Foggia e la sua provincia sono devastate (oltre che da una criminalità organizzata pericolosissima) da un crimine diffuso e violento che ha pochi uguali sul territorio nazionale. Furti di autovetture, furti in appartamento, rapine a mano armata, estorsioni con l’uso di esplosivi micidiali sono purtroppo drammaticamente normali. Il crimine violento e predatorio è però solo una parte della situazione di grave degrado sociale e civile che tormenta la Capitanata e il suo capoluogo. Il quadro in cui tale crimine si inserisce è infatti quello di una illegalità diffusa, arrogante, esibita. Espressione fra le più inquietanti di tale illegalità è la pratica dell’occupazione abusiva e sistematica di spazi pubblici che – sottratti all’uso della collettività – diventano strumenti dell’imprenditoria illegale e simboli di legittimazione di un potere criminale che agisce indisturbato.

Si pensi in proposito alla vicenda, già oggetto di una precedente iniziativa giudiziaria, dell’occupazione di suolo pubblico di manufatti abusivi destinati ad un altrettanto abusivo esercizio del commercio. Tali comportamenti minano alla radice il senso di fiducia dei cittadini nei pubblici poteri e sono premessa – in qualche modo terreno di coltura – di altri e più gravi reati.

L’indagine denominata RICONQUISTA (riconquista dei luoghi; riconquista della legalità mortificata; riconquista di un senso nuovo del vivere civile le cui fondamentali premesse sono l’esistenza di regole e, soprattutto, la consapevolezza diffusa che tali regole verranno fatte rispettare) si è occupata di uno dei più eclatanti fra tali fenomeni di abusiva occupazione di un bene comune. Una vicenda che probabilmente non ha eguali nella storia giudiziaria degli ultimi decenni: l’occupazione di una ex caserma e la sua parziale “riconversione” in luogo di detenzione e spaccio di stupefacenti e, in definitiva, in fortino dell’illegalità. Il tutto, incredibilmente, a spese dei contribuenti: i costi delle utenze di gas, luce, acqua, venivano infatti sostenuti dall’amministrazione comunale.

Fin dalle prime ore dell’alba, la Guardia di Finanza del Gruppo Foggia è impegnata con 150 uomini nell’esecuzione di tre provvedimenti emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Foggia:

  • l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di nr. 7 indagati – dei quali 6 residenti a Foggia ed uno a Cerignola (FG) – responsabili, a vario titolo, di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi e ricettazione;
  • il sequestro preventivo, con conseguente sgombero, dell’intero complesso immobiliare denominato “Caserma ODDONE” – già in uso all’Esercito Italiano quale ex Distretto Militare e dal 2015 passato nella disponibilità del Comune di Foggia per essere adibito a “ finalità pubblico-istituzionali ad uso diretto dell’Ente (sedi istituzionali e di rappresentanza, uffici, ecc.) ”,  – da diversi anni occupato abusivamente da ben 24 nuclei familiari, per un totale di 76 persone.
  • Il sequestro per equivalente della somma di €. 360.961,56 a carico di 3 dirigenti pro-tempore del Comune di Foggia.

Alle attività, tuttora in corso, partecipano anche 80 agenti della Polizia di Stato e 80 militari dell’Arma dei Carabinieri, che contribuiscono a garantire il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, oltre a unità dei Vigili del Fuoco, della Polizia Municipale e del “118”.

In particolare, i Finanzieri del Gruppo di Foggia, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla locale Procura della Repubblica hanno accertato che la base logistica di un gruppo criminale dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, alla ricettazione di prodotti provenienti da furti ai negozianti del capoluogo dauno nonché alla detenzione illegale di armi, era collocata in un luogo insospettabile: nell’ex distretto militare di Foggia diventato un vero e proprio distretto dell’illegalità. Tre degli arrestati ed alcuni degli indagati vivono con i propri parenti all’interno dell’ex Distretto Militare di Foggia, luogo di riferimento per l’attività di trasporto, detenzione e confezionamento di sostanza stupefacente, in prevalenza cocaina, ma anche hashish e marijuanaIl gruppo criminale utilizza infatti la sede dell’ex Distretto Militare per coordinare e organizzare anche materialmente l’attività di spaccio, garantito dall’impenetrabilità delle mura che circondano il luogo e dalla presenza di un alto cancello di chiusura del cui telecomando ha la disponibilità solo chi vive nell’immobile. 

Si tratta di un gruppo che ha un modus operandi che si caratterizza per una serie di automatismi che fanno comprendere come lo svolgimento dell’attività illecita, monitorata per meno di un anno (settembre 2014-dicembre 2015), sia consolidata nel tempo e funzionale all’obiettivo di conquistare sempre maggiori fette di mercato. Significativo in tal senso è l’utilizzo di un lessico intriso di metafore ed allusioni comprensibili, nell’intenzione di chi comunica, al solo interlocutore e altrettanto significativa è l’esistenza di un telefono “dedicato” ai rapporti con fornitori e consumatori, telefono che i correi si scambiano nello svolgimento dell’attività. Attraverso una paziente attività di captazione di conversazioni e di servizi di osservazione, la Polizia Giudiziaria ha verificato centinaia di episodi di spaccio.

La Guardia di Finanza, su delega dell’Autorità Giudiziaria, ha inoltre accertato l’abusiva occupazione dell’immobile, originariamente destinato a distretto militare, ad opera della famiglie che attualmente vi abitano. Nel mese di Novembre dell’anno 1999 infatti, a seguito dello sgombero dell’immobile ex Scivar, ritenuto pericolante, la Caserma sede dell’ex Distretto Militare fu ceduta provvisoriamente dal Reparto Infrastrutture di Bari dell’Esercito Italiano al Comune di Foggia, per fare fronte alle esigenze abitative urgenti determinate dallo sgombero, con l’imposizione al Comune di un termine perentorio di un anno per la restituzione dell’immobile. Decorso il termine di un anno dalla consegna provvisoria, vista la non ottemperanza della riconsegna dell’immobile da parte del Comune di Foggia, si sviluppava una reiterata corrispondenza con la quale l’Esercito Italiano, con cadenza tendenzialmente annuale, sollecitava all’Ente locale la riconsegna dell’immobile.

Il Comune non ottemperava e l’immobile veniva nel tempo occupato oltre che dalle famiglie che ne avevano avuto originario e temporaneo diritto (comunque cessato nel novembre 2000), nel contempo andate quasi tutte via, anche da molte altre che si impossessavano degli spazi interni alla caserma in assenza di qualsivoglia autorizzazione, ancorché temporanea. I successivi accertamenti di P.G., permettevano in sintesi di verificare che l’ex Distretto Militare:

  • è occupato, da circa 15 anni, da famiglie che non hanno titolo perché mai avuto o perché scaduto le quali hanno fatto di tale edificio pubblico la propria privata dimora, trasformando i locali, un tempo adibiti ad uffici militari, in abitazioni private e installando un pesante cancello di accesso in ferro alto tre metri dotato di telecomando di cui hanno l’esclusiva disponibilità;
  • molti di questi nuclei familiari hanno redditi propri sufficienti per locare appartamenti: alcune di tali famiglie sono note per la loro caratura criminale (Prencipe, Ariostini);
  • le utenze civili (acqua, gas e luce) sono intestate e pagate dal Comune di Foggia e quindi messe a carico dei cittadini foggiani. Sempre a carico dei cittadini foggiani sono i mancati introiti delle imposte e tasse comunali (TARSU, TARES, TARI) mai richieste e corrisposte dagli occupanti abusivi.

E’ emerso che il Comune di Foggia si è fatto carico, dal 2000 ad oggi (ulteriori accertamenti sulla natura invariata della situazione risalgono ad una settimana fa), di tutte le spese relative alle utenze degli occupanti il Distretto, nonché del costi di vari interventi di ristrutturazione. Il danno erariale determinato dagli indebiti pagamenti e dagli omessi introiti è stato quantificato nella somma totale di circa 972.000,00 euro. Secondo l’ipotesi accusatoria le determine dirigenziali che nel tempo hanno generato l’ingiustificato esborso di tale somma da parte dell’ente comunale sono state artatamente congegnate al fine di ingenerare nell’organo pagatore, e cioè il Servizio Economico Finanziario del Comune, la convinzione che gli importi delle utenze e dei vari lavori di ristrutturazione fossero da imputare a consumi degli edifici comunali in genere, importi che invece hanno riguardato i consumi di quei nuclei familiari che occupano abusivamente i locali dell’ex Distretto e che non sono risultati titolari di contratti di utenza.

La Procura della Repubblica, a conclusione delle indagini, oltre all’applicazione delle misure cautelari personali e al sequestro dell’immobile, cui si è fatto cenno in premessa, ha chiesto ed ottenuto dal GIP presso il Tribunale di Foggia il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente fino alla concorrenza della somma di €. 360.961,56 a carico di 3 dirigenti pro-tempore del Comune di Foggia responsabili di aver autorizzato, nel tempo, il pagamento ai fornitori, da parte dell’Ente, delle utenze relative al complesso immobiliare in argomento. La valutazione relativa alle ulteriori somme indebitamente corrisposte dal Comune di Foggia, poiché riguarda reati ormai prescritti, è stata devoluta alla Procura Regionale della Corte dei Conti cui sono stati trasmessi gli atti.

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