Rino Pezzano, in una nota stampa, illustra la propria soddisfazione per l’apertura del cantiere civico augurandosi che questo sia luogo di pluralità e costruito a più mani. «Abbiamo criticato – a ragione – i partiti, soggetti ormai da tempo in crisi di identità e di rappresentatività, scollati dalla realtà ed arroccati sulle ambizioni di pochi. Li abbiamo collocati sul banco degli imputati per l’incapacità di intercettare le istanze di una comunità, per la distanza sempre più siderale dalla mission che la storia ha loro conferito; ne abbiamo anche preso le distanze. Personalmente l’ho fatto oltre due anni fa. Lasciai un progetto che avevo contributo a fondare, qui sul territorio, realizzandone subito la direzione, errata, che aveva imboccato – dichiara il Consigliere di Capitanata Democratica -. Non si tratta mai di processi indolori. Al contrario, ci vuole una profonda passione per la Politica ed uno spirito di abnegazione tale da compensare e superare le delusioni per ripartire. Per mettere un punto, tracciare una linea ed andare a capo. Ma ripartire da dove? In un momento storico di profondi e repentini cambiamenti, in cui nulla è come era e gli steccati ideologici sembrano aver lasciato spazio all’opportunismo del “meglio per me”, l’unica possibilità resta il civismo ossia l’abbandono di simboli e legacci e la costruzione di progetti senza “padroni”, senza gerarchie, orizzontali ed aperti a tutti coloro che intendono mettersi al servizio di una comunità. Sono movimenti di rottura? Certo. Di protesta? Sicuro. Ma sono soprattutto uno sprone, devono esserlo. Uno sprone per la politica dei partiti a rivedere il suo ruolo, a restituire senso a quella mission che oggi anche un bambino delle elementari potrebbe leggere e comprendere su un comune dizionario – precisa Pezzano -. In un’epoca di corpi intermedi sempre più fragili e destrutturati, i movimenti civici, i progetti civici tentano di colmare quel vuoto che il gap partiti-comunità ha lasciato. Soprattutto sui territori, nelle periferie».

«Chi si rifiuta ancora di ammettere che in Capitanata è avvenuta una grande rivoluzione con le vittorie di Lucera prima, San Severo poi e Cerignola qualche mese fa, relegandole a mere casualità, non compie un processo intellettualmente onesto – evidenzia l’ex piddino -. E soprattutto non contribuisce alla ri-costruzione di quella politica partitica della cui utilità resto fermamente convinto. Nelle more di una lettura post dei cambiamenti in corso, queste elezioni raccontano l’esistenza di una classe dirigente che vuole scrivere una nuova pagina politica, in Capitanata come nel resto della Puglia. E dell’Italia. Sono sempre più numerosi, infatti, gli amministratori che hanno scelto di sposare un progetto civico, vincendo la scommessa. E sarebbe un madornale errore non capitalizzare queste energie, convogliandole verso una unitarietà di intenti in grado di fare massa critica e di lavorare in sinergia intorno ai temi cruciali che interessano il territorio. Sanità, ambiente, infrastrutture sono solo alcuni degli argomenti sui quali provare a tessere un discorso a più voci, partendo da Cerignola, San Severo e Lucera e coinvolgendo anche le realtà più piccole dove il civismo è ormai radicato, senza dimenticare i comuni interessati alle imminenti elezioni amministrative. La filiera istituzionale che un partito garantiva è ormai saltata. Non è più un valore aggiunto. Al contrario, sovente pone i suoi amministratori in stato di difficoltà ed imbarazzo, con i sindaci costretti ad allinearsi a scelte calate dall’alto, lontane dai territori, difficili da spiegare ad una comunità. E’ per questo che ritengo sia giunto il momento di organizzarsi, partendo proprio dalla provincia, che ha anticipato i tempi, facendo del civismo un suo punto di forza. Ben venga, dunque, l’inizio di una discussione su quello che potrà essere il ruolo dei movimenti civici e su una loro maggiore strutturazione territoriale – chiosa Pezzano -. Cerchiamo solo di non farli diventare un contenitore a disposizione delle ambizioni del singolo, perdendo di vista la vera mission che un’organizzazione delle varie esperienze potrebbe rappresentare».

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