Matteo Loguercio, referente del Comitato contro l’inceneritore di Borgo Tressanti, invia un comunicato stampa (che segue integralmente) riguardo la Conferenza dei Servizi svoltasi lo scorso 13 giugno. Tale conferenza dovrebbe poi aggiornarsi per la fase decisoria.

Come sapete il 13 giugno ultimo scorso si è svolta la conferenza di servizi su riesame dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA), provvedimento che autorizza l’esercizio di una installazione a determinate condizioni relative alle emissioni, alla sicurezza, all’efficienza, riguardo all’inceneritore di combustibile derivato da rifiuti Eta-Marcegaglia situato in agro di Manfredonia. Sono stati discussi alcuni punti sollevati dall’Autorità competente – Provincia di Foggia, Settore Ambiente – principalmente sulle normative del combustibile, emissioni odorigene e piano di monitoraggio, scarico delle acque meteoriche, presentazione della Relazione di Riferimento circa lo stato del suolo e dell’aria prima dell’esercizio dell’impianto.

Noi avevamo presentato due documenti di osservazioni, inviati in date differenti, dove abbiamo sollevato altre questioni, come: l’inevitabile ingresso di tutti i mezzi da una sola entrata predisposta al controllo di radioattività, e non da altre entrate pur presenti nel perimetro dell’impianto; verifica dei contratti delle aziende che tratteranno i rifiuti prodotti dall’inceneritore; pieno e regolare controllo di tutti i punti di emissione di fumi e odori; la verifica del numero degli addetti, visto che è stata richiesta la riduzione (da 32 a 10), anche in termini di sicurezza sul lavoro; verifica del requisito di efficienza energetica dell’impianto che a noi pare sotto la soglia minima; valutazione delle autorizzazioni fin qui ottenute; un complessivo esame dell’infrastruttura, seguendo l’adozione delle migliori tecniche disponibili. Stiamo chiedendo la piena applicazione del Titolo III-bis del Codice Ambientale, pacchetto di norme che si occupa della materia, nel rispetto del procedimento amministrativo regolato dalla Legge  241/1990. La conferenza di servizi si dovrebbe aggiornare per la fase decisoria.

Vogliamo ancora ricordare ai cittadini, alle istituzioni e alle aziende che gestiscono questi impianti, che le nostre azioni sono corroborate dall’attenzione verso la salute umana, l’Ambiente in senso lato, l’economia locale basata sull’agricoltura auspicabilmente sana. L’ormai noto principio di conservazione della massa ci dice che le 135mila tonnellate all’anno di combustibile derivato dai rifiuti, non spariranno ma si trasformeranno in sostanze pericolose per i beni comuni prima citati, nocive anche a basse concentrazioni. Non si risolve nemmeno il problema dei rifiuti “visibili”, poiché riscontriamo alla fine del processo, ceneri pesanti e leggere, fanghi di depurazione ed altri rifiuti tipici di attività industriali, i quali devono essere trattati con maggior cura in centri di smaltimento adeguati. Infine, l’inceneritore può bruciare solo il combustibile derivato dai rifiuti (CDR), cioè una piccola parte dei rifiuti urbani prodotti, dopo adeguato trattamento meccanico-biologico. Non è assicurato nemmeno che prenda questo combustibile dalla sola nostra provincia, può ricevere materiale proveniente anche oltre provincia. Mai come in questo caso, invocare il Principio della Precauzione (art. 3-ter Codice Ambientale) sia opportuno per inibire l’esercizio dell’impianto in questione.

  • Polifemo

    Chi controllerà il controllore?
    Accettiamo per ipotesi che accolgano le richieste, chi successivamente verificherà che vengano attuate??
    Con per l’altro inceneritore per fortuna chiuso, passeranno decenni che nel frattempo avranno causato danni a persone e ambiente incalcolabili, e con la giustizia che ci ritroviamo dove chi sotterra tonnellate di rifiuti causando morti per tumore non si fa un giorno di galera e non paga un cent’s di danno, dopo che avranno fatto i loro comodi spariranno.