La storia del movimento bracciantile e operaio in Puglia è il tema dell’attività culturale che l’associazione Casa Di Vittorio svolgerà quest’anno a Cerignola. A partire da domani, giovedì 10 marzo, con la presentazione del volume ‘Guardati dalla mia fame’ scritto da Luciana Castellina e Milena Angus (ed. Nottetempo) sui tragici fatti del ‘46 ad Andria, culminati nell’uccisione delle sorelle Porro ad opera di un’inferocita folla di lavoratori dei campi. L’iniziativa promossa con il Comune di Cerignola e la CGIL Foggia, svolta in collaborazione con Regione Puglia, Centro Sociale Evangelico, IPSAIC Bari e Fondazione Di Vittorio, prevede due appuntamenti:

  • ore 10.00 / ‘Incontro con le scuole della città’ – interverranno: Giuliana Colucci, assessore comunale alla Cultura; Luciana Castellina, autrice del volume; Aldo Muciaccia, IPSAIC Bari; Edmondo Montali, Fondazione Di Vittorio; Luca Anziani, associazione Casa Di Vittorio.
  • ore 18.30 / ‘Presentazione del libro Guardati dalla mia fame– interverranno: Giuliana Colucci, assessore comunale alla Cultura; Luca Anziani, associazione Casa Di Vittorio; Luciana Castellina, autrice del volume; Luigi Antonucci, segretario generale CGIL BAT; Maurizio Carmeno, segretario generale CGIL Foggia; Aldo Muciaccia, IPSAIC Bari; Edmondo Montali, Fondazione Di Vittorio; Rita Pia Oratore, associazione OltreBabele.

Entrambi gli eventi si svolgeranno nella sala convegni del polo museale Ex-Opera (Piano delle Fosse).

Presentazione del volume

È forse la prima volta che un avvenimento, in questo caso un efferato delitto, viene raccontato in uno stesso libro da due voci contrapposte che entrano nella pelle della vittima o dell’aggressore. Nella Puglia del dopoguerra, terra di passaggio dove si incontrano reduci, transfughi, tedeschi e alleati, in occasione di un comizio di Giuseppe Di Vittorio, politico e sindacalista, avviene un linciaggio. Milena Agus e Luciana Castellina entrano nei fatti, ciascuna con la propria passione e la propria ragione, minuziosamente documentate. Milena Agus penetra nel palazzo delle vittime, e le ricrea con la sua smagliante e amorosa immaginazione, mentre Luciana Castellina ricostruisce la storia di quegli anni, assai poco nota, e le circostanze che fecero di una folla di poveri braccianti e delle loro donne dei feroci assassini: una all’interno, l’altra all’esterno, in due superfici che si toccano senza conoscersi, il palazzo e la piazza, e che quando vengono a contatto, esplodono. (http://www.edizioninottetempo.it/it/prodotto/guardati-dalla-mia-fame)

“La tragica vicenda di Andria è uno degli snodi più importanti della lotta sociale ingaggiata dai braccianti nell’immediato secondo dopoguerra – commenta Giovanna Zunino, direttrice dell’associazione Casa Di Vittorio – perché esprime compiutamente il radicamento e la radicalizzazione dello scontro di classe, l’uno e l’altra solo apparentemente risolti dall’oppressione fascista. Altrettanto esemplare fu la negazione della fattispecie penale del ‘delitto di folla’, da parte di un Tribunale evidentemente influenzato dal ceto dominante, che comportò sanzioni penali pesantissime e genericamente inflitte a chi partecipò all’omicidio e anche a chi solidarizzò con i braccianti. A promuovere la mediazione sociale tra le due parti fu il movimento sindacale, guidato in Puglia da Giuseppe Di Vittorio, sempre più consapevolmente impegnato nella lotta alle ragioni della miseria e dell’arretratezza che connotavano le campagne pugliesi e meridionali. Come sempre accade nella nostra attività, fare i conti con il passato significa riflettere sul presente, sulle condizioni sociali ed economiche dei ‘nuovi’ braccianti, gli immigrati o gli italiani colpiti dalla crisi – conclude Giovanna Zunino – per cercare di offrire ai ragazzi, soprattutto a loro, una chiave di lettura del tempo che vivono attraverso l’analisi dei tempi che vissero i loro nonni”.