Il Liceo Artistico “Sacro Cuore”, con l’intera sua rinnovata prua umana, 1A, 1B, 1C, per complessive 75 unità, nella mattinata dell’8 aprile c.a. ha sostato per più di tre ore nel locali del Museo Etnografico Cerignolano  per Una Visita Didattica, programmata dalla Scuola, mirata a dare vita, lungo l’a.s. 2015-2016, a un prodotto d’Arte inerente ai Manufatti Museali. Sceltone alcuni dagli stessi alunni ne elaboreranno i processi produttivi unitamente alle implicazioni storico-culturali dando luogo a Progetti grafici da esporre al pubblico.

Il Prof. Giuseppe Caprio, docente di Storia dell’Arte , uno degli accompagnatori unitamente aSalvatore Scardigno, Paola Sgarro, Lucia Ferrante, Valleverdina de Angelis, Antonio Vernile e Rosa Angelicola, Caprio, si diceva, ha presentato gli alunni al responsabile e fondatore del Museo Etnografico Cerignolano prof. Matteo Stuppiello, già docente di Scienze nel suddetto Istituto, e ricordato, con insistenza i nomi dei Fondatori della Scuola, di chi scrive e, in modo particolare della Terziaria Francescana Sig.na ANTONIETTA ROSATI da sempre vocata a “fare qualcosa per i giovani”.

L’iniziativa tesa ad effettuare la Visita Didattica è tutta merito del Prof. Giuseppe Caprio, proponente dell’iniziativa la quale si risolverà con la presentazione di elaborati Grafico-Pittorici da esporre nella ormai consueta Mostra di fine Anno Scolastico promossa dal LICEO ARTISTICO “Sacro Cuore”. Quindi la parola è stata presa dal prof Matteo Stuppiello che, al solito, dopo aver rivolto il saluto alle scolaresche, ha dato vita, attraverso un eloquio deciso e sicuro, alla molteplicità  dei Materiali, dei Reperti, degli Attrezzi che gremiscono le varie Sale di Esposizione delle quali le più ricche e stimolanti risultano quelle del Bracciante e l’altra relativa alla varietà del Lavoro Agricolo e del diffusissimo Artigianato. E qui, lentamente, parola dopo parola sono stati evidenziati i processi lavorativi della terra e ulteriormente sottolineate le forti differenze di vita  sociale vissute da chi ci ha preceduti. L’accento si è sentito qui drammaticamente quando, parlando della SCERBATURA nei campi di grano, si è detto del dramma vissuto dai preadolescenti, gravati da un lavoro estenuante e disumano poco, ma molto poco redditizio.

L’interesse  da parte delle Scolaresche è stato notevole e tanto si è vista sia nell’ascolto, sia nel porre domande, sia ancora nei numerosissimi “clic” per riportare a casa le immagini degli OGGETTI  VISTI e TOCCATI nelle Sale espositive. Le Visite museali presso il Museo Etnografico Cerignolano, così realizzate, lasciano segni profondi nella memoria dei Giovani e nella loro Coscienza unitamente alla gratitudine per la LEZIONE ricevuta liberamente e sentita passione.

Istituto Don Bosco TressantiDa TRESSANTI, nella mattinata dell’11 aprile 2016, una nutrita presenza di alunni della Scuola Media Statale “Don Bosco”, le classi I-II-III H, hanno visitato la mostra Fotografica “STORIA  DI  TRESSANTI” allestita dal Centro Studi e Ricerche “Torre Alemanna”, dalla Sede locale dell’Archeoclub d’Italia e dal Museo Etnografico Cerignolano (1979) nella Sala Mostra “Servo di dio Mons. Antonio Palladino” sita in C.so Aldo Moro 89.

Dopo il caloroso saluto rivolto alle scolaresche e alle Proff.sse Giovanna Strafezza e Deodata Leonetti, il prof. Matteo Stuppiello ha dato inizio alla narrazione, commentata e appassionata, delle Immagini fotografiche in esposizione e dell’avventura-sventura del Medievale BORGO TRESSANTI, un centro urbano ricco di STORIA e di ARTE RELIGIOSA, risalente ad un passato lontano, al neolitico come testimoniato dalle immagini delle stratificazioni archeologiche portate in foto.

Per i ragazzi e le Docenti non si è trattato di una Visita Didattica di TRANSITO, bensì di SOSTAprolungata. Più di due ore di commento e di racconto sorretti da sentita emozione tesi a ricordare la sofferenza lontana accumulata dal narratore durante quell’abbattimento e dal dolore di non poter fare altro che fotografare per testimoniare. Ma le RUSPE, quella UMANA e l’altra Meccanica, abbattevano edifici e mura e la bella Chiesa Settecentesca,  isolata su una duna come su un’acropoli e distruggevano anche gli “infossati”, le TRENTACINQUE FOSSE GRANARIE, presenti anche sul sagrato di quella Chiesa, e intitolate ciascuna ad un Santo. Quando al racconto è succeduto il silenzio, è stata la volta della Prof.ssa Giovanna Strafezza che ha avuto parole di fuoco, appassionate pure queste, avverse ai nemici e di ogni dove dei Beni Ambientalie Culturali, parole riprese altresì dall’altra Prof.ssa Deodata Leonetti.

Due ore e mezza intense mirate a lasciare tracce di un passato spezzato: ma quelle oltre 100 foto e la memoria che le accompagna rivivono e rivivranno in non pochi di quanti, e sono centinaia, hanno visitato la Mostra e ascoltato narrazioni e commenti.