E’ con un incontro ricco di spunti d’interesse che l’equipe dello sportello di consulenza psicologica “In ascolto” ha chiuso, per così dire, la sua prima stagione di attività. Dopo quello della settimana scorsa in cui tema di discussione è stato la genitorialità, nella serata di mercoledì, sempre presso l’auditorium dell’Istituto Don Bosco, si è dibattuto di sport e dei suoi aspetti multidisciplinari con importanti personalità del settore o di ambiti ad esso strettamente correlati.

Ad aprire i lavori e a fare gli onori di casa è stata la dottoressa Maria Pia Gisario, psicologa e psicoterapeuta in formazione nonché una delle colonne portanti del progetto “In ascolto”, che ha sottolineato l’importanza della sua figura professionale nella società odierna e di come ormai certi pregiudizi e timori inerenti il rivolgersi ad essa vadano man mano dissolvendosi. A far entrare nel vivo la discussione è il professor Domenico Di Molfetta, delegato provinciale del CONI dal 2013 e già responsabile nazionale del settore lanci della FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera), che dall’alto della sua prestigiosa esperienza agonistica, avendo partecipato a ben tre Olimpiadi, ha evidenziato che nel suo cammino, avendo avuto modo di lavorare con psicologi dello sport, ha appurato che «l’aspetto mentale è stato talvolta più importante di quello fisico» per i suoi atleti. Il prof. Di Molfetta ha proseguito parlando della cosiddetta “Teoria del gradino”, secondo la quale ad un atleta che è sotto la propria ala protettrice non bisogna mai far focalizzare fin da subito il traguardo finale di un progetto di ampio respiro, bensì lo si deve far lavorare al conseguimento dello stesso raggiungendo una tappa per volta. Si è inoltre dibattuto circa il concetto di “forza”, rispetto al quale il prof. Di Molfetta ha dichiarato che è «indispensabile per relazionarsi al mondo» sottolineando che «è fondamentale non solo per i professionisti dello sport, ma per tutti. La forza la esercita chi fa una maratona come chi trasporta a casa i sacchi della spesa». L’intervento del delegato provinciale del CONI si è concluso toccando altri interessanti temi: da come sia profondamente cambiata la figura del preparatore atletico in sport come il calcio e la pallavolo negli ultimi decenni al fatto che, nonostante la tecnologia abbia fatto passi da gigante anche nel suo settore, l’occhio dell’allenatore esperto valga più di mille nuovi strumenti.

A seguire, l’intervento di Salvatore Fiorino, dottore in Scienze Motorie, che ha illustrato l’importanza della preparazione atletica. Essa si prefigge essenzialmente due scopi: migliorare la performance sportivadiminuire gli infortuni che rischiano di comprometterla. Il dottor Fiorino ha proseguito mostrando quali debbano essere le caratteristiche del buon atleta performante. Inoltre, ribadendo che l’allenamento è quanto di più soggettivo vi possa essere, ha sottolineato come il preparatore atletico che si interfaccia con un settore giovanile debba assolutamente tener presente che bisogna far lavorare i ragazzi non tralasciando la cautela, considerando che essi sono ancora nel pieno della loro fase di sviluppo.

Chi fa pratica sportiva e motoria non può non tener conto di quanto fondamentale sia seguire una corretta alimentazione e a ricordarcelo è stato il dottor Andrea Pacilettidietista – che, nel suo intervento, ha fatto luce sulle caratteristiche generali di dieta e sport (razione alimentare, indicazioni della dietologia dello sport, modello di nutrizione mediterraneo, modalità di assunzione dei pasti, piramide alimentare), su come alimentarsi durante le fasi di allenamento, sulla preparazione nutrizionale alla gara, prima e dopo l’attività sportiva, rimarcando anche che il tema della corretta nutrizione sia, come si suol dire, vecchio come il mondo ricordando che lo si tratta dai tempi di Ippocrate, vale a dire dal IV secolo a.C.

A dar man forte alla discussione anche il dottor Giovanni Dipaola, psicologo dello sport e fra i “padroni di casa” dell’incontro, che ha spiegato come il suo lavoro vada avanti spinto essenzialmente da tre valvole, ossia curiosità, diligenza e cocciutaggine. Il mondo è cambiato e anche tanto negli ultimi anni e Dipaola, ricordando come figure quali il preparatore atletico e appunto lo psicologo venissero avvertite come “estranee” negli staff tecnici fino ai primi anni ’80, mette in guardia anche da chi, oggi come oggi, s’improvvisa esperto in questi ambiti quando in realtà certe competenze non le possiede, parlando in tal caso senza mezzi termini di “ciarlatani”. La squadra dev’essere focalizzata come un gruppo di individui interdipendenti tra di loro per più aspetti. Inoltre, Dipaola ha asserito che è fondamentale che psicologo ed allenatore lavorino di pari passo. Il primo deve far giungere al secondo il seguente messaggio: «Mister, questo è il tuo spogliatoio. Lavoraci. E’ compito sia mio che tuo mettere assieme i cocci di questo vaso».

Infine, a chiudere questa proficua serata, il dottor Victor Laforgia, psicologo dello sport e consigliere dell’Ordine degli Psicologi di Puglia. Laforgia ha illustrato altri aspetti della sua professione, raccontando una serie di interessanti aneddoti che lo hanno visto protagonista durante la sua ultima stagione sportiva, nella quale ha messo le sue competenze a disposizione dell’Exprivia Molfetta, squadra di pallavolo maschile che milita nel campionato di A1. In particolar modo ha ricordato di quanto sia stato di non poca difficoltà per lui gestire all’interno dello spogliatoio il susseguirsi di tre allenatori durante lo stesso anno poiché, ogni volta, ha dovuto iniziare da capo quel processo di costruzione dell’autorità del coach dinanzi alla squadra. Non sono mancati però momenti nei quali ha anche espresso soddisfazione per il conseguimento di alcuni risultati, uno fra tutti, la vittoria per 3-1 dell’Exprivia contro i campioni in carica di Trento, lo scorso marzo. Il lavoro del dottor Laforgia all’interno del club molfettese prevedeva, fra le altre cose, una particolare tecnica per fiutare che aria tirasse nello spogliatoio: quella del sociogramma. Vi era sia quello delle preferenze, attraverso cui ogni elemento della squadra doveva sceglierne altri tre con cui avrebbe voluto giocare un’ideale partita importante, sia quello delle esclusioni, con cui invece si dovevano menzionare tre da escludere in tal caso.

Lo sportello “In ascolto”, di cui abbiamo già avuto modo di parlare in altre occasioni, non poteva scegliere tematica più interessante per chiudere questo ciclo di incontri. Quella di mercoledì è stata una serata coinvolgente, grazie soprattutto alla passione trasmessa dalle diverse personalità che l’han presieduta. E’ vivo l’auspicio che occasioni di dibattito simili possano essere replicate in un futuro che non sia troppo lontano.