I rumors si inseguivano già da fine maggio, poi ad inizio settimana la conferma: Leonardo Colucci, 44 anni a dicembre, è il nuovo allenatore della Reggiana, club che milita in Lega Pro. Dopo una stagione trascorsa ad allenare la Primavera del Bologna (e precedentemente gli Allievi rossoblu), per l’ex centrocampista cerignolano è la prima panchina da professionista, fortemente voluto dalla società granata e dalla nuova proprietà, capeggiata da Mike Piazza, ex stella italoamericana del baseball. La presentazione ufficiale è avvenuta martedì a Reggio Emilia, Colucci con la sua solita e massima disponibilità ha rilasciato un’intervista, in esclusiva per lanotiziaweb.it.

Quali sono innanzitutto le sensazioni per questo primo incarico da ‘pro’?

«Le sensazioni sono più che positive, era arrivato il momento di stare fra i “grandi” e lo avevo maturato già nel corso di quest’anno: dopo quattro anni di settore giovanile, è scattata l’ora di mettersi alla prova col calcio professionistico».

Come è maturata la scelta di sedersi in panchina? E’ stata istintiva o meditata nel tempo?

«Già da calciatore mi piaceva fare l’allenatore in campo, forse dovuto anche al mio ruolo di centrocampista: quindi ho maturato l’idea negli anni. Avendo avuto allenatori bravi, dai quali ho appreso sempre qualcosa, a fine carriera è arrivata la chiamata da Marco Giampaolo (vice allenatore a Cesena nella stagione 2011/2012 in A, ndr) e da lì è partito tutto. Ripeto, già da calciatore cullavo questo sogno».

Da calciatore hai lavorato con tecnici quali Ancelotti, Mazzone, Prandelli giusto per citarne solo alcuni. Con chi ti sei trovato meglio e quale fra essi si avvicina alla tua idea di calcio?

«Con quasi tutti i mister ho avuto un buon rapporto, ero apprezzato perché davo sempre l’anima in campo, tutto ciò che avevo per la squadra. Come dicevo prima ho appreso da tutti, ma se proprio devo fare i nomi c’è qualcuno che ha lasciato il segno. Ancelotti, Prandelli, Giampaolo, Guidolin, Mazzone, Ulivieri, Zeman: ho avuto la fortuna di lavorare con tecnici bravi e da ciascuno ho tratto degli spunti. L’allenatore non è solo colui che ti fa fare la diagonale in campo, ma è una figura a 360°: gestione del gruppo e delle risorse umane, psicologo…bisogna saper far tutto ciò ed in queste peculiarità si racchiude il mestiere».

Il ritorno a Reggio Emilia vent’anni dopo la promozione in A da calciatore: una nuova proprietà porta sempre entusiasmo. Quali sono gli obiettivi per la prossima stagione?

«L’obiettivo è disputare un campionato dignitoso: con questo aggettivo indico la voglia di dare sempre il massimo, il 110%, non soltanto la domenica ma anche in allenamento. Questo è già un buon punto di partenza. Poi si sa che tutti competono per vincere, ma chi ha pazienza ed un minimo di progettualità, alla fine ottiene i risultati».

Un passaggio sull’attualità: lunedì il convincente esordio dell’Italia di Conte agli Europei. A tuo parere possono arrivare lontano gli azzurri?

«Sappiamo tutti che l’Italia in queste competizioni da gruppo si trasforma in squadra: Conte è uno degli allenatori migliori ed in questo aspetto è bravissimo. Riesce ad ottenere il massimo da ogni elemento, innalza l’autostima dei suoi ragazzi: sono convinto che attraverso il gruppo manterremo la nostra tradizione nei grandi tornei, togliendoci belle soddisfazioni».

E’ d’obbligo una parentesi sull’Audace, da Cerignola infatti è cominciata la tua storia e certamente segui da lontano le vicende gialloblu. Cosa ne pensi del nuovo corso? Credi anche tu che si possano raggiungere i traguardi prefissati dalla società?

«Sono assolutamente orgoglioso di ciò che sta facendo il Cerignola, non c’è bisogno di dirlo. Sono stracontento perché la proprietà, i ragazzi (che conosco in maggioranza) e l’allenatore mio grande amico sono persone serie e lo si vede. Cerignola merita categorie superiori, per il tifo caldo, per la sua storia: vedere nuovamente così tanta gente allo stadio mi fa tornare indietro di venticinque anni, quando indossavo i colori della mia città. Non ho dubbi nel ritenere che la dirigenza andrà avanti: ci vuole pazienza, ma con i progetti si fa tanta strada. Speriamo di ritrovare, perché no, l’Audace nei professionisti fra qualche anno: sarebbe davvero un sogno».

Un tecnico giovane e preparato che, a prescindere da schemi e tattica, sa cosa vuol dire la gavetta e che pretende di insegnare calcio all’insegna delle sue caratteristiche da giocatore: grinta, sacrificio e sudore. E allora in bocca al lupo mister Colucci, per questa prima avventura nel calcio dei grandi.

  • Gianluca Divittorio

    I miei più sinceri Leo.
    Credo che la tua più grande virtù sia l’umiltà intatta dai tempi della scuola, e credo e ti auguro
    di andare sempre avanti con enormi soddisfazioni.