Non si arrestano le polemiche sul servizio di ristorazione scolastica, che pareva aver trovato una tregua con l’inizio della mensa lo scorso 3 ottobre. Non c’è stato verso però, perché pochi giorni dopo è comparso un video, diffuso dal centrosinistra, che mostra come la preparazione dei pasti avviene ancora in Zona Industriale. A poche ore dal filmato il colpo di scena. E’ il 21 ottobre e la Ladisa informa attraverso la propria pagina Facebook che il nuovo centro cottura, sito a Cerignola in via Santuario Madonna di Ripalta, è pronto per essere inaugurato e messo in funzione. Ergo, non funziona ancora.

La notizia non sembra avere molto appeal sui genitori, battaglieri e combattivi quando dai palchi si urlava “mangiano merda”. A ravvivare l’interesse per la cosa è Teresa Lapiccirella, mettiana della prima ora, oggi critica e battagliera rispetto alle scelte dell’amministrazione guidata da Franco Metta.

Con una missiva del 24 ottobre indirizzata al Sindaco, alla dirigente Maria Dettori, a Raffaele Cantone per l’ANAC, al Prefetto di Foggia Maria Tirone, al Dirigente del Commissariato Loreta Colasuonno, al Capitano dei Carabinieri Michele Massaro e al Comandante della Guardia di Finanza Piero Galante, la consigliera chiede espressamente «di adottare tempestivamente tutti gli opportuni provvedimenti di propria competenza al fine di procedere con la risoluzione del contratto relativo all’aggiudicazione del Servizio di Ristorazione Scolastica per le Scuole dell’Infanzia e Primarie della Città di Cerignola per inadempimento della Ladisa s.p.a. ai sensi dell’art. 1456 del Codice Civile».

Una richiesta motivata anche dai paletti che il Bando poneva in essere. Primo su tutti il punto IV 3.2 lettera K, ovvero la «Dichiarazione di ubicazione del Centro di Produzione Pasti». A seguire il IV 3.7 per il quale «la stazione appaltante può revocare l’aggiudicazione, qualora accerti, in ogni momento e con qualunque mezzo, l’assenza di uno o più requisiti richiesti in sede di gara». Infine nel capitolato, all’art. 8 si precisa: «il centro di produzione dei pasti non dovrà essere ubicato in Zona Industriale». Ai sensi dell’art. 1456 del Codice Penale quindi, afferma la consigliera, vi può essere la risoluzione del contratto per «mancata realizzazione o difformità nella realizzazione del progetto gestionale indicato in fase di offerta».

Alla luce di tutto questo assumono un peso specifico differente le parole dell’allora assessore alla cultura Giuliana Colucci, quando sosteneva che bisognava dare il tempo alle aziende di spostarsi dalla Zona Industriale. Così come diventa pesante il silenzio di gran parte del gruppo di Federazione Civica, critico all’epoca, oggi prono.