“Chiediamo una stretta sui controlli sulle navi cariche di grano che arrivano quotidianamente nel porto di Bari. Abbiamo richiesto un incontro urgente all’Ufficio Veterinario Uvac che fa capo al Ministero della Salute, perché siamo stanchi di assistere alla caduta libera dei prezzi del grano pugliese quotato alla borsa merci di Foggia, mentre c’è il via vai al porto di Bari di prodotto di cui a volte non si conosce neppure l’esatta provenienza, a dimostrazione di quanto le flessioni dei prezzi siano strettamente collegate all’invasione di prodotto estero. Vanno affrontate una volta per tutte in maniera drastica tre storture fondamentali che condizionano fortemente l’andamento del settore, quali l’assoluta mancanza di norme che regolano il mercato mondiale, come l’etichettatura di origine obbligatoria e la tracciabilità delle produzioni, le importazioni speculative e il divario dei prezzi corrisposti alla produzione rispetto al consumo. Come già stiamo facendo con le più grandi industrie del settore siamo pronti a collaborare con tutti coloro che vogliono valorizzare il grano, il territorio e il lavoro della Puglia a sostegno dell’economia locale e della salute dei consumatori”. E’ il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, a chiedere controlli più stringenti sulle importazioni di grano dall’estero, annunciando altre eclatanti manifestazioni degli agricoltori di Coldiretti.

Eppure dal grano al pane i prezzi aumentano del 1450% con il grano che oggi è pagato come trenta anni fa su livelli al di sotto dei costi di produzione attuali. Lo stesso vale per la forbice dei prezzi che ‘schizza’ del 400% dal grano duro alla pasta. Al contempo nel 2015 sono più che quadruplicati gli arrivi di grano dall’Ucraina per un totale di oltre 600 milioni di chili e praticamente raddoppiati quelli dalla Turchia per un totale di circa 50 milioni di chili. La maggior parte dei transiti e scarichi avvengono nel porto di Bari.

“L’import non stop – conclude il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – evidenzia una grave dipendenza del sistema industriale dall’estero. Risulta indispensabile ripristinare e mantenere la fiducia dei consumatori, incoraggiando il loro coinvolgimento nella politica di sicurezza alimentare, garantendo il monitoraggio e la trasparenza in tutta la filiera alimentare e il maggior grado possibile di riconoscibilità delle caratteristiche essenziali dei prodotti, al fine di consentire loro di effettuare delle scelte di acquisto pienamente consapevoli basate su una completa informazione in merito alle caratteristiche di ciò che mangiano”.

L’Italia – stima la Coldiretti – nel 2015 ha importato circa 4,8 milioni di tonnellate di frumento tenero, che coprono circa la metà del fabbisogno essenzialmente per la produzione di pane e biscotti, mentre sono 2,3 milioni di tonnellate di grano duro che arrivano dall’estero, le quali rappresentano circa il 40 per cento del fabbisogno per la pasta. I prezzi del grano duro in Italia nel 2016 sono crollati del 31 per cento rispetto allo scorso su valori al di sotto dei costi di produzione che mettono a rischio il futuro del granaio Italia. In pericolo – precisa la Coldiretti – non c’è solo la produzione di grano ed il futuro di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano ma anche un territorio di 2 milioni di circa ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy.

CONDIVIDI