Non è solo sogno e non è poi tanto lontano.
Quello di Emiliano è un progetto strategico che ha radici lunghe e ramificate. Una rete costruita meticolosamente e ad arte, pezzo dopo pezzo, sino a creare una ragnatela che tiene in trappola chiunque decida di non farne parte.

Di questa strategia non ha sbagliato quasi nulla, anche se alcuni accadimenti hanno impedito la sua immediata realizzazione, tra tutte il mancato boom delle sue “liste civiche” alle scorse elezioni regionali che l’hanno visto comunque vincente.

Ma proprio l’idea di queste liste civiche è stato un importante tassello nella costruzione del suo mosaico: ha girato la Puglia in tempi non sospetti arruolando “vassalli” con l’obiettivo di provare a mettere insieme personalità e personaggi, che aldilà della loro storia politica, avessero come comune denominatore la capacità di drenare voti e di coagulare consenso intorno alla sua figura.

Ha attinto a piene mani tra le fila e nei serbatoi della controparte (sia da destra che da sinistra) e ha accolto nelle sue liste, riabilitandoli, alcuni transfughi che per varie ragioni avevano lasciato il pd per dissensi interni sui territori.

E così, è notizia di questi giorni che il 18 marzo a Cerignola, l’Assessore regionale Leo Di Gioia (consigliere comunale di AN a Foggia, in regione col PDL, poi un passaggio a Scelta Civica, ed infine con Emiliano) chiamerà a raccolta le esperienze “civiche” che amministrano in Capitanata: Tutolo, sindaco di Lucera e leader del Partito della Pagnotta, Miglio sindaco di Sansevero e Franco Metta sindaco di Cerignola, leader della Coalizione del Cambiamento, per mettere su una cordata dal nome “Cantiere Civico” che avrebbe eventualmente la possibilità di condizionare gli equilibri politici in Capitanata.
E così quello per cui Matteo Renzi è accusato da tempo, cioè voler creare il “Partito della Nazione”, in Puglia è quasi realtà: siamo prossimi ormai alla nascita del “Partito della Regione” come frutto di quel sogno di Michele Emiliano venuto da lontano e costruito sulle spalle e sulla pelle del Partito Democratico di cui è espressione e di cui è segretario. Quel Partito Democratico che ha retto alla competizione elettorale dello scorso anno rispetto alle incursioni delle “civiche emiliane”, ma che farà fatica a mantenere la su integrità e il rischio di una mutazione genetica in vista della competizione congressuale, aperta a tutti, ma proprio a tutti.