«Non cambierà nulla», aveva assicurato il direttore generale dell’Asl di Foggia Vito Piazzolla, lo scorso febbraio, nel corso del consiglio comunale riunitosi in seduta monotematica contro il possibile declassamento dell’Ospedale Tatarella paventato dal piano di riordino ospedaliero regionale e poi scongiurato. Il nosocomio ofantino resta tra le undici strutture di primo livello della Regione, ma da mesi sono tanti e tali i sintomi che lasciano presagire il suo prossimo smantellamento. L’allarme lo aveva lanciato mesi fa, dai banchi della minoranza, il segretario piddino Tommaso Sgarro, denunciando come la grave e cronica carenza di organico, il blocco del turn over tra gli infermieri -fermo a un anno e mezzo fa- e straordinari abbiano di fatto immobilizzato l’attività di interi reparti, in qualche caso accorpati, riducendo le sedute operatorie. Sgarro allertava anche sulla possibile chiusura del reparto di Cardiologia e del nuovo reparto di Fibrosi cistica, ricordando gli investimenti fatti sui non ancora attivati servizi di asilo nido aziendale, Centro per l’autismo e di assistenza per pazienti oncologici. A questo si aggiungono le difficoltà del Pronto Soccorso e la assoluta mancanza di sicurezza nella struttura per medici e infermieri spesso vittime di episodi di violenza, come quello ai danni del Dott. Di Terlizzi nel giugno scorso.

Un nuovo allarme si sta alzando, nelle ultime settimane, anche dal Centro di Colpocitologia, costola dell’U.O.C. di Ginecologia e Ostetricia, importante presidio di cura della salute delle donne che ha come Direttore responsabile la Dott.ssa Gemma Corrado, anche questo a rischio chiusura. «Una possibilità reale al momento non supportata da alcun atto ufficiale -precisa a lanotiziaweb.it la dott.ssa Antonella Moscarella, tecnico di laboratorio biomedico e responsabile del servizio di colpocitologia di Cerignola-. Ciò che lascia pensare che si verifichi la chiusura o la sospensione del servizio -aggiunge- è data dal fatto che a gennaio andrà in pensione la dott.ssa Corrado che firmava i referti citologici in uscita ma ad oggi non è stato inviato nessuno che possa sostituirla». Dal 19 dicembre, la lettura dei prelievi viene effettuata dalla dott.ssa Moscarella, dalla dott.ssa Specchio e dal dott. Ceglie, quali citoscreener, ma nessuno di loro ha alcuna autorità per firmare il referto citologico, poiché -spiega la Moscarella- «nessuno ha una specializzazione in anatomia patologica o quantomeno i titoli di cui è in possesso la dott.ssa Corrado e che le hanno permesso di svolgere egregiamente questo lavoro sino ad oggi».

Sebbene in ferie d’ufficio, la dott.ssa Gemma Corrado è ancora in corsia. E’ appena uscita dalla sala operatoria quando la incontriamo. «Viviamo da troppi anni in uno stato di inaccettabile precarietà –confessa-. Occorre l’immediata introduzione di un anatomopatologo per la vidimazione dei referti citologici in uscita, un dirigente medico che possa sostituire la mia attività medica, perché ora tutto il lavoro viene svolto dalla dottoressa Moscarella». Intanto, il numero di prestazioni si è ridotto con notevole disagio per l’utenza, ma la Corrado non demorde. Il 20 dicembre scorso ha inviato una lettera, tramite protocollo informatico, alla direzione strategica nella persona del Dott. Piazzolla, del Dott. Battista, nonché del Dott. Mezzadri quale direttore sanitario dei presidi ospedalieri Asl Foggia. Ad oggi, nessuna risposta. Solo la mobilitazione delle pazienti che il 18 dicembre sono scese in campo per una marcia pacifica e che stanno promuovendo una raccolta firme per scongiurare la chiusura del Centro.

Un centro che nasce nel 1980 con il dott. Capotorto affiancato dalla dott.ssa Corrado che, a sua volta, ha preso il suo posto, ampliando l’offerta dei servizi. Infatti, oltre al pap-test, dal 2007 la Corrado ha introdotto il test per la ricerca del papilloma virus, con un numero notevole di casi positivi riscontrati soprattutto nelle ragazze tra i 20 e i 22 anni. «Una preziosa opera di prevenzione -commenta la Dott.ssa Moscarella-, perchè una displasia o un cancro diagnosticato allo stadio zero ha una possibilità di essere risolto senza che la donna venga sottoposta ad interventi particolarmente demolitivi che possano a livello fisico e psicologico compromettere la sua vita futura».

Oltre 25.000 pap-test eseguiti dal 1980 ad oggi, una media annuale di 3.500. Almeno 20 i casi di carcinoma allo stadio zero diagnosticati ogni anno nel Centro di Colpocitologia di Cerignola, per non parlare delle rilevazioni di displasie, lesioni preneoplastiche che, se prese in tempo e monitorate nei tempi previsti dai protocolli, impediscono la loro evoluzione ad uno stadio per cui è richiesto l’intervento chirurgico. Il reparto di Colpocitologia, ubicato al piano terra del presidio ospedaliero “G. Tatarella”, è una Struttura Semplice S.S. che si occupa in particolar modo di lesioni preneoplastiche cervicali e di lesioni neoplastiche cervicali (in situ), nonchè dell’asportazione di neoformazioni endouterine come i polipi ed i miomi. La struttura, che condivide i posti letto con la Divisione di ostetricia, ambulatorialmente, oltre all’effettuazione visite di controllo, esegue e processa in loco esami di primo livello quali pap-test, esami batteriologici a fresco per la diagnosi delle malattie sessualmente trasmesse, visita ginecologica per terapia delle MST e delle lesioni cervicali, Hpv test su partner di pazienti positive al papilloma virus; esami di secondo livello come Hpv Test, Colposcopia, Vulvoscopia, Biopsia mirata cervicale-vaginale e vulvare; terapia delle lesioni cervicali come conizzazione, revisioni del canale cervicale, polipectomia; diagnosi e terapia delle lesioni benigne e preneoplastiche della cavità uterina mediante ecografia transvaginale, isteroscopia Diagnostica e resettoscopia, Biopsia Endometriale; asportazioni di neoformazioni endouterine per via endoscopica in microchirurgia con Isteroscopia operativa o resettore. Di recente inoltre, il centro di Colpocitologia è stato abilitato all’utilizzo dell’istituto del PCA (Pacchetto Chirurgico Ambulatoriale, ndr) che ha permesso la significativa semplificazione del percorso diagnostico e terapeutico in loco, nonché l’accesso delle pazienti al Day Surgery con un unico ticket ed un’unica prescrizione onnicomprensiva. Tante anche le pazienti che, dopo aver subito interventi al di fuori dei confini regionali, in importanti strutture come l’IEO di Milano, si recano nel centro ofantino per i preziosi follow-up semestrali.

«Qui si registrano percentuali di individuazioni di carcinomi allo stadio zero pari al 20%, il doppio di quelle previste dalle linee guida nazionali (10-12%) -commenta la Dott.ssa Corrado-. Risultati importanti che danno un risparmio anche in termini di macro economia sanitaria, perchè la diagnosi e la cura tempestiva di carcinomi in situ impediscono la loro evoluzione in carcinomi invasivi che hanno costi di gestione pari a 250/300mila euro. Ma qui regna la cultura dell’emergenza», chiosa. Insomma, un esempio di buona sanità che inspiegabilmente si sta condannando a morte.

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1 COMMENTO

  1. Sanità Privata per tutti con i dovuti paracudute sociali per i più deboli. Mandiamo a casa questi mentecatti mangiasoldi imboscati, grazie a politici compiacenti, in queste fatiscenti strutture pubbliche. Come si fa per i pacchetti di sigarette bisognerebbe informare la gente: scrivere sull’ingresso dell’Ospedale a caratteri cubitali l’incipit del terzo canto dell’inferno del Somma Poeta ” Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate ” ,e ci aggiungerei, come si dice oggi, la Faccia…. di ogni dottore , anzi lo dovrebbero fare loro di propria volontà visto l’importanza che si danno, m..nch…io…i. Questo si che sarebbe un grosso passo avanti per la sanità Italiana.

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