Il ciclo di incontri promossi dal MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) di Cerignola prevede nel proprio calendario un altro appuntamento che, per la tematica che verrà trattata, promette di offrire molteplici spunti di interesse, riflessione e discussione. Sabato 4 marzo, alle 18.00, presso il Salone della Curia Vescovile “Giovanni Paolo II”, avrà luogo il seminario dal titolo “Il testamento biologico: tra dispositivi di legge e discernimento etico”.

Al centro del dibattito, quindi, vi è il delicato rapporto che intercorre fra scienza, etica e fede, territori i cui confini sembrano spesso difficilmente definibili. Alcuni degli aspetti più spinosi del suddetto tema sono tornati in queste settimane nel cuore dell’opinione pubblica, con il caso di Dj Fabo – all’anagrafe Fabiano Antoniani -, il disc jockey 40enne divenuto tetraplegico e cieco a causa di un incidente che lo ha coinvolto il 13 giugno 2014, dopo una delle sue serate passate ad intrattenere il suo pubblico con la sua musica in un locale milanese. Fabo è ormai immobilizzato a letto da quasi 3 anni e, dopo aver rivolto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un video-appello (per voce della sua compagna Valeria)affinché intervenisse in merito alla proposta di legge sull’eutanasia presentata 3 anni fa dall’“Associazione Luca Coscioni” e la cui discussione in Parlamento è ferma da altrettanto tempo, accompagnato dall’Associazione stessa, è andato in Svizzera – Stato dove l’eutanasia è legale – e alle 11.40 del 27 febbraio, come annunciato dal leader dell’Associazione Marco Cappato, è spirato in maniera assistita.

Ma a fare da contraltare al caso di DJ Fabo c’è un’altra testimonianza, quella di Matteo Nassigh, studente 19enne che, attraverso un’intervista a L’Avvenire, lancia il suo «controappello». Matteo vive su una sedia a rotelle dalla nascita (a causa di problemi di asfissia durante il parto, dovuti alla negligenza dei medici), non cammina, non parla ma comunica attraverso l’utilizzo di una tavola alfabetica che sua madre Ivana, ormai, legge con semplicità estrema. Nell’intervista al giornale diretto da Marco Tarquinio, Matteo non nasconde di aver pensato anche lui in passato di voler morire, ma poi sottolinea che non bisogna concepire la disabilità come assenza di qualcosa, bensì come essere presenti in maniera diversa. «Ci vedete come mancanza di libertà, ma noi siamo libertà, se ci viene permesso di essere diversi» continua Matteo, che lancia così un messaggio che va in tutt’altra direzione rispetto a quello di DJ Fabo.

Come si evince, quindi, i punti di vista su questo tema possono essere i più differenti, anche partendo da presupposti – come quelli di Fabo e Matteo -, almeno all’apparenza, molto simili. Il seminario di sabato prossimo potrebbe darci una grande mano ad entrare con un po’ di cognizione di causa in più in queste delicate problematiche, permettendo di schiarire il nostro sguardo su punti che, ad oggi, si presentano ancora non facilmente interpretabili. Ad intraprendere questo percorso ci aiuteranno la dottoressa Chiara Lorussodirigente medico dell’Ospedale “G. Tatarella” di Cerignola – e Monsignor Domenico Marronedirettore dell’Istituto Superiore di Scienze religiose di Trani, Facoltà Teologica Pugliese. Un appuntamento, quello promosso dal MEIC, che si presenta come un’importante opportunità.

  • libero

    Non mi sembra ci sia molto da discutere.
    Ogni persona ha il diritto di decidere della propria esistenza.
    E se è stanca di vivere può decidere di morire.
    Problemi etici e credi religiosi sono strettamente personali e non possono essere utilizzati per limitare le altrui libertà.