L’internet del ricordo, delle memorie, della testimonianza è un internet scomodo quando si ha voglia di ribaltare la realtà. Vale per i politici, vale ugualmente per gli operatori dell’informazione. In linea di massima a soffrire è però la politica, quella che vuole ricostruire senso e significato delle affermazioni (le troppe) fatte in passato.

Già, perché internet, inteso come la possibilità di veicolare ad alta velocità una gran quantità di informazioni, ha sì incrementato la quantità, ma di contro ne ha pregiudicato di molto la qualità. «Ormai Internet è divenuto – raccontava nel 2011 a l’Espresso Umberto Eco – territorio anarchico dove si può dire di tutto senza poter essere smentiti». E se smentiti vi sono mille modi per riaffermare la propria verità e generare consensi.

Diventa invece difficile smentire la memoria di internet e il confronto delle affermazioni. In rete ciò che davvero si può misurare è forse la coerenza e la correttezza. E’ strano che sia un giornale online a parlare dei mali di internet, ma proprio l’informazione web ha l’obbligo di mettere in luce i limiti del mezzo, di ridisegnare il ruolo dei social e di Facebook (non è un megafono o un’agenzia di stampa, ndr), differenziare il comunicare politico e istituzionale dalle non notizie spacciate per note stampa.

Esistono poi dei pericoli di vera e propria dipendenza dal social. Ognuno si sente “obbligato” a vivere la propria vita virtuale, a parlare e a dire la propria verità su facebook. «La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore – raccontava Eco in un’intervista dello scorso anno a La Stampa -. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità».

Tutto questo che attinenza ha con Cerignola? Tanta, troppa. Perché a Cerignola si è anche andati oltre. I nemici diventano amici, dimostrabile confrontando note e comunicati stampa di ieri e di oggi. I giornalisti sono amici e nemici a seconda di ciò che scrivono (con piccole eccezioni, ndr). Tutti sono autorizzati a parlare, anche se non conoscono la materia, se non hanno competenze in merito, se non hanno letto un rigo di quel provvedimento. Facebook – a 360° – è il luogo delle comunicazioni non solo personali, ma anche politiche e istituzionali (poi dopo ore si diffonde la notizia ai giornali attraverso pseudo note stampa, ndr). A tutto ciò si aggiunge il termometro dei likes, la guerra delle reactions, la gara alla ri-condivisione e non ultimo i commenti dei fake.

In tutto questo i cittadini – e magari coloro che non hanno dimestichezza col mezzo – rischiano di perdersi e nel baccano della rete possono anche compiere qualche errore: fidarsi del primo scemo del villaggio, ad esempio.