Bullismo, cyberbullismo e corretto uso del web sono stati fra i temi discussi in un interessante convegno promosso dalla Scuola Secondaria di 1’ grado “Giuseppe Pavoncelli” di Cerignola e patrocinato dall’Assessorato alle Politiche Giovanili,  del delegato Carlo Dercole, tenutosi nella mattinata di mercoledì 29 marzo presso la Sala Consiliare di Palazzo di Città. La conferenza, dal titolo «I pericoli del web. Uso consapevole ed approccio corretto ad internet», ha visto l’esposizione in aula di alcuni lavori dei ragazzi frequentanti l’Istituto e presenti alla giornata e la partecipazione di importanti personalità dei settori scolastico, giuridico, delle forze dell’ordine e tecnico-informatico. Fra queste, di rilievo è stato il contributo di Antonio Maria La Scala, avvocato penalista del foro di Bari, docente universitario di diritto penale, presidente nazionale dell’Associazione Penelope (la quale sensibilizza alla tematica delle persone scomparse e tutela giuridicamente i loro familiari), nonché spesso ospite della nota trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”. In merito alla sua attività, l’avv. La Scala ha dichiarato in esclusiva a lanotiziaweb: «La nostra associazione, Penelope, assieme a Gens Nova (associazione onlus che si occupa di tutela di minori, disabili fisici e mentali, vittime di reati e soggetti economicamente indigenti, ndr), è da circa tre anni che sta andando nelle scuole con l’obiettivo di fare prevenzione, perché solo con la prevenzione si può combattere un problema che è ormai diventato serio, in tutta Italia. I termini “bullismo” e “cyberbullismo” non significano niente. È bene chiamarli con il loro vero nome: reati! Atti persecutori, lesioni personali, percosse, minacce, violenza privata, sono tutti reati puniti dal codice penale. Parliamo con le scuole, contribuendo anche a completarne i progetti, come quello della “Pavoncelli” di Cerignola, per sensibilizzare i ragazzi in tenera età su un fenomeno che ha anche conseguenze penali: dagli enormi risarcimenti che la famiglia del bullo deve versare alla vittima fino al vedersi macchiato subito il casellario giudiziale. Vogliamo far capire ai ragazzi cos’è il bullismo da un punto di vista concreto, fattuale». Il dottor La Scala ci parla anche della sinergia fra l’associazione che presiede e le forze dell’ordine: «Collaboriamo h24 con loro, per ritrovare persone scomparse, ma soprattutto per evitare che scompaiano. Spesso si tratta di minori che scappano per la “vergogna”, l’umiliazione a seguito di atti di bullismo. Noi, come associazione Penelope, forniamo assistenza legale gratuita alle vittime di questi fenomeni. Con l’associazione Gens Nova ci costituiamo parte civile nei processi agli autori di violenze che vanno da quella domestica, al femminicidio, fino a bullismo e cyberbullismo».

Il dibattito, introdotto dal dirigente scolastico dell’Istituto “Pavoncelli”, Vito Panebianco, entra nel vivo con l’intervento della professoressa Rosa Anna Palumbo, referente del progetto «Prevenzione e contrasto al bullismo e cyberbullismo», la quale asserisce che la scuola deve mettere in primo piano lo sviluppo di competenze civiche e sociali degli studenti e quella che si definisce in gergo “cittadinanza digitale”. «La competenza digitale si muove in tre ambiti: cognitivo, relazionale e tecnologico. Si potrebbe cadere nell’accettazione preventiva del mito dei “nativi digitali”, ossia il fatto che si pensi che i nostri ragazzi abbiano già competenze acquisite, quando così non è. Questo è un nodo fondamentale – prosegue la docente – nella formazione di insegnanti, ragazzi e genitori. Il percorso di sensibilizzazione, da solo, non basta».

Successivamente, è il turno dell’avvocato La Scala, che, anche in virtù della sua esperienza professionale, mette l’accento sul delicato tema del bullismo: «Noi ne parliamo com’è giusto che se ne parli, anche con un linguaggio crudo. È un problema serio che ha prodotto ragazzi morti, suicidi o con disabilità». Il penalista pugliese ha poi rimarcato quanto sia fondamentale il ruolo della scuola davanti al manifestarsi di queste situazioni: «I professori, i dirigenti scolastici sono pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio. Hanno l’obbligo di segnalare immediatamente questi casi all’autorità giudiziaria, carabinieri, polizia, assistenti sociali. È bene ricordare l’articolo 40 del Codice Penale: “Non impedire un evento che si ha l’obbligo di impedire equivale a cagionarlo”».  Spostando poi il suo focus sugli aspetti più tetri delle piaghe della pedofilia e della pedopornografia, La Scala ricorda che è recente l’approvazione del nuovo reato di traffico d’organi e che, al contempo, ben poco se n’è parlato. L’avvocato rispolvera un dato agghiacciante: dalla metà degli anni ’70 ad oggi, i minori scomparsi in Italia sono oltre 18.000! Della fine di nessuno di questi s’è mai avuto notizia e la nuova legge recentemente approvata potrebbe essere una chiave di macabra lettura in tal senso.

La parola passa a Michele Orlando, sostituto commissario della Polizia di Stato, segretario regionale del SIULP ed anch’egli associato a Penelope. Orlando evidenzia l’importanza di investire nei giovani in prevenzione e «la sinergia fra associazioni, istituzioni e ragazzi, affinché si comprenda il corretto uso di internet». Entrando nel merito della questione, Michele Orlando spiega come oggi sia più complicato per un genitore controllare le attività in rete del figlio, poiché «mentre prima si sistemava il PC fisso in un’area visibile della casa, oggi c’è lo smartphone, oggetto portatile sempre acceso e che teniamo mediamente ad una trentina di centimetri di distanza da noi». Il dottor Orlando ha illustrato i rischi maggiori che si annidano nell’alveare del web, dal sexting – lo scambio di messaggi sessualmente espliciti, con foto e video che mostrano immagini di nudo -, all’adescamento on line fino al cyberbullismo. Con l’ausilio dell’ingegnere informatico Costantino Tosto, il segretario del SIULP fa cadere un mito infondato sulla rete, circa la navigazione in anonimo: «La rete traccia ogni singola nostra azione. Il nostro provider ci assegna un indirizzo IP che, associato ad altri dati, permette di risalire alla rete telefonica di accesso». «Inserire dati falsi non significa diventare anonimi – aggiunge l’ingegner Tosto. Internet è nato come rete militare, sul principio per cui se qualcuno fa qualcosa bisogna conoscere chi è. E con i nuovi indirizzi IP è come se si riuscisse ad identificare ogni singolo granello di sabbia sulla Terra». Il dottor Orlando ha inoltre ricordato che al di sotto dei 13 anni d’età non si possono possedere profili social personali e si è raccomandato affinché i ragazzi comunichino sempre tutte le password ai propri genitori.

Come si è evinto, si è davvero spaziato su tanti importanti temi, che hanno dato il via ad un appassionante dibattito anche con i giovani studenti presenti. Ha voluto dire la sua anche il dirigente scolastico Panebianco: «La prevenzione deve partire innanzitutto dai genitori. In tanti anni di carriera ne ho visti pochissimi che hanno ammesso le responsabilità dei loro figli, anzi li hanno difesi a spada tratta. È sbagliato. A questa età i ragazzi hanno due personalità, in casa hanno certi atteggiamenti e fuori casa altri. Mai escludere a priori il fatto che i propri figli possano assumere determinati comportamenti».

L’incontro, da considerarsi davvero proficuo poiché ricco di interessanti spunti di riflessione e realizzato grazie all’impegno di Raffaele Mazzarino, si è concluso con i saluti istituzionali del sindaco Franco Metta che, dicendosi compiaciuto per la bontà della discussione e della qualità degli interventi degli studenti, ha anch’egli amaramente sottolineato che quella del web, talune volte, rischi di diventare una “zona franca” dove la mancanza di rispetto può finire per regnare incontrastata.

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