Il 21 Marzo, “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, si è svolta presso la Cattedrale di Cerignola un incontro presieduto da Mons. Giancarlo Bregantini, Arcivescovo della diocesi di Campobasso, testimone col suo grande impegno contro la ‘ndrangheta negli anni calabresi, durante i quali ha comminato la scomunica a coloro che fanno abortire la vita dei nostri giovani, uccidendo e sparando, e delle nostre terre, avvelenando i nostri campi come egli stesso li ha definiti.

Una data emblematica, proprio nel giorno in cui a Locri, nelle stesse ore, si svolgeva la manifestazione nazionale di Libera per la “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”.

Prima dell’intervento del Pastore, per l’appunto, si è voluto cominciare con la lettura dell’elenco delle vittime delle mafie pugliesi declamato dal Vescovo Mons. Renna, da Don Pasquale Cotugno, dai membri delle pastorali e dai familiari di Michele Cianci – ucciso il 2 dicembre 1991 – da quest’anno riconosciuto anch’egli ufficialmente come vittima della mafia.

Mons. Bregantini, partendo dalla lettura del passo Isaia 62,1, ha parlato del grido di dolore delle popolazioni sofferenti per ragioni sociali, politiche ed economiche, invitato la comunità a “sforzarsi di capire le ragioni della propria marginalità per trasformarla in tipicità che nasce dalla fierezza di essere nati in un certo luogo ed è la base per il nostro futuro” e “a difendere la propria terra come uno sposo geloso” con spirito di cooperazione e solidarietà fra conterranei, primo ed indispensabile passo verso il progresso.

Inoltre, Sua Eccellenza ha paragonato il cammino delle comunità oppresse alle ultime ore di Cristo sulla croce, che non devono essere più intese come momenti di agonia, ma come un percorso che va dalla sofferenza, alla riconciliazione con se stessi e con i propri oppressori che può avvenire solamente tramite un vivido impegno civile. Secondo Mons. Bregantini, infatti, “per sconfiggere la malavita è necessaria una cooperazione tra Stato e Chiesa, che esiste già ma va aumentatacome ha dichiarato in esclusiva ai microfoni de lanotiziaweb.itper costruire la casa di cui parlava il Beato Giuseppe Toniolo, in cui siano presenti la spiritualità della Chiesa che lancia ideali, l’etica che la verifica, la cultura, la politica e l’economia. Se riusciremo a mettere in sinergia questi cinque livelli, riusciremo a creare una società bella e stabile”.

Bregantini ha anche incoraggiato tutti coloro che vivono situazione di oppressione “a sognare sempre, perché senza sogno non c’è nulla, a valorizzare i piccoli germogli positivi che nascono nella propria terra e aiutarsi l’un l’altro a realizzare i propri progetti”.

L’intervento dell’arcivescovo è capitato in un momento in cui il tema della legalità a Cerignola è molto sentito, ma questa testimonianza, di un uomo che ha affrontato così tenacemente la criminalità organizzata, ha ribadito un concetto fondamentale che talvolta nel dibattito viene trascurato: l’amore per la propria terra.

A che serve rinnegare la nostra terra proprio nel momento in cui qualcuno sta cercando di portarcela via? Cui prodest? Solo nel momento in cui i cerignolani si rinnamoreranno della loro città saranno nuovamente in grado di difenderla e valorizzarla.

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