La Procura parla di “ramificati traffici di sostanze stupefacenti riconducibili a due gruppi criminali operanti a Potenza e Cerignola, uniti da intrecciati meccanismi di fornitura e di approvvigionamento”.

Questo è quanto emerso dalle indagini condotte alla Squadra Mobile della Questura di Potenza e dal GICO della Guardia di Finanza di Potenza che ha portato alla luce l’esistenza di un sodalizio criminoso che che avrebbe commesso un totale di 349 ipotesi di reato per episodi di vendita, acquisto e cessione di sostanze stupefacenti (soprattutto eroina ecocaina) nonché di estorsioni legate al recupero del denaro proveniente dallo spaccio. Gli indagati in totale risultano essere 54 di cui 16 sottoposti ad ordinanza cautelare da parte del GIP di Potenza.

Si tratta di: Santarsiero Rocco (83′), Cioffredi Claudio (84′), Sciusco Giovanni (67′),Tarantino Roberto (79′), e Cassano Raffaele (74′), tutti destinatari della misura cautelare in carcere. Santarsiero e Cioffredi, entrambi potentini, che sembrerebbero da una prima ricostruzione essere i due fondatori dell’organizzazione.

A gravare sul conto di Rocco Santarsiero le dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia.

Ai domiciliari sono finiti Sambataro Alessandro (84′), Nucito Mirco (88′), Cerverizzo Giovanni Antonio (87′), Caporaso Daniele (75′), D’Aversa Antonio (68′) e Barile Lucia(87′).

L’obbligo di presentazione alla p.g. è stato altre’ disposto per Barbetta Teodoro Gabriele(77′) di Melfi, Bochicchio Maurizio (90′) di Avigliano, Ciciriello Pasquale Antonio (88′) di Potenza, Salvia Laviero ()di Tito, Doria Oreste (80′) di Picerno.

La base operativa dell’organizzazione dove i membri dell’associazione si incontravano per determinare i compiti da assolvere per la commissione dei diversi reati ascritti era a Potenzapresso l’abitazione di SantarsieroCioffreda. Gli associati curavano l’intero iter relativo all’attività, dall’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti fino al taglio della stessa ed allo smercio.

Il quadro emerso, come dichiarato dal Procuratore Gay, è di “indubbia gravità, preoccupante ed allarmante”. Le numerose conversazioni captate hanno confermato l’esistenza di un vero e proprio “patto associativo” che si appoggiava su un sistema ben congegnato di controllo del territorio.

Venivano utilizzate, nella programmazione dei viaggi verso Cerignola, auto e moto intestate a soggetti non associati ricorrendo spesso ad un sistema di “staffetta”. Si badava anche ad organizzare un adeguato servizio di “vedette” in occasione del rientro a Potenza, per segnalare subito la presenza o l’eventuale arrivo delle Forze dell’ordine. Gli associati assicuravano anche la fase del taglio della droga. Numerosi anche i “viaggi” verso la Campania e precisamente verso il rione Traiano, quartiere Soccavo, per incontrarsi con alcuni membri di una nota famiglia locale, gli Ivone.

Da rilevare, infine, la circostanza più volte dimostrata della disponibilità di armi, anche clandestine, resa manifesta anche da un sequestro operato nei confronti di Santarsiero.

Tratto da ufficiostampabasilicata.it – 7 marzo 2017