Si è svolto nella mattinata di venerdì 21 aprile, presso l’Aula Consiliare di Palazzo di Città di Cerignola, un interessante incontro culturale dal titolo «I classici: la parola, il tempo e la politica», promosso dal Liceo Scientifico “Albert Einstein”, patrocinato dal Comune di Cerignola e presieduto dal professor Ivano Dionigi, autore del libro «Il presente non basta» (edito da Mondadori). Ivano Dionigi è professore ordinario di Lingua e Letteratura Latina, preside della Pontificia Accademia di Latinità, nonché fondatore e direttore del Centro Studi “La permanenza del classico” dell’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna, di cui è stato Rettore dal 2009 al 2015. Fra gli obiettivi di questo incontro, a cui hanno partecipato numerosi studenti del Liceo “Einstein”, vi era quello di mettere sotto la lente d’ingrandimento lo studio della lingua latina, disciplina la cui importanza la si evince dal fatto che è chiave di lettura al servizio di altre materie come storia, filosofia, sapere umanistico e scientifico. Checché se ne dica, il latino è quella “lingua morta” capace svelare l’anima delle parole e che può trovare anche un’inaspettata alleanza con le contemporanee tecnologie digitali.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Franco Metta, il seminario viene introdotto dal dirigente scolastico, dottoressa Loredana Tarantino, che evidenzia come «la scuola non è fatta solo dai professori, ma è una comunità aperta agli alunni ed alle famiglie. Il nostro desiderio – prosegue la preside – è garantirvi il successo formativo, non inteso in termini di denaro, ma volto a promuovere le vostre personali potenzialità». Presentato dal professor Domenico Corcella – docente del Liceo “Einstein” e fra i maggiori promotori dell’incontro -, il professor Dionigi esordisce narrando cosa ha dato a lui lo studio e l’insegnamento del latino, nella sua vita personale e pubblica. E riferendosi ai temi cardine dell’incontro, pone l’accento su «il primato della parola, la nobiltà della politica e la centralità del tempo». Il ciclo d’incontri per l’Italia gli ha permesso di «conoscere questo Paese: quello dei giovani che chiedono. Girando le scuole, tornando ad insegnare stando a contatto con le matricole, ho scoperto di non essere più il professore di latino, ma il fratello maggiore, il padre, lo psicologo. Questo è un Paese che cambierà grazie a voi – afferma il docente, rivolgendosi al suo folto e giovane uditorio – Avete una grossa fortuna ad essere qui, questo grazie alla vostre famiglie ma soprattutto ai vostri insegnanti». Si giunge al tema inerente la forza della parola: «Nonostante il suo corpo esilissimo, essa può tutto. La parola può compiere miracoli: spegnere la paura, eliminare la sofferenza, aumentare la gioia, far vincere cause apparentemente deboli. Nell’Antica Roma, l’arte della parola (Ars Dicendi) aveva un triplice compito: affascinare (delectare), insegnare (docere) e mobilitare le coscienze (movere). Per essere professori, per non tradire i nostri ragazzi, bisogna compiere queste tre funzioni».

Uno dei problemi odierni, secondo il professor Dionigi, è anche quello di averla impoverita la parola, riducendola a vocabolo: «Si apre il vocabolario e si trovano un sacco di parole “morte”. Al vocabolo bisogna ridare vita per farlo ritornare parola. Dovremmo utilizzare parole “ottime” e che abbiano un “significato”. Invece prendiamo quelle per strada, battute da tutti. Non siamo noi a sceglierle, le troviamo. Sono le cosiddette “verba obvia”, le parole “ovvie”. Sono parole usurate, consunte, anonime: quelle sono, appunto, i vocaboli».

Il secondo tema chiave dell’incontro è la politica ed il professor Dionigi lo affronta partendo dal concetto di Res Publica: «La Res Publica è la cosa di tutti, contrapposta alla Res Privata, che ha ben altri codici. Se questo Paese è a terra è proprio perché ha confuso le due cose. La Res Publica ci fa pensare oggi a qualcosa di astratto. Nelle coscienze dei Romani era invece qualcosa di concreto. Per me è un termine che non va tradotto». La Res Publica è a naturale contatto con la Res Populi, vale a dire «un popolo che riconosce il diritto ed il bene comune. Quando si è passati dal populus al vulgus (termine neutro), si è passati ad un popolo “cliente” che si accontenta di stare alle fomentazioni del suo princeps».

Il terzo tema è quello del tempo: «Vi abbiamo creato un problema, staccandovi la spina della storia – asserisce il professore -. Oggi siete planetari, con un click siete qui ed ovunque, stabilmente connessi con tutto lo spazio. Ma state attenti al monoteismo digitale! Se siete padroni dello spazio, siete però distanti dall’altra dimensione: il tempo. Il rischio è credere che la vita inizi con voi e finisca con voi: è l’ossessione del presente. La vita non è un capitale del quale solo noi possediamo le azioni: c’è chi ci ha preceduto e c’è chi verrà dopo». A questo punto, l’ex Rettore adotta un’efficace metafora: «Immaginiamo la vita come il passaggio delle fiaccole: ci viene trasmesso del fuoco che dobbiamo mantenere per poi consegnare a chi giunge dopo. Bisogna trovare un punto d’incontro tra il notum – l’eredità dei Padri, dei maestri, dei classici – ed il novum – la novità della rivoluzione tecnologica che ha creato nuovi stili. È qui oggi il tema. Non si può recidere il filo col passato, diventereste dei “mostri”. Il grande Petrarca diceva che l’identità dell’intellettuale europeo – e dell’uomo, aggiungo io – sta nel tenere contemporaneamente lo sguardo avanti e indietro». E a testimonianza ulteriore di quanto discusso, il professor Dionigi collega Petrarca a Steve Jobs: «Jobs diceva che si ha bisogno di ingegneri rinascimentali, il che può sembrare un ossimoro: l’ingegneria è specialistica, il rinascimentale è invece la totalità del sapere. Per Jobs questo era possibile connettendo i punti, guardando avanti e indietro. Jobs è andato incontro al grande Petrarca».

La discussione, che ha contribuito a smontare dei luoghi comuni e alla quale ha fatto seguito il dibattito con gli studenti presenti, è stata chiusa da una bella e significativa dichiarazione del docente Domenico Corcella: «Possa il primato della parola vincere sul primato della violenza».