La scure del Presidente Michele Emiliano costringerà probabilmente nei prossimi mesi la sanità pugliese a nuovi tagli. Infatti, alle precedenti razionalizzazioni diventate riconversioni, si aggiungono gli 8 ospedali da chiudere nell’intera regione sotto indicazione del Piano di Riordino voluto dal Sindaco di Puglia. A tutto questo si sommano i nuovi tagli che interessano 24 piccoli ospedali e una trentina di reparti giudicati in eccedenza.

Al di là delle notizie regionali, resta vivo però e centrale il nodo Ospedale Tatarella, le cui sorti sembrano avvolte nella nebbia del primo autunno. Infatti, nonostante le rimostranze della cittadinanza e del centrosinistra, nei mesi estivi, dopo le proteste e le spiegazioni chieste e mai ottenute da Emiliano & Co, è calato il silenzio su una struttura che richiede invece un’ampia discussione con al centro temi concreti.

Cerignola è infatti un Ospedale di cerniera, a cavallo tra due province (Foggia e Bat) e a confine con Basilicata e Campania. Un presidio che accoglie, dati alla mano, utenza da Canosa di Puglia, Cinque Reali Siti, San Ferdinando e Trinitapoli, ma anche Lavello, Melfi e diversi paesi dell’Irpinia. Un movimento di pazienti che diventa economicamente vantaggioso per l’Ospedale e che se fosse incentivato, con il potenziamento del nosocomio e di alcuni importanti reparti d’eccellenza, rappresenterebbe una risorsa per l’intero sistema sanitario pugliese.

Come sarà per l’Ospedale di Monopoli-Fasano a confine tra due provincie, anche per Cerignola non è possibile ridurre la matematica dei posti letto ad una provincia. Gli ospedali di cerniera infatti dovrebbero rappresentare un’eccezione nel sistema sanitario regionale, soprattutto quando, come nel caso di Cerignola, sono ubicati a pochi chilometri da due importanti caselli autostradali, al centro di primarie vie di collegamento con la Basilicata e dotati di pista per l’Elisoccorso.

Con l’auspicio che tra i 34 reparti giudicati in eccesso dal Ministero rispetto al bacino di utenza servito (in Puglia) non ci sia anche Cerignola, si spera che la Regione stessa possa mediare con il Ministero, provando a ridurre sia il numero di reparti da tagliare che le dotazioni.

L’Ospedale Tatarella merita attenzioni particolari per diverse motivazioni, tutte funzionali al miglioramento dell’offerta sanitaria per un comprensorio di oltre 40 chilometri di raggio. Le critiche a prescindere restano purtroppo uno sport deleterio che negli anni ha fatto male innanzitutto alla città, ma ha anche fornito abili ai detrattori di turno.

  • mefisto

    Non’ostante apprezzi il suo( inevitabile) sfarzo nell’appassionante sua difesa a favore della esagerata struttura del Tatarella, ritengo sia ignobile e deletereo da parte di tutti utilizzare sempre gli unici reparti che funzionano per coprire tutta la feccia che alloggia nel Tatarella. Questa non e innovazione e tanto meno un cambiamento.A voler essere maligni il suo articolo può apparire come una minaccia.