Grande successo di pubblico ed applausi in Piazza Duomo per “E si voltò… Orfeo e Euridice”, la rappresentazione teatrale del celebre mito portata in scena giovedì 8 giugno dai ragazzi del Liceo Classico “N. Zingarelli”. Grande performance quella della giovane compagnia diretta dalla prof.ssa Stefania Stango (docente di Latino e Greco presso il Liceo nonché membro dell’associazione Teatro del pollaio-compagnia dell’accade di Foggia) e dell’artista Rosanna Giampaolo (docente di Teatro di Figura presso l’Accademia delle Belle Arti di Foggia e direttore artistico del Teatro del pollaio), coadiuvate dalla segretaria di edizione Antonella Colucci.

Gli alunni del Liceo Classico si sono cimentati, curando ogni aspetto, dalla scenografia alla colonna sonora, nell’inusuale esperienza del Teatro di strada e di figura – disciplina che va oltre le convenzioni del Dramma borghese ed abbraccia molteplici aspetti del linguaggio teatrale –  affascinando il pubblico con gli elementi peculiari del genere: coreografie ed effetti sonori innovativi, la sfilata degli imponenti burattoni e la proiezione di ombre e filmati realizzati dalla videomaker Dalila Dambra.

Il perchè sia stato scelto il proprio il mito di Orfeo ed Euridice, è stata la prof.ssa Stefania Stango a spiegarlo in esclusiva per lanotiziaweb.it: «E’ una storia d’amore aperta…a mille interrogativi. Orfeo compie un’impresa straordinaria, ma, poi, si volta e distrugge ogni possibilità di tornare ad avere la sua Euridice. Affascinante chiedersi i perché. Cosa l’avrà indotto a voltarsi? L’ha fatto di sua spontanea volontà? O è stato costretto? Perché Euridice l’ha chiamato o perché la forza della vita ha sconfitto per sempre la morte? Le risposte della letteratura, dell’arte, del teatro, della cinematografia sono state diversissime e noi abbiamo voluto darne una chiave di lettura ancora esaltando, al di là degli esiti finali, il valore della poesia e la sua capacità di rendere immortale una storia d’amore».

Rosanna Giampaolo ha raccontato ai nostri microfoni com’è stato lavorare con i ragazzi, veri protagonisti di questo progetto che hanno messo a servizio in nome della riuscita dello spettacolo il loro entusiasmo, talento ed idee: «Tornare a fare teatro alle superiori, la scuola che segna il varco dallessere ragazzi alladolescenza è sempre una sfida. Le generazioni cambiano in fretta, una pausa di cinque anni, nei quali mi sono dedicata soprattutto al rapporto con gli studenti universitari, e alla promozione della nostra compagnia, mi ha fatto toccare quanto i tempi siano cambiati attraverso il rapporto con gli allievi. Li ho trovati più fragili, meno concentrati, dediti a nuovi linguaggi, ma non per questo meno interessanti come persone e potenziali attori. Limpatto con questo mito, soprattutto nel momento in cui abbiamo deciso di far vivere in prima persona attraverso le loro voci e commenti personali, il proprio inferno, mi ha intenerita e fatto riflettere».

Un’esperienza impegnativa ma anche divertente e formativa, non solo per i ragazzi, ma anche per chi gli ha accompagnati lungo questo percorso: «L’esperienza del fare teatro è sempre gratificante: si cresce insieme all’altro, si crea gruppo, si crea insieme qualcosa di nuovo, si vivono esperienze ed emozioni sempre nuove e diverse – aggiunge Stefania Stango -. Lavorare con i ragazzi per me, che sono insegnante, è il pane quotidiano, un’attività che regala qualche delusione ma anche mille gratificazioni e tanti stimoli per ricominciare».

Il bilancio di questa esperienza è quindi «assolutamente positivo – come ha dichiarato Rosanna Giampaolo -. È stata una sfida, accolta con lungimiranza dal dirigente scolastico Giuliana Colucci, che si è dimostrata aperta e disponibile verso un linguaggio teatrale di ricerca artistico-drammaturgica, dandoci carta bianca e fiducia assoluta. Un esperimento riuscito per tutti noi, la curatrice del progetto, la prof.ssa Stango, per me come artista esperta di linguaggi teatrali e scenografici, i collaboratori del Teatro del pollaio, autori e soci, ma soprattutto per i ragazzi. La strada è sempre una sfida, il pubblico lo vedi, lo senti, lo guardi in faccia, senza rete, come gli agenti atmosferici e lincognita che rappresentano».

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