«8 Marzo  Giornata internazionale della donna e non semplicemente festa della donna. Nello specifico, l’8 marzo è dedicato al riconoscimento delle lotte che sono state portate avanti dalle donne e alle loro conquiste sul piano dei diritti, dell’economia e della politica contro le discriminazioni e le violenze di cui, ancora oggi, sono vittime in molte parti del mondo. La storia di questa festa affonda le sue radici nella manifestazione che il Partito Socialista americano organizzò il 28 febbraio 1909 a sostegno del diritto delle donne al voto». Così le Donne PD scrivono in una odierna nota stampa per ricordare l’8 marzo partendo dai significati più profondi.

«L’8 marzo 2016 coincide con i 70 anni del voto alle donne in Italia – continuano le democrats -. I visi gioiosi delle donne iraniane ai seggi di qualche settimana fa ci hanno ricordato che diritti universali e per noi scontati, tali non sono in gran parte del mondo. Oggi più che mai è necessario ed urgente avviare un processo culturale profondo ed attento, a partire dall’infanzia, affinché venga abbattuto quel muro impregnato, ormai da fin troppo tempo, di stereotipi, luoghi comuni e di antichi retaggi culturali.

Inserita in una cultura troppo sessista e anacronistica, la storia delle donna nella sua evoluzione politico-culturale è stata segnata da insulti beceri e citazioni sofisticate, sfuriate emotive e ricorsi alla “scienza” sull’inferiorità sessuale e fisica, concessioni benevolmente paternalistiche e appelli ideologici e religiosi…<<La moglie fa la moglie e basta>>, deve essere <<remissiva>>, ha molti doveri, pochi diritti e <<specifiche attitudini>>. Se emancipata è di facili costumi, se bella è per questo che fa carriera, se brillante è perché abilmente manovrata ecc…Tutti insulti ed offese che sono andati ad accrescere un registro triviale nei differenti contesti che afferiscono al mondo femminile.

Così come tutte le battaglie vinte dalle donne, dai referendum su divorzio e aborto, al dibattito sulle quote rosa, dalle norme di accesso alla magistratura a quelle contro la violenza sessuale, dalle elezioni al Quirinale alle nomine di ministri e sottosegretari, in settant’anni le frasi hanno cambiato tenore, ma nella sostanza il messaggio resta pressoché immutato, il gap di genere è ancora molto elevato, in particolare per quanto riguarda la disparità salariale.

Il divario salariale tra donne e uomini, riflette le discriminazioni e le disuguaglianze sul mercato del lavoro che, nella pratica, colpiscono ancora e soprattutto le donne, come dimostrano recenti ricerche europee sull’argomento. Le donne guadagnano troppo poco: rispetto a un uomo lavorano 59 giorni gratis. I dati della Commissione Europea parlano chiaro: “Il differenziale retributivo di genere, cioè la differenza media tra la retribuzione oraria di uomini e donne nell’intera economia, è rimasto quasi immutato negli ultimi anni ed è ancora del 16% circa (attestandosi al 16,4%, come l’anno precedente)”. Secondo lo studio Gender gap report 2015, realizzato dall’osservatorio di JobPricing, la forbice si allarga soprattutto nei comparti dei servizi finanziari (+27,5 % in favore degli uomini) e servizi, nei ruoli di vertice, la prevalenza maschile è netta. Le donne rappresentano il 58% dei laureati, le ricercatrici italiane sono 10 mila su 24 mila, le professoresse associate 5600 su 16 mila, le ordinarie 3 mila su 14 mila e sono solo 5 le donne su 78 rettori in tutta Italia. Questa la fotografia del nostro Paese, con un divario occupazionale drammatico, siamo un Paese che non investe sul lavoro femminile e che quindi non investe nella crescita.

Le cause di questo fenomeno sono complesse e correlate e relegano ancora oggi l’Italia agli ultimi posti della classifica europea della rappresentanza di genere, confinandola, tra i Paesi più maschilisti del nostro continente, nonostante qualche timido e recente segnale di ottimismo, infatti, rimane un gap notevole tra uomo e donna, come evidenziato dall’ultimo rapporto Istat sul benessere economico nel nostro Paese ed il divario di genere resta molto elevato. Il nostro compito – concludono le Donne del Partito Democratico – è sostenere invece uno sviluppo ed un rinnovamento della società fondata sul rispetto e sulla piena “Parità”. Noi donne del Partito Democratico cercheremo di fare la nostra parte, sempre!».

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  • Federico M.

    ……………pian piano, tutto si aggiusta!!!!!! Non dimentichiamo che una parte, solo una parte, delle donne ha un cervello di gallina!!!!! Dunque………..!!!!!!