facendo il comico genovese, unico “padrone” del Movimento, mette a serio rischio l’approvazione del DL Cirinnà.

La cosa che desta scalpore, soprattutto tra i “grillini” convinti, e come abbia potuto il comico smentire se stesso mettendo in difficoltà tutto il movimento, rispetto a quanto già dichiarato sul tema in tweet: “L’Italia non ha una legislazione sulle unioni di fatto. È una vergogna che va attribuita al pdmenoelle, al pdl e alla chiesa. #nozzegay.”

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Nonostante questo, il #dietrofront arriva nonostante gli attivisti del movimento sul tema si fossero già espressi positivamente in una consultazione online.

Nell’ottobre del 2014, infatti, era stata posta loro una domanda specifica: “Sei favorevole all’introduzione nel nostro ordinamento giuridico delle unioni civili fra persone dello stesso sesso (diritti e doveri della coppia equiparati al matrimonio ma con esclusione della possibilità di adottare figli estranei alla coppia)?

La risposta degli iscritti fu netta: l’84,5% degli iscritti favorevole al quesito.

Per molti iscritti al Movimento che si sono sfogati su internet, la polemica di oggi pone un problema alla base del funzionamento del Movimento stesso: dopo il caso Quarto, il M5S ancora una volta si mostra molto simile a quanto apparentemente criticato e combattuto da tempo, piegando i diritti a logiche politicistiche, verticistiche e strettamente legate a logiche elettorali.