Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri di Venezia, in relazione ad una specifica attività investigativa coordinata dalla Procura di Venezia, con il supporto delle articolazioni locali dell’Arma nonché della DIA, sono impegnati in varie Province d’Italia in una massiccia operazione – che vede l’impiego di unità cinofile e di elicotteri – per l’esecuzione di una ventina di provvedimenti cautelari in carcere e per la perquisizione di circa 40 obiettivi.

In particolare, l’operazione odierna sviluppatasi principalmente a cavallo delle Province di Foggia, Bologna, Lodi, Bergamo, Napoli e Bari, ha scardinato un’associazione per delinquere dedita alla commissione di ingenti furti presso magazzini di aziende del Centro Nord, per danni stimati sull’ordine dei 5 milioni di euro, composta da diversi pregiudicati, tutti originari di Cerignola (FG), molti dei quali legati da vincolo di parentela.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia e condotta nella sua globalità dai Carabinieri di Chioggia (VE), veniva avviata a seguito di un ingente furto avvenuto nel luglio del 2014, ai danni di una ditta di stoccaggio di capi di abbigliamento di pregio in Pianiga (VE), per un valore di circa 200.000 euro.

L’attività di P.G. nel suo complesso, che nelle fasi iniziali vedeva il raccordo informativo con la DIA che forniva – in relazione a precedenti acquisizioni informative in Puglia – elementi a suffragio della certezza dell’identità degli indagati, consentiva l’acquisizione di inequivocabili elementi di responsabilità a carico degli associati per 33 furti ai danni di magazzini di ditte di diversa tipologia imprenditoriale (abbigliamento, scarpe, rubinetteria, fitofarmaci, ecc.), tutti verificatisi nel periodo luglio 2014/ febbraio 2016 nel centro nord Italia, per un importo totale di merce sottratta di circa 5 milioni di euro.

Dalle attività espletate risultava chiaro il modus operandi dei componenti l’associazione criminale che sotto l’apparente schermo di un’attività lecita di rivendita di legna ubicata in un capannone in provincia di Bologna, agivano in maniera strutturata con una suddivisione dei compiti tra gli associati in relazione agli obiettivi da colpire.

Infatti, i sodali eseguivano preventivamente dei sopralluoghi nelle aziende da depredare, analizzando i sistemi di allarme, effettuavano preliminarmente dei furti di modestissima entità con l’attivazione ripetuta degli allarmi al fine di disorientare il personale addetto alla vigilanza, per poi, successivamente, razziare completamente i depositi di stoccaggio utilizzando degli autocarri in loro uso che introducevano nell’azienda caricandoli della merce da asportare.

La banda allo scopo di depredare gli obiettivi, si era dotata di un autonomo sistema logistico di trasporti che vedeva l’utilizzo di cinque autocarri (alcuni oggetto di furto) ai quali venivano sostituite le targhe, di un rimorchio isotermico per la merce deperibile e di una decina di auto utilizzate anche come “staffetta” dopo la perpetrazione dei furti, tutti mezzi sequestrati dai militari operanti per un valore di oltre 500.000 euro.

La merce sottratta veniva ricomposta in nuovi imballaggi, munita di false bolle di accompagnamento al fine di farne perdere le tracce dell’illecita provenienza e trasportata in vari magazzini del sud d’Italia ove sono in corso perquisizioni. Al momento sono state recuperate quasi 3500 batterie per auto asportate in una ditta in provincia di Verona per un valore di euro 300.000 circa.

Il G.I.P. di Venezia, sulla base delle richieste del P.M. procedente, nel ritenere sussistenti i gravi indizi di colpevolezza in ordine alle ipotesi di reato, ex artt. 416, 624, 625, 648 bis c.p. (associazione per delinquere finalizzata al furto e al riciclaggio) emetteva il succitato provvedimento di custodia cautelare in carcere.

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  • momo

    Iscrivetevi al PD e rubate di più e senza mai andare in prigione!!!!!