Nell’ambito del protocollo di Cooperazione per il contrasto al Caporalato ed al lavoro sommerso e irregolare in agricoltura, sottoscritto in data 12.07.2016, tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero della Difesa e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, sono stati predisposti piani di intervento congiunti al fine di contrastare il fenomeno dell’intermediazione illecita in agricoltura.

Per il territorio di Capitanata, ove si sono spesso registrate simili tipologie di reato, in ottemperanza al Protocollo predetto, è stata costituita una task force con competenza provinciale composta da personale del Comando Provinciale Carabinieri, del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, della Direzione Territoriale del Lavoro e del Comando Provinciale del Corpo Forestale.

La task force ha effettuato una serie di mirati controlli nelle campagne della provincia che ha consentito di attuare una decisa azione di contrasto al fenomeno criminale in argomento. Nel complesso, sono stati identificati e denunciati per “esercizio abusivo dell’attività di intermediazione di manodopera” (caporalato) cinque cittadini rumeni e un cittadino del Mali. Gli stessi, in particolare, esercitavano abusivamente l’attività di intermediazione di manodopera tra aziende agricole e  lavoratori, violando l’art. 18 del Decreto legislativo 267/2003.

L’attività è stata svolta attraverso servizi di osservazione, controllo e pedinamento nelle prime ore del mattino, che partivano con l’individuazione dei furgoni a bordo dei quali salivano i braccianti agricoli; successivamente i mezzi venivano pedinati e poi bloccati nel momento in cui stavano per raggiungere il fondo, dove avrebbero dovuto lasciare i malcapitati lavoratori.

Nel complesso sono stati identificati 52 braccianti sia di nazionalità rumena che extracomunitari. Le vittime hanno ammesso che i conducenti dei furgoni offrivano loro l’opportunità di lavorare nei campi ma di non conoscere l’identità del loro datore di lavoro. Al termine della giornata il “caporale” corrispondeva loro la paga, trattenendo per sé da un minimo di 2 euro ad un massimo di euro 5 per ogni lavoratore occupato.

Nell’ambito dei citati servizi, è stata sequestrata varia documentazione cartacea nella disponibilità dei “caporali” comprovante la loro attività illecita  e quattro furgoni che servivano al trasporto dei braccianti agricoli.

Nel caso dell’attività svolta in località Borgo Mezzanone, nei pressi del CARA, ove era stato individuato un cittadino del Mali che trasportava a bordo del proprio furgone 19 suoi connazionali da avviare al lavoro nei campi, veniva rinvenuta e sequestrata altresì la somma di denaro pari a euro 1.126 in possesso dello stesso, composta di banconote e monete di vario taglio, ritenuta provento della attività delittuosa.

Il personale operante, composto da rappresentanti del Comando Provinciale Carabinieri, del N.I.L., del Corpo Forestale dello Stato e Ispettori del Lavoro, sulla base delle risultanze investigative acquisite, ha quindi denunciato all’Autorità Giudiziaria i sei sfruttatori in ordine al reato di illecita intermediazione di manodopera e attività illegale di mediazione tra domanda e offerta di lavoro ai fini di lucro.

L’attività ispettiva ed investigativa continuerà con sinergia da parte della task force che effettuerà ulteriori servizi volti a contrastare il fenomeno criminale in argomento.