L’ITE (Isitituto Tecnico Economico) “Dante Alighieri” di Cerignola punta il proprio obiettivo sull’adolescenza e lo ha fatto in una due-giorni di incontro e dibattito con un seminario dal titolo «Dire sì o dire no ad un adolescente?». Il convegno, di rilevanza nazionale e che ha avuto luogo il 16 ed il 17 marzo presso la Sala Conferenze dello stesso Istituto, ha visto il lavoro di squadra di diversi enti ed istituzioni: oltre all’Istituto “Alighieri”, la Fondazione Nuova Specie onlus, l’Associazione “Alla Salute” di Cerignola (il cui segretario è Ottavio Dantone), il coordinamento nazionale della “Scholé Globale” e la compagnia teatrale “Viteatro”.

Ad aprire i lavori e a dare il benvenuto al numeroso uditorio è stato il dirigente scolastico dell’ITE, Salvatore Mininno, il quale ha introdotto l’argomento parlando dell’adolescenza come della «età ingrata» e, al contempo, ha illustrato i percorsi di alternanza scuola-lavoro del suo Istituto, che si pongono l’obiettivo di formare nuove figure professionali che vadano ad investire le competenze acquisite sul territorio, come ad esempio quella del tourist-manager. Il professor Mininno evidenzia anche quanto sia fondamentale informare e formare i genitori per scongiurare il fenomeno della dispersione scolastica.

Dopo i saluti delle Istituzioni – a partire da S.E. Monsignor Luigi Renna, al sindaco Franco Metta, all’Assessore alla Cultura ed Istruzione Raffaella Petruzzelli per finire con il vice-sindaco ed Assessore alle Politiche Sociali Rino Pezzano – il seminario entra nel vivo, coordinato dal dottor Giuseppe Russo, direttore del Centro Sociale “Mons. A. Palladino”. Russo ha sottolineato l’importanza dell’«educare gli adolescenti al senso del limite» asserendo che per far ciò occorre che «Scuola, Chiesa e altre agenzie educative lavorino insieme».

Il primo relatore dell’incontro è stato il dottor Mariano Loiaconopsichiatra, psicoterapeuta ed epistemologo, presidente dell’associazione Nuova Specie onlus (nata nel 2011) – con un intervento dal titolo «Mutamento antropologico e disagio diffuso». Il dottor Loiacono è il promotore del “Metodo alla Salute”, nato da una sua ricerca nel 1966 e che dal ’77 viene sperimentato presso il Centro di Medicina Sociale di Foggia, affrontando la cura del “disagio diffuso” da un nuovo punto di vista, senza utilizzo alcuno di psicofarmaci. Dalla sua cinquantennale esperienza ha affermato che «il seminario – come dice il termine stesso – è un incontro nel quale ognuno getta il proprio seme facendo germogliare qualcosa. Nessuno è il depositario della verità». Parlando dell’associazione che presiede, riconosciuta dal Ministero, l’ha paragonata alla divinità romana “Giano bifronte”, poiché «è la sintesi creativa di ciò che siamo stati e quello che vogliamo essere». In merito al tema cardine della giornata, se dire Sì o No ad un adolescente, per Loiacono «la risposta non va cercata in superficie, come se stesse sulla punta di un iceberg, poiché quella punta è solo l’8% dell’iceberg stesso. Occorre andare in profondità». Il presidente dell’associazione Nuova Specie ha successivamente sottolineato come la nostra vita sia un archetipo della parabola biblica dell’esodo degli Ebrei, poiché abbiamo dentro di noi un «faraone dal quale vogliamo liberarci». Infine, ci ricorda che dal secondo dopoguerra il mondo è profondamente cambiato, diventando villaggio. «Il mondo come era prima, oggi non c’è più. L’individuo non ha più riferimenti attorno, è nel caos, quel caos figlio della “libertà di…”».

Successivamente è stato il turno del dottor Martino Colicchio che, col suo intervento intitolato «Dal cerchio magico alla Scholé Globale» ha illustrato un progetto didattico-formativo del tutto innovativo. Martino Colicchio insegna musica, avendo a che fare anche con alunni affetti da autismo. Cos’è la Scholé Globale? «È la ricerca di un modello nuovo» – spiega lo stesso insegnante, originario della Romagna -. Colicchio ha poi proseguito parlando di com’è sorto questo modello: «Grazie a tanti colleghi conosciuti nei corsi di formazione, abbiamo potuto creare una rete, partendo dai limiti che sperimentiamo sul campo lavorativo. Relazionarsi è una grande forma di crescita». Sul metodo del “cerchio magico”, Martino Colicchio ha spiegato come «sia servito a dare valore a quei ragazzi che nel contesto-classe sono timidi, poco partecipi, che stanno ai margini ed ha sciolto dinamiche e sottodinamiche dei gruppi. È un metodo che abbiamo adottato sia alle elementari che alle medie. Talvolta abbiamo invitato anche i genitori, facilitando dialoghi con i figli su aspetti che prima non erano emersi. I cerchi magici sono stati fatti anche per gli insegnanti: sperimentavamo, ci formavamo, scambiavamo le nostre esperienze». Durante il suo intervento, il dott. Colicchio ha parlato del G.E.I.P.E.G. (Genitori Educatori Insegnanti Progetto Educativo Globale), un’importante associazione che, sempre in tale direzione, opera nelle scuole elementari e medie di Emilia-Romagna, Marche e Puglia.

La terza parte del primo giorno di seminario  – intitolata «Dal disagio alla ricerca» – ha visto come relatori la professoressa Nicoletta Pennella ed il professor Davide Morri. Ha aperto la prof. Pennella, iniziando dalla sua diretta esperienza: «Nasco come insegnante di sostegno e ho avuto la fortuna di lavorare in una scuola paritaria in Puglia dove veniva messo al centro l’aspetto relazionale ed emotivo, che prevedeva l’integrazione di più bambini disabili all’interno di un’unica classe». Entrando nel tema della giornata, la prof. Pennella ha detto la sua: «Dire Sì o dire No ad un adolescente? È importante che gli adulti si pongano già prima questa domanda, così da trovare la strada giusta da percorrere, magari iniziando dalla scuola materna». Successivamente, è stata la volta di Davide Morri, insegnante di matematica e scienze presso una scuola media del riminese: «La cosa che mi ha colpito quando ho iniziato ad insegnare è il disinteresse dei ragazzi sui programmi. Allora mi sono chiesto cosa potessi fare per accenderlo. Sono partito dalla didattica ascendente, l’esatto contrario di quella discendente per la quale bisogna dare ai ragazzi contenuti spesso slegati dalle loro vite e dai loro interessi. Ho cercato delle strade nelle mie lezioni – prosegue Morri – per una didattica dove era importante la relazione. Se devo partire dai bisogni e dai desideri dei ragazzi, devo conoscerli». Il prof. Morri ha poi raccontato di un suo alunno particolarmente vivace, a tratti ingestibile col passare delle ore, e di come lui lo abbia “sfidato” con le sue stesse “armi”: «Mi sono messo in gioco. Da un’idea della mia collega che insegna inglese e che usava il rap per insegnare i verbi, ho scritto un testo rap con le regole della matematica, inserendo anche i modi di dire dei ragazzi. Non avrei mai pensato di fare una cosa del genere! Da lì per tutto l’anno abbiamo lavorato benissimo».

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Ad una prima giornata, quella del 16, di carattere “accademico”, è seguita quella del 17 di natura – è proprio il caso di dire – ludica e spettacolare. A coordinarla è stato il professor Paolo Ricci, dottore di ricerca ed insegnante presso l’Istituto stesso. Il docente ha evidenziato quanto sia fondamentale fare rete fra genitori, insegnanti ed educatori e, allargando l’orizzonte del suo intervento, ha indicato che «i nuovi interventi previsti dal Fondo Sociale Europeo operano sotto due profili: prevenire il disagio e la dispersione scolastica e realizzare nuove progettualità educative e didattiche come quelle illustrateci dai nostri amici docenti».

Protagonista della seconda giornata è stata la compagnia teatrale Viteatro, nata lo scorso anno con l’obiettivo di rappresentare attraverso l’arte teatrale tutte le forme di disagio. Tale compagnia, composta da ragazzi ma anche da docenti, fra i quali gli stessi Davide Morri e Nicoletta Pennella, ha indossato i panni dei personaggi de “Alice nel Paese delle Meraviglie”, con un’opera dal titolo «Oltre lo specchio di Alice». Lo specchio è simbolo di introspezione e di autocritica. Lo spettacolo ha offerto ad un pubblico decisamente coinvolto momenti di riso alternati ad altri di profonda riflessione circa le fasi più critiche dell’età dell’adolescenza, assumendo a tratti anche le sembianze di un flash-mob. Come spiegato da Davide Morri dopo l’esibizione, il teatro è una passione che ha fin dai tempi dei suoi studi universitari e che gli ha permesso di liberare tutta la sua creatività. A dar man forte a questo discorso anche la professoressa Pennella che ha affermato che «mentre nel teatro si rappresentano delle parti e dei personaggi, nel “Viteatro” invece mettiamo assieme la vita ed il teatro, poiché nei personaggi che interpretiamo ci sono anche delle parti di noi che dobbiamo esser bravi a comprendere. E non è facile».

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Il bilancio di questa due-giorni sull’adolescenza promossa dall’ITE “Alighieri” di Cerignola non può che essere ampiamente positivo. Recenti fatti di cronaca hanno testimoniato quanto sia importante tenere accesi i riflettori su un tema, quello del disagio adolescenziale, che, se lasciato nell’oblio, può portare a conseguenze anche senza via di ritorno. Apertura, dialogo e confronto sono tre delle strade ineludibili da percorrere in questo senso. La sinergia posta in essere dall’ITE “Alighieri” con le Associazioni, che hanno arricchito quest’incontro, ha offerto alla nostra comunità un tesoro di conoscenze che non possiamo esimerci dal fare nostro.