Per la rubrica “Storie”, nella settimana di Pasqua proponiamo un breve racconto dal titolo “Diana & Gamin”, scritto da Nunzio Di Giulio, Ispettore Capo della Polizia di Stato Responsabile della Digos del Commissariato di P.S. di Cerignola in pensione. Di seguito il testo integrale.

Prefazione

Nunzio Di Giulio racconta una storia del cuore. Un cammino lungo quasi tremila chilometri per rendere omaggio a un grande italiano. Ma il cammino è solo la scusa, attraverso la quale la penna di Di Giulio descrive la storia millenaria della terra e della gente che la abita. Le parole sono pennellate sulla tela che l’Italia e la Puglia hanno messo a disposizione di chiunque abbia voglia di descriverle.

Mattia Giuramento e Emiliano Scalia, Scrittori -Giornalisti Sky

Diana & Gamin

In un pomeriggio avanzato, nella terza settimana di ottobre 2015, come da tradizione ci trattenevamo sotto le arcate della storica Masseria “Le Torri 1758”, posta sull’antica strada Francigena, sponda nord del fiume Ofanto, tra Cerignola e Canosa di Puglia, accanto alla chiesa di San Casimiro. L’autunno regalava raffinate tonalità rosee e all’orizzonte si vedevano improvvisi cambiamenti di tinte. Le nubi bianche lestamente si apprestavano a trasmigrare, assumendo le forme più varie. I piccioni ritornavano nella loro piccionaia sicura, il falco svolazzava a caccia della preda da divorare.

Donato era intento a lavorare il mosto profumato, Sabino S. girava lentamente il mestolo nel pentolone sul fuoco. Lavorava pazientemente il vino cotto, come da nostra tradizione. Peppino e Tonino, come al solito, osservavano intensamente delle ragazze dell’est che di fronte alla masseria si apprestavano a indossare i loro scialli colorati per far rientro in città dopo una laboriosa giornata nei campi.

Inaspettatamente Michele, sicuro di un miraggio dovuto all’effetto della grappa da lui fabbricata e da tutti noi bevuta, sobbalzò dalla sedia: una minuta figura di donna brandiva le redini di un asinello carico di bisacce varie e delicatamente lo trascinava dirigendosi verso di noi. La donna era piccola. I capelli biondi le sfioravano le spalle e le coprivano parte del viso dai tratti eleganti, raffinati, sul quale spiccavano due vivaci occhi azzurri.

Con accento francese e con fare disarmante, disse: ”Mi chiamo Diana Kennedy e lui è Gamin”, indicando l’asinello. “Vengo a piedi dalla Francia, sono in pellegrinaggio, devo raggiungere Maglie, Città dell’On. Aldo Moro”. Gamin scuoteva la testa come per presentarsi. Diana continuò: “Mi fate dormire qui nell’aia? Ho una tenda, io e Gamin non daremo fastidio”.

Donato, il gigante buono del gruppo, si alzò e accarezzò Gamin. Frettolosamente lo portò sotto l’androne liberandolo di ogni bisaccia. Invitammo subito Diana a entrare nei locali della masseria, assicurandole che le sarebbe stata offerta ogni ospitalità. La ragazza quasi religiosamente ringraziò. Gamin scuoteva la testa ragliando, a suo modo ringraziando anche lui. Accanto al camino acceso e con un bicchiere di grappa in mano Diana raccontò la sua  storia.

Disegnatrice e fumettista tedesca, Diana viveva in Francia, da dove era partita in compagnia del suo fedele asinello Gamin, per far visita alla tomba e al paese natio del nostro eroe ucciso dalle Brigate Rosse. Ci raccontò il perché del viaggio: “Aldo Moro ha fatto parte della mia infanzia”, disse, “erano gli anni del terrorismo, anche in Germania. Avevo 12 anni, un’età in cui gli occhi si aprono al mondo e certe cose mi facevano paura. Il suo rapimento fu un colpo anche per me: dappertutto c’erano le foto del suo sequestro. Quando fu trovato morto rimasi senza parole davanti alle pagine dei giornali. Un ricordo che è tornato ad affiorare un paio di anni fa, quando il suo sguardo e il suo essere mite ma insieme forte mi ha fatto sentire il bisogno di visitare la sua tomba, conoscere il suo paese e la sua gente. Ma per farlo non potevo venire in macchina, volevo una totale immersione. Così ho iniziato a studiare l’italiano e ho comprato Gamin”.

Noi, abituati ad ospitare e rifocillare tanti pellegrini che transitano nei pressi della masseria provenienti da paesi nordici, soprattutto dalla Russia, diretti in Terra Santa, mai avremmo potuto immaginare di incontrare un donna che con la sola compagnia di un asinello stava percorrendo l’Italia da circa sei mesi per raggiungere Maglie.

Diana iniziò a coltivare la passione per l’uomo politico ucciso dalle Brigate Rosse quando aveva undici anni. L’artista tedesca ha pubblicato diversi volumi di fumetti di successo e in nessuno di questi mancano riferimenti ad Aldo Moro. Nonostante sia piuttosto conosciuta in Germania, Francia e Inghilterra, in Italia praticamente nessuno l’ha mai sentita nominare. ”Questo leader politico italiano, rapito e assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978, ha segnato la mia infanzia e gioca un ruolo importante nel mio lavoro artistico e nella mia vita spirituale. Un pellegrinaggio in suo onore era una vocazione del cuore”, ci dice Diana.

“Sono partita da Harsaut, piccolo paese francese della Lorena, dove ho comprato il mio asino Gamin. Sono entrata in Italia dalla Liguria. Il primo paese italiano dal quale sono transitata è stato Olivetta San Michele, dove ho fatto la prima sosta. Lì la gente ligure non mi ha parlato bene dei pugliesi, mi hanno allertata dicendomi che in Puglia ci sono figuri loschi. Sono entrata in Toscana e poi nel Lazio. Dopo aver transitato a Gradoli mi sono recata a Torrita Tiberina, in provincia di Roma, per visitare la tomba di Aldo Moro”.

A questo punto Diana aveva percorso all’incirca 1.800 chilometri. Dal Lazio ha poi proseguito alla volta dell’Abruzzo e del Molise percorrendo strade e tratturi di campagna interne, per poi entrare in Puglia. Il primo comune della nostra regione che ha attraversato è stato Torremaggiore.

Diana, finalmente, presso la Masseria Le Torri si sente a casa, avvolta e riscaldata da amici mai incontrati sul suo cammino. In un’epoca in cui il tempo è scandito dalla ricerca del denaro e dal consumo di una informazione continua; in cui non c’è un momento da dedicare all’analisi, alla riflessione ed al giudizio su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e nel quale la finanza e la moda dettano la vita all’uomo mentre povertà e semplicità vengono vissute come colpa, ecco apparire una donna non più giovanissima, non più sensibile al richiamo della ricchezza, degli onori e del successo sociale, ma determinata e ferma nei suoi propositi. Vuole visitare la tomba di un uomo, un italiano morto per le sue idee: Aldo Moro. Lei non è italiana. E’ tedesca. E non si accontenta di visitarne la tomba, vuole anche sentire l’humus della terra che lo ha visto nascere. E così attraversa l’Europa e percorre palmo a palmo fino a Maglie la terra di Puglia: la terra che ha forgiato e nutrito l’uomo. Ma non è sola. Come in una favola ambientata al tempo e nella terra di Cristo, lei si muove a piedi e in compagnia di un asino che le porta i bagagli, i disegni e il suo diario. E non segue le strade ben tracciate dalla nostra modernità ma sentieri, viottoli e terreni incolti. Molti la guardano stupiti. Altri la mettono in guardia dai pericoli insiti in un viaggio in una terra, la Puglia, tanto lontana dal Nord e quindi “selvaggia”, secondo un certo immaginario popolare che vede nel Nord il motore immobile o motore primo di tutte le civiltà, se si escludono ovviamente quella delle camere a gas e quella della ghigliottina. Altri ancora la ospitano e ne diventano amici. Il suo è un viaggio senza tempo. Si svolge oggi ma potrebbe essere avvenuto secoli fa. Il Viaggio di questa donna accompagnata da un asino è la metafora del bisogno dell’uomo di trovare la strada che lo porti alla verità. E questo ci riporta alla mente Ulisse, archetipo del viaggiatore e dell’uomo desideroso di nuove esperienze, che tante parti d’Italia ha toccato nel suo lungo peregrinare prima di tornare alla sua amata Itaca. E, ancora, “l’Epopea di Gilgames”, l’opera letteraria più antica di ambientazione sumerica, risalente al 2500 a C., il cui giovane protagonista, dopo aver trovato nel viaggio avventura e gloria è costretto a confrontarsi col dolore della perdita di un affetto, per poi continuare a cercare una risposta all’eterno mistero della vita e del destino dell’uomo dopo la morte. La Puglia si presta a questa occasione di conoscenze, di emozioni, di speranze, di scambi culturali ed etnici. E qui l’Oriente, incontrandosi con l’Occidente, regala ad esso la civiltà e la saggezza dei popoli antichi. Infatti, questa terra, nel suo lungo divenire, è stata plasmata dalla cultura dei minoici, che nel secondo millennio a.C. avevano già punti di approdo e scambi commerciali nel sud della regione, e poi dai popoli illirici, dei quali i pugliesi -Japigi- sono discendenti, e ancora dalla cultura e dalla popolazione greca, longobarda, normanno-sveva, bizantina, che tante meravigliose chiese e castelli ci hanno lasciato, ed infine angioina e spagnola. Ognuna di queste culture ha dato e ricevuto qualcosa in un libero scambio di arte, di idee e di tolleranza. Quest’ultima tanto forte in questo popolo pugliese, oggi nell’accoglienza, ieri nelle idee di dialogo politico di Aldo Moro, sempre disponibile a misurare la propria idea politica con quella dei suoi avversari. Dialogo politico e tolleranza che in altre regioni italiane ed in altri paesi europei non sempre sono compresi, mancando evidentemente quella stratificazione di eventi storici, culturali e di rimescolamento genetico che sono caratteristiche peculiari delle aree geografiche meridionali. Ricordiamo ogni tanto, per non dimenticare le nostre radici magno-greche, i versi del poeta Orazio Flacco di Venosa, con i quali esprimeva il paradosso di una potenza militare e politica –Roma-, che fu sbaragliata dalla superiorità culturale del mondo greco: “Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio” (la Grecia vinta fece prigioniero il suo rude vincitore e diffuse le arti nel Lazio contadino).

Davanti al focolare con Gamin vicino come in una notte di Natale Nunzio, scrittore-poeta dei nostri tempi, rassicura Diana e le racconta che attraverserà la nostra amata Puglia, dove non ci sono solo figuri loschi ma castelli e cattedrali, trulli e grotte, santuari e masserie. Ci sono anche tanti posti dei quali non le parlerà mai nessuno e che ritroverà nel carattere della gente, uno spirito dei luoghi per capire lo spirito di un popolo. Sono Puglie umili e silenziose che potrai scoprire ad ogni passo se soltanto le vorrai degnare dell’attenzione di un sguardo. Sono le Puglie di una bellezza che trafigge come un dolore se soltanto vorrai accorgerti di loro. Sono Puglie che si raccontano da sole se soltanto vorrai star ad ascoltarne la voce. Come la voce della Macchia Mediterranea, quell’intreccio di piante basse e robuste figlie di una terra della straordinaria capacità di adattamento. Il groviglio, la forma delle foglie, il loro spessore la proteggono dalle ore incandescenti e dall’aridità fino al punto che solo la macchia è sempre verde, conservando l’umidità della notte e dando vita tanto a sé stessa quanto alle creature che vi si rifugiano. Un prodigio tutto pugliese sulla voglia di resistere, l’equilibrio spontaneo di un ambiente che -se offeso- si vendica come un filo d’erba che perfora il cemento. Cara Diana, lo stesso prodigio, da Puglia silenziosa, sono le mani dei contadini; quelle mani nodose e contorte che per millenni hanno combattuto contro la maledizione delle pietre spuntate da sole. E picchiando sulla roccia le zappe ne hanno fatto un giardino di orti profumati come oasi di deserto. E quei miliardi di pietre, se proprio dovevano essere tante, le mani dei contadini le hanno fatto diventare teoria infinita di muretti a secco che sono invece anch’essi una straordinaria riserva di umidità, con la brina centellinata come grandi anime che raccolgono per donare una magia. Silenziosi sono anche gli ulivi, non meno nodosi e contorti delle mani dei contadini. Gli ulivi sono monumenti sacri alla sofferenza, voglia di vivere quando è più facile morire, capaci di contorcersi con enorme fatica ma non di spezzarsi mai. Cara Diana, la Puglia silenziosa è quell’olio che con un pezzo di pane e un pizzico di sale, è l’incredibile sfida della semplicità alla pomposità di mille tavole da re. Prodigio della Puglia silenziosa è quella accoglienza che tiene sempre la porta aperta per il viaggiatore, quella tavola sempre pronta per l’ospite che potrebbe essere una divinità in incognito, come era preoccupazione degli antichi greci che pensavano che l’ospite straniero potesse essere lo stesso Zeus Xenios, protettore degli ospiti. Quel sorriso pronto che non ti fa sentire mai straniero e il contrasto del bianco latte dei muri con il rosso fuoco del peperoncino a seccare, i balconi colmi di gerani. Le Puglie dove i paesi non sono mai soli nel desolato mondo della solitudine. Cara Diana sì, è vero, in fondo si viaggia per tornare prima o poi indietro, ma tu fatti cullare dal prodigio delle Puglie silenziose di novembre. Tu ci lascerai qualcosa di te. Ma qualcos’altro porterai via.

Donato e Michele caricano le bisacce e la tenda in groppa a Gamin. Il sole rosso fuoco sta per tramontare ad ovest, Diana e Gamin riprendono la strada verso sud, noi assistiamo in silenzio non volendoci separare da quella donna valorosa, l’accompagnammo fin sul ponte Romano sull’Ofanto. Piano piano Diana e Gamin scomparvero all’orizzonte. Facemmo rientro in masseria ove ci attanagliò il silenzio, così profondo che sembrava parlante.

Dopo sette mesi e 2.700 chilometri percorsi a piedi accompagnata dal fedele asinello, Diana si fermò a Fasano per rendere omaggio sulla tomba del Brigadiere della Polizia Francesco Zizzi, trucidato dalle Brigate Rosse, capo scorta dell’On Moro e amico personale di Nunzio Di Giulio con il quale aveva frequentato il corso di polizia a Caserta. Domenica 15 novembre 2015, Diana arriverà a Maglie davanti alla statua di Aldo Moro, e si scioglierà in lacrime. L’artista Diana ha compiuto il suo pellegrinaggio. Maglie l’ha accolta con calore e affetto. Un viaggio difficile, complicato dalle condizioni meteo avverse, ma alla fine Diana ha raggiunto il suo scopo.

Diana ha compiuto il suo pellegrinaggio in solitudine senza particolari aiuti, solo quelli delle persone generose che hanno voluto essergli accanto. 

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