Martedì 25 aprile, presso il Polo Museale Civico, nell’ambito dell’esposizione “Immaginazione senza fili”, si è tenuta la presentazione del libro del critico d’arte Giorgio Grasso intitolato “Il critico e le modelle”. Un saggio di storia dell’arte fuori dall’ordinario, in cui il celebre critico ci presenta i grandi capolavori immaginando – come nelle migliori sceneggiature fantasy – di incontrare le modelle dei grandi artisti ed i loro mentori, raccontandoci così le loro storie, le vicissitudini ed il loro pensiero. «Una delle cose più belle della storia dell’arte sono le modelle che gli artisti hanno rappresentato – spiega il prof. Grasso ai microfoni de lanotiziaweb.it -. Botticelli è famoso, ma tutti conoscono la Venere, una ragazza meravigliosa che si chiama Simonetta Cattaneo».

Nella storia dell’arte “ufficiale” raramente si incontrano figure femminili di rilievo, ma, come spiega il prof. Grasso e come evidenziato nel pay-off del titolo (“Il romanzo dell’arte nella voce delle sue protagoniste”), la donna ha da sempre interpretato un ruolo principale nell’arte figurativa: «E’ importante vedere la storia dell’arte sotto un altro aspetto, ovvero dimostrare come siano state le donne ad ispirare le grandi opere degli artisti. Le modelle sono tantissime, ma sempre sottovalutate: nel libro c’è una rivalutazione del ruolo della donna nell’arte». Ma l’importanza della modella non si limita al semplice ruolo di musa: la tesi dell’illustre critico è che gran parte del successo di un’opera sia merito delle modelle: «Un tempo le artiste non esistevano e potevano dipingere solo di nascosto, ma io voglio dimostrare che chi è attratto da un’opera d’arte lo è per la modella».

Nel libro il prof. Grasso immagina anche di confrontarsi con gli artisti che gli espongono le loro teorie che spesso si celano dietro un’opera d’arte: «Io parto dal presupposto di non sapere nulla di storia dell’arte e che tutto ciò che scrivo me lo ha detto il pittore – sostiene l’autore –, riportando alcune teorie qualche volta non “ortodosse” dal punto di vista cattolico, talvolta “blasfeme” (come ad esempio la celebre teoria “Browniana” della Maddalena, n.d.r.). Questo perchè spesso gli artisti cercavano con le loro opere di fare un po’ di rivoluzione culturale. Ovviamente è tutto scientifico e quindi dimostrato: per quelle teorie non dimostrate sostengo le mie ipotesi nel colloquio immaginario con l’artista».

Il prof. Grasso ha espresso un giudizio critico ed amaro sullo stato dell’arte contemporanea: «Se dovessi incontrare le modelle degli artisti contemporanei non avrei nessun libro da scrivere perché incontrerei cose che non si possono guardare. Sarebbe difficile descrivere la storia dell’arte contemporanea attraverso le sue modelle». Lo studioso ritiene sia necessario «tornare al bello, rappresentato anche dall’uomo e dalla donna che, attraverso l’arte, potrebbero darci emozioni che ultimamente le opere non ci trasmettono più». La soluzione è quindi un ritorno all’arte figurativa: «Dal “taglio” di Fontana in poi si è persa la figurazione, ed io penso che ritornare ad essa sia molto interessante».

Nel corso dell’intervista, il prof. Grasso ha anche speso belle parole per la nostra città che ha avuto modo di visitare in questi giorni: «E’ una città importante che ha dato i natali a grandi personaggi e mi dispiace di non averla conosciuta prima per colpa di una incapacità di comunicazione dello Stato, che dovrebbe pubblicizzare tutto ciò che ha di bello e invece non lo fa. Ho visitato luoghi splendidi come la Chiesa Madre ed il Museo del grano, che penso sia il museo sul grano più importante d’Italia, di cui però non conoscevo l’esistenza; è importante invece conoscere, per chi non vive in campagna, questo stile di vita e come si viveva un tempo nella Capitanata che è ritenuta il granaio d’Europa».