Gaetano Panunzio è stato eletto come nuovo referente cittadino di Libera, succedendo a Don Pasquale Cotugno, in carica dal 2010, anno della fondazione del presidio che si impegna nella lotta alla criminalità organizzata cercando di educare, soprattutto i giovani, ad una nuova cultura “anti – mafiosa”.

La nomina, è arrivata nel corso  dell’assemblea cittadina del presidio, che si è svolta venerdì 5 maggio alle ore 18:00, a cui erano presenti, oltre ai soci di Libera, il vescovo Mons. Renna, il vice-sindaco Rino Pezzano ed il referente del Coordinamento Provinciale di Libera Salvatore Spinelli, in quali hanno unanimemente espresso la loro approvazione per l’attività svolta da Libera sul territorio.

“Cercheremo di consolidare il percorso che è già stato fatto in questi anni – ha dichiarato emozionato il neo-eletto referente in esclusiva per lanotiziaweb.it – Il mio grazie va a Don Pasquale per il lavoro svolto in questi sette anni, ai membri del presidio e a tutti quelli che vorranno aiutarci e intraprendere questo percorso insieme a noi”.

Ai nostri microfoni, Gaetano ci ha tenuto a sottolineare come il ruolo di referente non sia quello del “capo”, ma di portavoce di un gruppo che agisce secondo uno spirito di squadra “Io sono semplicemente il referente di un gruppo, sarà sempre il presidio a parlare. Non parlerà mai un singolo, ma un noi che deve crescere”.

Gaetano è uno dei “veterani” del presidio, che in questi anni ha potuto constatare come Libera sia riuscita a coinvolgere il nostro territorio nella messa in atto della “rivoluzione culturale” che l’associazione propone: “La città di Cerignola risponde e sono soprattutto i giovani ad impegnarsi maggiormente. Lo abbiamo visto nelle manifestazioni in cui le scuole hanno partecipato o quando le scuole stesse ci hanno chiamato per raccontare il nostro impegno”.

L’assemblea è stata anche l’occasione per il referente uscente Don Pasquale Cotugno e lo staff di Libera per tracciare un bilancio di questi sette anni di attività del presidio sul territorio che ha aggregato tutti i cittadini e le associazioni che già si impegnavano nella lotta all’illegalità, contribuendo alla gestione dei beni confiscati alla mafia – dove si svolgono tra l’altro i campi estivi nazionali di Libera – ed ha soprattutto interagito con le scuole con le manifestazioni e progetti dedicati ai giovani.

Un percorso fruttuoso ma non semplice quello svolto in questi anni, che ha comportato dover fare scelte – talvolta discutibili, come ammesso con sincerità dallo stesso Don Pasquale; ma l’errore permette di imparare ad affrontare correttamente una questione, soprattutto se così delicata – e spesso ha portato ad incomprensioni: “Nel territorio talvolta c’è reticenza nell’affrontare il problema delle mafie. – ha dichiarato don Pasquale all’assemblea – E spesso siamo stati accusati di non amare il territorio e di parlarne male. Ma affrontare queste tematiche significa amare il territorio. Non abbiamo la bacchette magica per la risoluzione dei problemi, ma quello che noi possiamo fare è unire le nostre forze”. 

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