Dopo due settimane in cella, concessi dal Tribunale della libertà di Bari gli arresti domiciliari lontano da Cerignola a Pietro Ricucci, quarantenne del centro del basso Tavoliere arrestato in flagranza dagli agenti del commissariato il 18 maggio e accusato di estorsione, induzione e sfruttamento della prostituzione ai danni di una giovane conosciuta e adescata su Facebook. L’indagato avrebbe creato sul social network quattro diversi falsi profili, spaventando la donna con la minaccia di informare il fidanzato e i familiari dell’invio di sue foto nuda, costringendola a versare soldi, avere rapporti sessuali, a prostituirsi per racimolare il denaro per pagare quanto preteso.

Nel discutere in camera di consiglio il ricorso contro l’ordinanza del gip di Foggia che lasciò in cella il presunto ricattatore, gli avvocati Marcello Coletta e Antonio Merlicco hanno sostenuto che le esigenze cautelari si sono attenuate e potevano essere garantite da una misura cautelare meno grave del carcere, «offrendo» la disponibilità di un parente dell’indagato a ospitarlo in casa in regime di arresti domiciliari lontano da Cerignola. Il gip che convalidò l’arresto lasciò in cella Ricucci (non rispose nell’interrogatorio di convalida) ritenne che i domiciliari non fossero sufficienti a evitare il pericolo di reiterazione del reato, «in considerazione dell’obiettiva facilità con cui l’indagato potrebbe procurarsi l’accesso a internet anche in un domicilio situato in una città diversa da Cerignola; e quindi potrebbe ripetere lai danni di altre donne le stesse condotte oggetto dell’inchiesta».

Infatti – secondo poliziotti, pm e gip – tutto si è svolto on line. Ricucci su Facebook si sarebbe prima finto ragazzo immagine di locali «in» di Roma per fare amicizia sul social con la vittima, convincendola così a inviargli sue foto nuda e un video, per poi minacciare di informare famiglia e fidanzato se non gliene avesse inviate altre. In questa fase fu creato il secondo falso profilo su Facebook, un fantomatico investigatore privato che – prosegue l’accusa – contattò la donna, si disse pronto a cancellare con un virus le foto e i video sul computer del «ragazzo immagine», chiedendo e ottenendo in cambio soldi e rapporti sessuali (lui si presentava con passamontagna) con la donna.

La terza fase del ricatto la portò avanti un fantomatico finanziere di Foggia – terzo falso profilo creato da Ricucci, nell’ottica accusatoria – che sostenendo d’aver video hard girati dalla donna, pretese che lei avesse rapporti sessuali con lui e suoi colleghi. La vittima rifiutò, si rivolse al falso investigatore privato che creò – dice ancora l’accusa – il quarto falso profilo su Facebook, inventando un «risolutore» che avrebbe rubato al finanziere i video hard, in cambio di 300mila euro che la donna doveva pagare con rate quotidiane di 500 euro. La donna per alcuni giorni si prostituì, incontrando uomini conosciuti su un sito on line di incontri, su cui il numero del suo telefonino sarebbe stato inserito dall’indagato; poi disperata il 17 maggio andò in commissariato a denunciare l’incubo cominciato 40 giorni prima. All’indomani della denuncia, i poliziotti tesero la trappola e arrestarono in flagranza Ricucci, aspettando che si incontrasse con la donna per ricevere 220 euro.

tratto da
La Gazzetta del Mezzogiorno
del 3.6.2017

  • Pinuccio Compierchio

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  • Zidane

    Il codifensore dell’imputato è l’avv. Matteo Merlicco e non Antonio.