Futuro e alternanza scuola-lavoro, due parole chiave sulle quali si dovrà costruire il futuro dei giovani, per promuovere realmente le specializzazioni di cui oggi il mercato fa richiesta. Si parte da qui per discutere intorno al tema delle biotecnologie nella mattinata di ieri all’IISS “Righi” in occasione del convegno “Nuovi profili occupazionali per le nuove economie”. Un incontro voluto dalla Preside Irene Sasso in occasione della presentazione del nuovo indirizzo del settore tecnologico “Chimica, materiali e biotecnologie” con l’articolazione “Biotecnologie sanitarie”, e dell’articolazione “Automazione”, dell’indirizzo “Elettronica ed Elettrotecnica”, attivi per l’anno scolastico 2017-2018.

Un’occasione anche per raccontare esperienze e testimonianze di quanto oggi un simile argomento sia attuale e di ampio respiro. Un respiro europeo sul quale offre il proprio contributo l’onorevole Elena Gentile, deputata al Parlamento Europeo. «Biotecnologie sanitarie e automazione sono settori che possono, come abbiamo visto stamane, generare valore per il territorio. Le risorse pubbliche utilizzate per finanziare percorsi di impresa credo siano sempre prioritarie rispetto al pareggio di bilancio. L’Europa accompagna questi percorsi di innovazione, che necessariamente devono partire dalla formazione e dalla scuola, perché cerca di immaginare nuovi scenari. È proprio per questo che dobbiamo capovolgere quindi le idee d’un tempo sulla formazione, anche su quella professionale. In Europa oggi è quanto mai centrale ad esempio il tema dell’intelligenza artificiale, della robotizzazione anche in ambito strettamente sanitario. L’occasione che nascerà dai percorsi di studio che prendono vita in queste mura possono realmente essere un’opportunità concreta per le ragazze e i ragazzi di Cerignola e paesi limitrofi».

A testimonianza l’esperienza significativa di Sergio Fontana di Farmalabor, ma anche del presidio di riabilitazione extraospedaliera “Angeli di Padre Pio”  e del Centro di Riabilitazione Padre Pio.

Lo stesso sottosegretario del MIUR Angela D’Onghia ha ribadito come oggi più che mai vi è l’esigenza di riflettere sulle nuove professioni, su ciò che il mercato chiede alla scuola. Proprio queste ultime «dovrebbero diventare le piazze delle comunità – dice D’Onghia -. Si devono aprire ai territori e alla domanda di professioni che in un certo territorio insiste, ma anche a quella domanda di formazione specifica che proviene da lontano e che solo un certo territorio vocato a certe specializzazioni può offrire. Credo che la scuola debba essere un luogo aperto per le famiglie perché queste devono essere interessate e coinvolte nel disegno di formazione e nella quotidianità degli istituti. Dobbiamo tutelare realtà come queste – chiosa la sottosegretario – e fare in modo che ce ne siano altre, perché così si crea filiera, si crea economia, si crea sviluppo, ma soprattutto lavoro».

Tra i tanti presenti anche diversi Presidi di altri istituti, che hanno certamente saputo cogliere l’invito all’apertura verso le “nuove professioni”. La diversificazione dei percorsi classici, a cui per altro molti dirigenti scolastici hanno già risposto positivamente, potrebbe seriamente rappresentare una via preferenziale di sviluppo del territorio.

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