E’ una data storica, di quelle che in altre realtà diventerebbe appuntamento fisso in calendario: l’11 agosto del 1892, infatti, nella città di Cerignola nasceva Giuseppe Di Vittorio. Figura di alto profilo, simbolo indiscusso della lotta dei lavoratori, fondata sul rispetto dei diritti e della dignità di ogni uomo, è stata una personalità di spessore internazionale, oltre ad esser stato il più grande e il più seguito dirigente sindacale italiano del XX secolo.

Oggi Cerignola, e i suoi governanti, sembrano ciechi di fronte a una data tanto importante, non solo perché segna la nascita della più grande personalità della storia del centro ofantino, ma perché Di Vittorio ha rappresentato, e continua a rappresentarlo (anche se per alcuni politici solo durante la campagna elettorale, ndr.) il simbolo della forza, dell’intraprendenza, della capacità del popolo cerignolano. Nessuna manifestazione, non una parola, un post facebook (oggi sembra siano ormai una moda); nulla è stato fatto o annunciato dalla scena politica cittadina. Lanotiziaweb.it vuole ricordare Giuseppe Di Vittorio, attraverso una breve biografia estrapolata dalle numerose fonti in materia (pubblicata sulla pagina facebook Cerignola, storia cultura arte società, ndr.), per ricordare al meglio chi è stato il fondatore della Cgil e cosa ci ha lasciato; i numerosi passaggi storici, le lotte per i diritti, la capacità di emergere in una realtà cieca ed oppressa.

Orfano di padre a 8 anni, “Peppino”, come veniva chiamato dal popolo, si avvia al durissimo lavoro bracciantile nei campi di Cerignola, nelle mani dei latifondisti. A 12 anni è membro del sindacato dei contadini; a 13 è nel direttivo della Lega dei contadini; a 16 anni fonda il Circolo giovanile socialista di Cerignola. Nel 1910 Di Vittorio è eletto segretario della Federazione giovanile del PSI pugliese. Nel 1911 si schiera col sindacalismo rivoluzionario e, nel 1914, è alla testa dei moti della “settimana rossa” di Bari. Nel 1915 parte per la Grande guerra ma viene ferito gravemente. Al termine del conflitto, Di Vittorio torna a dirigere la Camera del Lavoro di Cerignola e poi quella di Bari.

Sono gli anni dello squadrismo fascista foraggiato dagli agrari e, nell’aprile del 1921, il popolare dirigente dei lavoratori pugliesi finisce in carcere a Lucera. Ne esce perché è presentato, come candidato a deputato, dal PSI (partito al quale non era iscritto). Eletto, Di Vittorio sfida i fascisti di Cerignola, che gli avevano proibito l’accesso al suo paese natale, e continua a combatterli anche dopo la “marcia su Roma”.

A Bari è alla testa dei lavoratori che difendono la CdL, che verrà espugnata, non dai fascisti ma dall’Esercito. Gli squadristi tentano allora di portarlo dalla loro parte, offrendogli di entrare nei sindacati fascisti, ma Di Vittorio respinge sdegnosamente le loro offerte. Aderisce invece, nel 1924, al Partito comunista e nello stesso anno è rieletto deputato. Nel 1925, nonostante l’immunità parlamentare, è di nuovo arrestato. Rilasciato nel 1926, per sfuggire alle Leggi eccezionali espatria clandestinamente, inseguito da una condanna a 12 anni di reclusione. Dal 1928 al 1930, Di Vittorio è a Mosca, dove partecipa alla direzione (era già stato segretario, in Italia, della “Associazione nazionale dei contadini poveri”, promossa con Ruggero Grieco), della “Internazionale contadina”.

Organizza a Parigi la Confederazione generale del lavoro e si dedica al rafforzamento del movimento antifascista tra gli emigrati italiani. Membro del Comitato centrale e dell’Ufficio politico del PCdI, nel 1934 Di Vittorio partecipa alla stipula del Patto d’unità d’azione tra comunisti e socialisti. Quando Francisco Franco attacca la Repubblica democratica spagnola, eccolo (col nome di Mario Nicoletti), combattere come commissario politico della XI e poi della XII Brigata Internazionale. Ferito a Guadalajara, trascorre la convalescenza in Francia, dove dirige il quotidiano La voce degli Italiani. Guarito, torna a combattere in Spagna. Alla fine della guerra civile, ecco di nuovo Di Vittorio in Francia, ad occuparsi de La Voce degli Italiani, sino a che il foglio non è soppresso dalle autorità dello Stato transalpino. Arrestato il 10 febbraio 1941, il sindacalista italiano è trattenuto dai nazisti, che lo consegnano poi alle autorità fasciste. In Italia Di Vittorio è incarcerato a Lucera e poi, il 24 settembre 1941, avviato al confino di Ventotene. Con la caduta di Mussolini, è il Governo Badoglio a nominare Di Vittorio commissario alle Confederazioni sindacali e ad affidargli la segreteria della Federazione nazionale dei lavoratori agricoli. Con l’armistizio, l’avvio della Resistenza, che vede, ancora una volta, il sindacalista pugliese in prima fila. È lui che tratta col generale Carboni per fornire di armi i patrioti nelle vana difesa di Roma; è lui che continua la lotta nella clandestinità.

Alla liberazione della Capitale, nel 1944, il comunista Di Vittorio firma il Patto d’unità sindacale con democristiani e socialisti. Nasce così la CGIL, che Di Vittorio dirigerà sino alla morte. Presidente della Federazione sindacale mondiale, è il sindacalista pugliese (membro della Costituente, eletto deputato del PCI nel 1948 e nel 1953), che in Italia si batterà conseguentemente per il riscatto dei lavoratori e per la ripresa dell’economia; è sempre lui che varerà il “Piano del lavoro”, che affronterà, con coraggio e spirito unitario, le scissioni seguite all’attentato a Togliatti, le crisi della sconfitta alla Fiat, del XX Congresso del PCUS, degli eventi drammatici di Polonia e d’Ungheria. Morirà sulla breccia, stroncato da un infarto (ne aveva superato un altro l’anno prima, ma non si era risparmiato), durante una riunione con gli attivisti sindacali lecchesi. Sulla sua vita e sulle sue battaglie, la RAI ha trasmesso, nel marzo 2009, il film Pane e libertà, del regista Alberto Negrin. La figlia Baldina e la nipote Silvia Berti lo avevano presentato, in anteprima, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Al grande dirigente sindacale italiano sono intitolati (oltre ad una Fondazione, che ha la sede centrale a Roma), circoli culturali, scuole, strade, piazze, sezioni di partito, ecc. Ricchissima anche la bibliografia su Giuseppe Di Vittorio.

  • Pinuccio Bruno

    Bene ha fatto codesta Redazione a commemorare il Grande
    Sindacalista Giuseppe DiVittorio nel
    giorno della sua nascita, con un ottimo
    servizio giornalistico.

    Onore e
    merito al nostro esimio Concittadino.
    Che i suoi insegnamenti di vita e di difensore dei lavoratori siano di monito per tutti. In modo particolare per
    chi riveste la carica di sindacalista a qualsiasi livello. Comprendo che
    emulare il Grande DiVittorio è cosa assai ardua da realizzare oggigiorno.
    Comunque,ogni sforzo in tale direzione è sempre auspicabile.

    In merito al silenzio dell’Amministrazione
    Comunale, aspetto per esprimere la mia opinione , in quanto il Sindaco ebbe a
    dimostrare tempo addietro un suo interessamento alla figura del Grande Peppino.
    Culminante nel ripristino del Murale a
    lui dedicato .Rimosso ed attualmente in
    stato di abbandono in un locale del Palazzo di Città. Murale che io lo ritengo anacronistico. In sua sostituzione andrebbe, invece, eretta
    una gigantesca statua in bronzo che ritrae la sua figura fisica, da lasciare in eredità alle future
    generazioni. Ma a Cerignola si dice : do moil pagatour,
    sfeikk queidd ka pout!.

    • DIVITTORIO

      Condivido il post del Sig.Bruno, come hanno avuto l’accuratezza di innalzare la statua di Papa Giovanni, possono realizzare quella del Grande Statista Divittorio, perchè attualmente stanno buttando soldi pubblici per lo stadio monterisi, e non pensano alla città che sta degradando giorno per giorno.

      • Pinuccio Bruno

        Egregio Signore, sono
        anni che ad ogni occasione evidenzio la
        necessità di erigere una statua al compianto Giuseppe DiVittorio al posto del
        murale. Ma essendo io il più fesso di
        Cerignola, nessuno mi ascolta. Quante volte ne spiego le ragioni a chi
        frequenta la CGIL di Cerignola : da un orecchio entrano e dall’altro escono.
        Proprio per questo, mi sento di dare pienamente
        ragione all’altro anonimo Signore “cicciocappuccio”

        • maurizio seimandi

          Esimio prima di nominarti il piu’ fesso dovtesti consultare prima la classifica, mi risulta che:al primo posto ce’ il nostro “autosantificatosi” in vita primo cittadino,al secondo lagiunta e chi lo sostiene, al terzo codesta pagina web.

  • cicciocapuccio

    Almeno questo non ricordandolo non sono ipocriti e falsi come quelli che lo ricordano e fanno l’esatto contrario. Meglio la verità di chi se ne fotte che l’ipocrisia della finta e false sinistra che con il nome di Divittorio ti fotte

  • Vladimir Iliich Ulianov

    Onore al grande Giuseppe Di Vittorio!!!!! Un cerignolano veramente illustre, ha lasciato un segno nei nostri cuori!!!!!!

  • Simone

    Purtroppo con la persona del Di Vittorio anche la figura del sindacalista è scomparsa. Oggi i sindacalisti presenti pensano solo ai propri interessi, poltrone e portafogli! Del benessere e dei diritti dei lavoratori non se ne importano proprio un bel niente! Ora si girano di schiena a 90° ai padroni e fanno tutto quello che dicono! Onore a Di Vittorio Che si sta frullando nella tomba!!