Il 15 aprile del 1967 Napoli e l’Italia tutta piangevano la scomparsa del “Principe della risata”, Antonio De Curtis, per tutti noi semplicemente Totò. È trascorso mezzo secolo da quel triste giorno ma, a testimonianza di come l’arte abbia l’indubbio potere di rendere “immortali”, quell’attore dall’espressione burbera, dal tono di voce autoritario ma dalla spiccata umanità, lo avvertiamo ancora essere parte viva ed integrante della nostra cultura. Se Totò riesce tutt’oggi a risiedere nel nostro immaginario, talvolta toccando alcune corde della nostra anima, è per il suo essere stato capace di portare sulla scena tante delle sfaccettature, buone e meno buone, dell’uomo contemporaneo, accompagnandoci per mano nel suo itinerario, attraversando un’ampia anticamera di risa e subito dopo facendoci fermare e riflettere, profondamente.

La vita stessa del Principe De Curtis è assimilabile ad un film, con la paternità del Marchese Giuseppe riconosciutagli solo più tardi, l’asprezza del servizio militare in concomitanza del primo conflitto mondiale (esperienza i cui riflessi sono tangibili in “Siamo uomini o caporali?” del 1955), la travagliata storia d’amore con Diana Bandini Lucchesi Rogliani, dalla quale nacque sua figlia Liliana e che, una volta conclusasi nel 1950 con lei che convolò a nuove nozze, ispirò la celebre poesia in musica “Malafemmena” del 1951.

La filmografia di Totò è, a dir poco, corposa: circa un centinaio le pellicole girate che costituiscono un vero e proprio patrimonio del nostro cinema, talune volte, incomprensibilmente, rivalutato a posteriori. L’esordio fu “Fermo con le mani” del 1937, giungendo ad altri che riscossero successo di pubblico e che ancor’oggi calamitano l’attenzione degli spettatori di diverse età (con buona pace di una parte di critica dell’epoca): da “I pompieri di Viggiù” del 1949 ad “Uccellacci ed uccellini” del 1966, passando per “47 morto che parla”, “Totò e i Re di Roma”, “Guardie e ladri”, “Totò a colori”, “L’oro di Napoli”, “Totò, Peppino e…la malafemmena”, senza dimenticare quelli di matrice “scarpettiana” i quali ci consentono di ammirare il Totò con il suo inossidabile smalto di attore di teatro (“Miseria e nobiltà”, “Il turco napoletano” e “Il Medico dei pazzi”) e, perché no, anche quelli in cui, pur rivestendo ruoli “secondari”, riesce a porre la sua inconfondibile firma sulla perfetta riuscita della pellicola: il riferimento va soprattutto a “I soliti ignoti” (1958) e “Operazione San Gennaro” (1966). Tanti i film girati, tanti i registi di gran spessore per i quali ha lavorato (da Steno a Monicelli, passando per De Sica e arrivando a Pasolini), tanti gli attori con i quali ha scritto pagine importanti (e in alcuni casi, indelebili) della storia della settima arte di casa nostra: indimenticabile il suo sodalizio con Peppino De Filippo, assieme al quale improvvisò l’esilarante “scena della lettera” in “Totò, Peppino e…la malafemmena”, come rivelato anni dopo dal cantante Teddy Reno, che in quel film era “il nipote Gianni”. Totò lavorò con indubbio successo anche con artisti di immensa caratura come Anna Magnani (in “Risate di gioia” del 1960 è lampante la loro intesa volta a rispolverare i loro fortunati trascorsi teatrali), Vittorio De Sica (in “I due marescialli” del 1961 fanno emergere magistralmente il tema dell’orrore della guerra), Aldo Fabrizi (esilarante coppia di nemici-amici in “Guardie e ladri” del ’51 e ne “I tartassati” del ’59), Nino Taranto (il “socio” di “Totòtruffa ‘62” che al suo funerale lo ricorderà, con la voce rotta dal pianto, con parole bellissime), senza dimenticare la sua storica spalla, Mario Castellani, “l’onorevole Trombetta” incontrato in un rocambolesco viaggio in treno in “Totò a colori”.

Quando si afferma che Totò è ancora fra noi, non è certo mera retorica. Espressioni come “Ma mi faccia il piacere!”, “E io pago!”, “Sono uomo di mondo…”, “Ma sì! Fai vedere che abbondiamo”, “L’operazione è riuscita. Ma l’ammalato è morto”, “La donna è mobile e io sono mobiliere!” le facciamo nostre oggi per leggere, interpretare ed anche esorcizzare alcune delle situazioni, spesso paradossali, con le quali siamo soliti avere a che fare nella vita di tutti i giorni. Totò ci ha lasciato in eredità tante chiavi di lettura con le quali riuscire a comprendere questo mondo.

Se oggi siamo qui a scrivere di lui è anche perché la nostra Cerignola è stata terra che ha avuto l’onore immenso di “nutrirsene”. Il riferimento è a “Gambe d’oro”, film del 1958, con la regia di Turi Vasile. Quella in cui Totò interpreta il Barone Luigi Fontana, tirchio e burbero imprenditore vinicolo nonché presidente della squadra di calcio del Cerignola, sarà fra le prime pellicole della storia del cinema italiano a mettere al centro il mondo del pallone. Il cast del film può vantare attori come Memmo Carotenuto, Dolores Palumbo, Paolo Ferrari, Luigi Origene Soffrano (“maschera” divenuta popolare anni dopo come “Jimmy il Fenomeno”), Scilla Gabel e il nostro Rosario Borrelli – nel ruolo di Franco, uno dei due bomber della squadra -. Il film non godette di una buona critica e, ad onor del vero, non lo si annovera certo fra i principali lavori del Principe. Un pezzo non firmato (come spesso avveniva quando si recensivano suoi film) sul Corriere Lombardo parlava di «film di Totò ma con poco Totò (…). Peccato, perché il suo humour, da quel non molto che si vede, è ancora quello di una volta, capace di entusiasmare un’intera platea».

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Tuttavia, è innegabile che quel 1958 sia stato un anno da consegnare alla storia per la comunità di Cerignola. Il 15 aprile non è solo il giorno in cui cade l’anniversario della sua scomparsa, ma anche quello nel quale (nel ‘58) ultimarono le riprese di quella che resta una gradevole pellicola su una bella storia di provincia. Storia di provincia che, quasi 60 anni dopo, ha visto scrivere il suo lieto fine, con il Cerignola che vince il campionato regalando alla sua comunità, per una volta unita, un motivo di enorme gioia e fierezza. Chissà se Totò, dall’Aldilà, non abbia dato uno sguardo sulla nostra città in festa e se gli è scappato un sorriso…

  • Simon Lecter

    Bel pezzo, per completare io all’elenco ci aggiungerei anche “alla faccia del bicarbonato di sodio” e “miss…mia cara miss”