I social network possono assurgere al ruolo di strumento nuovo per svolgere un mestiere antico? A quanto pare sì. Da qualche tempo sta prendendo piede in rete un fenomeno che, man mano, sta coinvolgendo una moltitudine di studenti in giro per le scuole italiane. Trattasi della Twitteratura. Il termine deriva dalla crasi di “Twitter”, il social network nato a San Francisco esattamente 10 anni fa e che nel corso di tutto questo tempo è diventato mezzo di comunicazione live di accadimenti anche fra i più importanti su scala internazionale, mantenendo inalterata la sua caratteristica per antonomasia, ossia il limite dei 140 caratteri, e “Letteratura”.

Ma com’è possibile, appunto, fare letteratura su un’area del net con spazi così vincolanti?

La risposta a questo interrogativa l’hanno data Paolo Costa, Edoardo Montenegro e Pierluigi Vaccaneo, “umanisti digitali”, fondatori del blog Twitteratura.org. Il funzionamento di questo utilizzo letterario delle rete è piuttosto semplice. Si sceglie un libro e si chiede ad una comunità di lettori internauti di leggerlo in simultanea, seguendo un calendario prestabilito, in maniera tale per organizzarsi a farne un riassunto, una parafrasi e/o un commento. Il prodotto che vien fuori è un gioco di letteratura collettiva che nelle intenzioni dei promotori spingerebbe i partecipanti a leggere di più e rileggere intensamente un testo. Insomma, trattasi di una critica letteraria via mezzo telematico.

Ebbene, i risultati di questo “gioco” sono stati di un’importanza, a tratti, clamorosa. Basti pensare che nel maggio 2014, al Salone del Libro di Torino approdò la #Twitteratura de “I Promessi Sposi”, iniziativa che portò al coinvolgimento di oltre 4000 internauti, provenienti da 22 scuole superiori italiane, tutti interagenti con i protagonisti dell’opera in versione “cinguettante”, da @TW Ale Manzoni a @TW Fra’ Cristoforo, utilizzando l’hashtag appositamente istituito, #TWSposi. Quello manzoniano, tuttavia, non è l’unico sbarco letterario nel mare di internet. Sono diventati “cinguettanti” altri classici della letteratura, da “Il piccolo principe” di de Saint-Exupéry a “La luna e i falò” di Pavese, passando per “Pinocchio”.

E la rilettura e riscrittura in rete dell’opera di Collodi ha mosso i primi passi non lontano da casa nostra, due anni fa. L’esperimento nacque dall’arguta idea di Angela Cino, docente di lettere presso l’Istituto Alberghiero di Castellana Grotte. L’iniziativa, dopo qualche prima titubanza da parte dei suoi studenti, ha portato alla fine risultati più che soddisfacenti sotto molti punti di vista, da quello squisitamente didattico a quello inter-relazionale, con i ragazzi che, per rielaborare il testo da riprodurre via tweet, si sono incontrati a casa, trascorrendo molto tempo assieme e divertendosi non poco. Inoltre, l’eco di tale esperimento perfettamente riuscito ha fatto sì che la sua classe partecipasse al “Festival delle generazioni” tenutosi il 27 febbraio 2015 presso La Sapienza di Roma. Esprimendo tutta la sua soddisfazione, la professoressa Cino ha parlato di «una sensazione inedita e stimolante. Una scuola che, anche in altri progetti e contesti, mi piace definire antropologica, “connessa” e che “connette” emozioni , conoscenze, competenze  ed esperienze».

E proprio la professoressa nostra conterranea, che ringraziamo, ci segnala l’approssimarsi di un altro appuntamento con la #Twitteratura. A partire dal 7 settembre prossimo, e fino al 16 ottobre, una scolaresca di 29 ragazzi di Bari rileggerà  e riscriverà attraverso la rete “E la felicità, prof?”, il libro del giornalista e docente pugliese Giancarlo Visitilli, edito da Einaudi nel 2012. Sarà possibile in quei giorni seguire su Twitter l’evento grazie all’hashtag #FelicitàProf. Il calendario stabilito con cui, invece, è stata programmata la lettura del libro è disponibile sul blog di Twitteratura, al seguente link https://www.twletteratura.org/2016/08/se-a-scuola-insegnassimo-la-felicita/

Per fornire un’idea, se possibile, ancor più precisa di cosa rappresenti effettivamente l’esperimento della #Twitteratura, chiudiamo con le parole di uno dei tre ideatori dello stesso, Pierluigi Vaccaneo, a margine della citata esperienza de “I Promessi Sposi” al Salone del Libro di Torino:

«Con questa esperienza abbiamo capito l’utilità dei social network nel fare cultura e diffondere il sapere. Noi pensavamo che avremmo stimolato la scrittura, invece ci siam resi conto di aver stimolato la lettura: i ragazzi che hanno preso parte al progetto hanno dovuto leggere davvero i Promessi Sposi, e a fondo, per poterli riscrivere in tweet. E li hanno anche amati».

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