Sembra, e si sottolinea sembra, che il gioco ed i casino online nel suo complesso nel nostro bel Paese debba essere ìmesso al bandoî. Quindi, non solo ordinanze restrittive, anzi alquanto restrittive, per le “famigerate macchinette”, per le Videolottery oppure per le scommesse di ogni tipo: ora a diventare oggetto di “restrizione” sono anche i videogiochi e veramente questo sembra proprio un paradosso. Il popolo italiano, sembra di conseguenza, non abbia la possibilità di scegliere di divertirsi con il gioco perché viene tutto vietato… ma quello lecito ovviamente, perché si continua a sottolineare che quello illegale continua ad esserci e pure a prosperare.

Il gioco pubblico viene sempre più sospinto in un angolo al punto che anche i videogiochi e gli apparecchi di puro intrattenimento in generale vengono ad essere vietati, o limitati nell’utilizzo, in tanti territori. Proprio quei giochi assolutamente privi di “controindicazioni” e, sopratutto, senza vincita in danaro. Quanto ìdenunciatoî si concretizza a Tortona, provincia di Alessandria, dove il suo beneamato Sindaco ha deciso di revocare una vecchia ordinanza risalente al 2008 sul gioco, predisponendo un nuovo regolamento che andrà a decorrere dal prossimo 20 gennaio.

Regolamento che fissa nuovi limiti di installazione delle attività ludiche, su tutto il territorio e su tutte le tipologie di locali, ed includendo oltre alle slot machine, anche i videogame (meglio forse conosciuti come i “famosi comma 7”). E quello di Tortona non si tratta di un caso isolato, visto che questi provvedimenti sono già stati adottati su altri territori come l’Emilia Romagna, Piemonte, Campania, Liguria e Basilicata magari con forme ed obbligatorietà diverse.

I risultati di questi “obblighi”, però, sono identici, divieto d’uso sia pure limitato a determinate fasce orarie o categorie di persone dei giochi di abilità il cui scopo (contenuto nel proprio DNA) è quello esclusvamente di intrattenere, divertire, aggregare. Sembra essere questa la nuova faccia del prolungamento della “questione territoriale” lasciata irrisolta dalla Conferenza Unificata e portatrice di una deriva assoluta del gioco. Questo è il risultato della costante ìbattagliaî instaurata dagli Enti Locali contro il gioco ed i casino online migliori (riserva di Stato) e contro lo Stato (che ne detiene la riserva, ma solo sulla carta).

Si ribadisce da queste righe, ancora una volta, quanto sia giusto che un amministratore locale rivendichi il diritto di disciplinare gli orari dei locali pubblici sul proprio territorio di compentenza, oppure che voglia intervenire per disciplinare un’attività, sopratutto una particolare come quella del gioco d’azzardo, che ha senza ombra di dubbio un impatto sul territorio “particolare ed importante”. Dissentiamo, però, “ferocemente” sulla necessità di adottare alcune discipline incoerenti e poco adeguate, sopratutto in una materia complessa come quella dei giochi che ha portato alla “questione territoriale” trascinata oltremisura e che coinvolge tutto un mondo di imprenditori ed operatori.

Non si può non ricordare la questione relativa alle cosiddette “ticket redemption” – le apparecchiature di gioco per bambini che erogano dei ticket sulla base della prova di abilità del giocatore – che sono state oggetto di forti polemiche da parte di talune amministrazioni poichè considerate “istigazione all’azzardo”. E senza entrare nel merito di questa discussione, è evidente che il proliferare di norme, alcune anche mal presentate e troppo avventate, sta facendo diventare la materia del gioco pubblico una sorta di ìdiavoleriaî dalla quale allontanarsi e “non toccare mai”.
Quindi, anche l’amusement, gioco di puro intrattenimento fatto da videogiochi Arcade e simili, rientra nella categoria con la quale tutti non dovrebbero avere “nulla a che spartire” neppure il divertimento.