Percorso minato per il ddl sulla legalizzazione della cannabis che lunedì 25 luglio approda alla Camera, senza che le forze politiche abbiano trovato un’intesa sul testo, fatto che, vista anche la pioggia di emendamenti (1.700 di cui 1.300 firmati Ap), farà slittare a dopo le ferie, presumibilmente a settembre, la discussione in Aula.

La scorsa settimana le commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali della Camera, dopo un confronto politico non privo di polemiche, avevano deciso di non esaminare né votare il testo e di mandarlo in aula così com’è.

La 3235, che dovrebbe sostituire la normativa attuale, risalente al 1990 (Dpr 309/90 – Jervolino-Vassalli), ‘ripristinata’ dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi da parte della Corte costituzionale, due anni fa, è stata promossa dall’intergruppo formato da circa cento parlamentari di vario orientamento, guidati dal senatore Benedetto Della Vedova.

Ecco cosa prevede il ddl in discussione:

Coltivazione – Sarà possibile la coltivazione della cannabis per uso personale. Un via libera che prevede la possibilità “a persone maggiorenni” della “coltivazione e detenzione personale di piante di cannabis di sesso femminile nel limite di cinque e del prodotto da esse ottenuto”.

“Chiunque intenda coltivare cannabis ai sensi del periodo precedente – si legge nel testo – invia, allegando la copia di un documento di identità valido, una comunicazione all’ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente, recante l’indicazione dei propri dati anagrafici e del luogo in cui intende effettuare la coltivazione”.

Detenzione e consumo – Verrà consentita, ma solo ai maggiorenni, la detenzione di 5 grammi di cannabis (15 grammi potranno tuttavia essere detenuti in casa). Relativamente al consumo, la legge vieta di fumare prodotti derivati dalla cannabis “negli spazi pubblici o aperti al pubblico e nei luoghi di lavoro pubblici e privati”.

Vendita – Lo spaccio resta un reato, è però consentita la commercializzazione della cannabis all’interno di un regime di monopolio statale per la coltivazione delle piante, preparazione e vendita al dettaglio. In pratica lo Stato potrà autorizzare soggetti privati, che si possono riunire in associazioni, i cannabis social club, a coltivare la marijuana e venderla in locali dedicati, sul modello di quanto avviene nei coffee shops europei.

Uso terapeutico – Via libera all’uso curativo della cannabis: “È consentita la detenzione personale di cannabis e dei prodotti da essa derivati in quantità maggiori di quelle previste […], previa prescrizione medica e comunque nel limite quantitativo massimo indicato nella prescrizione medesima”. Il medico deve indicare “dose prescritta, posologia e patologia per cui è prescritta la terapia a base di delta-9-tetraidrocannabinolo (Thc)”.

Ruolo dello Stato – Il monopolio di Stato, assume nome “dei tabacchi e della cannabis e dei prodotti da essa derivati”. Il ministero dell’Economia stabilirà “livello delle accise, il livello dell’aggio per la vendita al dettaglio, nonché il prezzo di vendita al pubblico”, sempre in capo al Mef le competenze per “la vendita al dettaglio della cannabis e dei suoi derivati, determinando la tipologia degli esercizi autorizzati e la loro distribuzione nel territorio”.

Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, disciplina invece “le modalità e i criteri di individuazione delle superfici agricole utilizzabili per la coltivazione della cannabis soggetta al monopolio di Stato, avendo riguardo all’esigenza di privilegiare aree economicamente depresse e, in ogni caso, escludendo la sostituzione di colture destinate all’alimentazione umana o animale”. I proventi ricavati dall’attuazione delle nuove norme “sono destinati al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga”.

No alla pubblicità – “È vietata la propaganda pubblicitaria, diretta o indiretta, della cannabis e dei prodotti da essa derivati – si legge nel testo – . In caso di violazione al responsabile si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 5.000 a euro 25.000. Non costituiscono propaganda le opere dell’ingegno non destinate alla pubblicità”.

Fonte adnkronos.com

  • Graziano Galeone

    Spero che la finiscano presto con questa assurdità. Non è possibile che sia legale una sostanza

    causa di milioni di morti diretti o per incidenti o patologie connesse, che viene spacciata e pubblicizzata dallo stato anche in eventi sportivi, mentre sia illegale una sostanza utilizzata anche come farmaco naturale, le cui conseguenze per abuso sono pressoche inesistenti o comunque temporanee e reversibili. Con la legalizzazione oltre che creare posti di lavoro, verrebbero svuotate le galere da persone innoque, e magari ci sarebbe più spazio per i veri delinguenti politici compresi. Le vere droge pericolose sono la cocaina, l’eroina, le droghe sintetiche, l’alcol, le slot, la tv, i social, e i pokemon go