Il tema inerente su quali siano le migliori basi per dare vita ad un proficuo dialogo interreligioso è una di quelle problematiche, come si suole dire, vecchie come il mondo. Il quadro politico internazionale venutosi a creare negli ultimi tempi ha ulteriormente spostato i riflettori su questo aspetto, creando sostanzialmente due schieramenti le cui posizioni sembrano essere inconciliabili: da una parte, chi concepisce in chi ha un credo diverso dal proprio come qualcuno da cui difendersi, innalzando delle barriere; dall’altra, invece, chi quelle barriere vuole trasformare in ponti per provare ad instaurare un dialogo. La questione, come si evince, presenta dei nodi. Alcuni di questi si è provato a scioglierli in un seminario che si è tenuto lo scorso sabato, 18 febbraio, presso il Salone della Curia Vescovile “Giovanni Paolo II” di Cerignola, promosso dal MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale), dal titolo «Cristiani e Islam: un incontro (im)possibile?». Relatore dell’incontro è stato Don Vincenzo Di Pilato, docente presso la Facoltà Teologica Pugliese «Regina Apuliae» di Molfetta nonché Rettore del Santuario Santa Maria delle Grazie di Corato.

Le tesi del relatore prendono le mosse dal Concilio Vaticano II, nello specifico dalla dichiarazione «Nostra Aetate» sulle relazioni della Chiesa con le religioni non-cristiane del 28 ottobre 1965. Papa Giovanni XXIII volle con fermezza la redazione di un documento che aprisse alle altre confessioni. «La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini» – è quanto recita un passo della dichiarazione Nostra Aetate che, sul rapporto Cristianesimo-Islam, afferma: «Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e mussulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà».

Don Vincenzo Di Pilato, a questo punto, pone in risalto i punti di convergenza fra la religione cristiana e quella islamica, partendo innanzitutto dal monoteismo, sottolineando anche le tante figure in comune tra le due confessioni (ad esempio, Maria è la figura femminile più citata nel Corano), fino a giungere al fatto che entrambe sono religioni aventi carattere escatologico, vale a dire che concepiscono l’essere umano compiere un percorso proiettato verso un giudizio finale, il quale sarà sia individuale che collettivo.

Il focus dell’incontro si è poi spostato sulla dimensione pratica. Don Di Pilato ha, infatti, raccontato la storia di una coppia che è testimonianza provante di quanto discusso. Il riferimento è a Sara e Saber, moglie e marito – di religione, rispettivamente, cristiana e mussulmana – con i quali coordina una cooperativa di accoglienza a Bisceglie. Sara e Saber hanno un figlio. Entrambi sono religiosi osservanti, con tutte le problematiche che ciò può comportare a una coppia come la loro e che, in tutta onestà, non hanno nascosto. Tuttavia, sono pienamente concordi nell’educazione da impartire al figlio, permettendogli di avere a che fare con tutte e due le culture, anche attraverso la assidua frequentazione di entrambe le coppie di nonni (quelli materni a Napoli, i paterni invece in Algeria). Una volta cresciuto, loro figlio sarà libero di incamminarsi verso il proprio credo, avendo in ogni caso il sostegno dei propri genitori.

Anche la politica ha mosso importanti passi nella direzione del dialogo interreligioso, molto di recente. È dell’1 febbraio scorso, infatti, il Patto Nazionale stipulato fra il Ministero degli Interni e le Comunità Islamiche Italiane nel quale si sottolinea che «cristiani e mussulmani sono chiamati a difendere e promuovere sempre, in uno spirito d’amore, la dignità umana, i valori morali e la libertà».

Don Vincenzo Di Pilato, però, non si tira indietro dal porre l’accento anche su altri aspetti, i quali emergono da un vivace dibattito sorto con l’uditorio. «Il dialogo serve a mettere in evidenza ciò che abbiamo in comune, ma anche ciò che ci distingue» – asserisce il relatore, il quale aggiunge «Chi dice ‘Tutte le religioni sono uguali’ commette un errore, poiché questo non significa proprio niente. Le religioni delle differenze ce le hanno. Sarebbe invece il caso di dire ‘Tutti le donne e gli uomini sono uguali in dignità’. Chi vuole intraprendere un dialogo con tali presupposti erronei è come se andasse a imbattersi in un banco di nebbia, non vedendo chi gli sta davanti». Ricordando anche l’esempio di Don Andrea Santoro – il sacerdote italiano assassinato in Turchia nel 2006 da un giovane fondamentalista islamico, pagando a carissimo prezzo la sua apertura verso una comunità che stava iniziando a corrispondergliela -, Di Pilato allarga il suo sguardo sul panorama internazionale contemporaneo, evidenziando che «Oggi l’Europa sta affrontando sfide nuove a cui è difficile rispondere subito, poiché le risposte sono in itinere. Le nuove generazioni stanno respirando un’aria pesante e per questo ringraziamo Dio per aver avuto Santi Padri come Wojtila, Ratzinger e Bergoglio». E in conclusione: «La nostra identità di certo non si salvaguarda ergendo dei muri. La paura non si vince andando ad innescare un’altra paura. Gesù Cristo è la nostra verità, ma non è una verità da brandire come un’arma da lanciare verso chi non la pensa come noi. Io ho il sacrosanto diritto di dire ciò che sono, l’altro ha il sacrosanto diritto di dire ciò che è. Facciamo del dialogo uno stile».

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  • Ciccarelli Osvaldo

    NON ESISTE DIALOGO CON L’ ISLAM. NON E’ UNA RELIGIONE. SMETTETE DI SOGNARE E SCENDETE SU TERRA. OVUNQUE L’ ISLAM E’ PRESENTE E’ UN GRANDE PROBLEMA.

    • Oggettivo

      Leggi la Bibbia, mettila in pratica alla lettera e sarai peggio dell’ISIS.
      Il problema non è l’ Islam, è il fondamentalismo.

      Se consideriamo unica religione le varie tipologie di cristiani (cattolici, protestanti, evangelici, testimoni di Geova ecc. ecc…………..) l’Islam è la seconda religione al mondo, e non mi pare abbia portato problemi ovunque.

      • Ciccarelli Osvaldo

        L’ Islam é soprattutto politico, sta creando gravi problemi dappertutto. Lei dice che é il fondamentalismo, questa “religione” é rimasta come quando fu creata, nulla é cambiato. Il loro libro sacro é una vera ode alla cattiveria ed alla crudeltà.

        • Oggettivo

          Proprio come il cristianesimo.

          La Bibbia dei cristiani e degli ebrei non è da meno al Corano per crudeltà.

          Il cristianesimo ha continuamente fatto politica e continua ancora a farlo, proprio a Cerignola lo abbiamo visto con l’asse Metta-Dimolfetta senza parlare di gente come Bagnasco e adesso pure Galantino che stanno sempre a ficcanasare nella politica e a dire la loro.

          Voglio infine ricordare che il Allah, Javeh e il Signore (dio de cristiani), sono lo stesso identico dio.

  • Gianfranco Russo

    A prescindere da come si considerino le religioni locali e le grandi religioni universali, come sistemi mitologici in contrasto che vogliono dominare attraverso la loro irrazionalità o come fasi dell’evoluzione dello spirito, appare abbastanza evidente che esse sono l’espressione della civiltà nella quale sorgono e si sviluppano. Di sicuro bisogna prendere atto che, nell’attuale fase dell’evoluzione umana, nessuna delle cosiddette religioni mondiali presa singolarmente potrà mai qualificarsi come la Grande Arca per tutti i gruppi dell’umanità