L’11 Novembre 1999 è una data che resta impressa nella memoria dei cittadini di Foggia e non solo. Quel crollo, alle 3.12, del Palazzo di viale Giotto rimane indelebile in tutti noi, le ore che seguirono alla ricerca dei superstiti, il salvataggio della piccola Laura, la triste conta dei morti, alla fine furono 67. Proprio ieri si è svolta la cerimonia in ricordo delle vittime, fra le autorità presenti ha partecipato l’ex Sindaco di Foggia Paolo Agostinacchio.

Per ricordare quella tragedia Lanotiziaweb.it ha raccolto in esclusiva la testimonianza di un collega fra i primi ad arrivare sul posto, Loris Castriota Skanderbegh, le sue parole raccontano una emozione ancora viva e che mai potrà dimenticare: Quando penso a quell’11 novembre del ’99 il cuore si ferma per un istante e mi riprende la sensazione di sgomento che mi assalì entrando in quella piazza all’alba, vedendo il vuoto dove ero abituato a vedere la facciata di un palazzo ed un cumulo di macerie sul quale si affannavano già tanti vigili del fuoco, uomini delle forze dell’ordine, sanitari e volontari. Ricordo la foga di chi scavava, lottando contro il tempo e il fato, con la speranza di salvare qualcuno da quella montagna di detriti che per tanti, fino a quella notte, era stata “casa”. Ricordo l’applauso liberatorio, le lacrime e le urla di gioia quando emerse da quel luogo di morte, la piccola Laura che si era salvata per miracolo: oggi la incrocio, a volte, signorina, nelle strade di Foggia e ancora mi commuovo e ringrazio Dio per lei. Ricordo le facce addolorate dei parenti che sedevano immobili davanti a tutto quello sciamare di soccorritori: sui loro volti, mano mano si dipingeva la disperazione, quando lo scorrere inesorabile delle ore restituiva solo corpi senza vita. Ricordo il Presidente della Repubblica Ciampi, sinceramente commosso, che volle tornare anche nel tristissimo giorno del funerale collettivo, in Fiera: il suo impegno, quello del Governo e quello del Sindaco Agostinacchio permisero di restituire una casa e una vita dignitosa ai sopravvissuti. Ricordo il mio amico Agostino Laquaglia, scomparso qualche anno fa: un grande uomo, legato a valori solidi e sani, per tre giorni, non volle saperne di scendere da quell’escavatore che manovrava con rabbia per salvare qualcuno da quelle macerie; lui che in un altro crollo, che aveva evitato per una coincidenza, negli anni ’50 aveva perso i genitori. Un vero angelo tra i soccorritori che in quei giorni si comportarono in modo esemplare. Ricordo il vuoto e la sofferenza che mi presero dopo quei giorni di diretta continua dal luogo della tragedia: ho documentato quelle ore drammatiche per Teleblu e Teleregione e persino in un breve collegamento in mondovisione con la CNN (la corrispondente stava arrivando da Roma e occorreva un giornalista che parlasse bene in inglese per rispondere alle domande della conduttrice del tg); ma raccontare di tutti quei morti e di tante esistenze spezzate lascia il segno nell’anima! Spesso ci incontriamo coi parenti delle vittime. Ci guardiamo negli occhi e ci salutiamo con affetto. Non c’è bisogno di dirci molte parole: continuiamo ad averli davanti agli occhi e nel cuore quei terribili momenti, loro più di chiunque altro! Non passerà mai, ma almeno ritrovarsi ogni anno in quella piazza, davanti al bel monumento in bronzo che ricorda i nomi delle 67 vittime, può servire a trovare un po’ di calore e di consolazione nella vicinanza e nell’abbraccio di chi ha condiviso tutte le sensazioni di quelle orribili giornate”.