Domenica 11 giugno alle ore 18, presso la sala convegni di Torre Alemanna, il giornalista Francesco Giorgino ha presentato il suo ultimo saggio intitolato “Giornalismi e società”, edito da Mondadori. Il celebre conduttore del TG1 è stato invitato nell’ambito di “Prospettive culturali-Maggio dei Libri 2017”, organizzato dall’Assessorato alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Cerignola ed ha dialogato riguardo il suo lavoro con il vescovo della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano Mons. Luigi Renna – suo caro amico nonché compagno di classe ai tempi del Liceo Classico “Carlo Troya” ad Andria – dimostrando un’ottima preparazione sulla materia, in particolare nell’accezione sociologica.

Giorgino ha parlato del suo libro in un’intervista rilasciata in esclusiva per lanotiziaweb.it, cominciando con lo spiegare come mai nel titolo del suo saggio parli di “giornalismi”: «Non credo sia possibile declinare questa parola soltanto al singolare poiché esistono tanti giornalismi quante sono le piattaforme per la trasmissione di contenuti, i linguaggi di cui il giornalismo si serve e le diverse categorie di pubblico che fruiscono contenuti informativi – ha dichiarato il giornalista andriese ai nostri microfoni -. Non dobbiamo poi dimenticare che i sistemi tradizionali di comunicazione mainstream come stampa, tv, radio devono convivere con nuovi modelli di giornalismo come il “citizen journalism”, le “all news”, il “data journalism” ed il “brand journalism”.

Nel suo saggio Giorgino cerca, mettendo in relazione il giornalismo con il sistema politico, economico e culturale, di individuarne la funzione sociale, che consiste nella mediazione simbolico- culturale: «Il giornalismo opera a metà tra la realtà rappresentabile ed il pubblico, ed ha il compito di fare accedere alla sfera pubblica mediata pezzi di essa che, attraverso regole ben precise, ritiene essere degni dell’attenzione del pubblico di massa. Questo processo avviene attraverso le fasi di osservazione, lettura, interpretazione e descrizione della realtà». Uno dei passaggi fondamentali dell’opera è l’individuazione di ciò che non va nel giornalismo moderno e che Giorgino individua in due grandi mali: «Il primo è senza dubbio l’autoreferenzialità: il giornalismo deve assolvere ad una funzione sociale e non deve cercare di rafforzare il proprio potere ed il proprio progetto di autodeterminazione. Abbiamo purtroppo, nell’esperienza quotidiana, diversi esempi di rappresentazione della realtà ed opinioni che sembrano finalizzate a dare origine ad un dibattito tra esperti piuttosto che a trasferire la conoscenza verso il pubblico».

“Il conformismo ideologico e culturale” è il secondo grande male individuato nel saggio: «La ragione principale dell’informazione libera è assicurare una pluralità di punti di vista e chiavi interpretative sulla realtà – spiega Giorgino –. Se invece l’unica regola che conta è quella del politicamente corretto, è evidente che ne scaturirà una visione limitata della realtà che privilegerà solo alcune interpretazioni». 

Affrontando il tema della difficoltà dell’interpretazione della realtà, Giorgino ha espresso la propria opinione sul fenomeno delle fake-news che, specialmente negli ultimi tempi, hanno avuto un’impatto sull’opinione pubblica tale da condizionare anche alcune situazioni politiche: «Le fake-news sono la dimostrazione che, tra una realtà sempre più complessa ed un pubblico interattivo, sono necessarie forme di mediazione che non possono essere lasciate all’improvvisazione. Oggi, per migliorare la qualità della democrazia, più che implementare la quantità dell’informazione (problematica sorta nel XX secolo, n.d.r.), deve essere curata la qualità di un’informazione rispettosa della persona, della libertà e della verità, la quale si possa porre, più che nella dimensione del cinismo, in quella dello scetticismo, inteso come il porsi domande cercando un’interlocuzione con l’opinione pubblica». E proprio il dilagare di questo fenomeno è uno dei fattori della crisi “del sistema dell’informazione” che perde di autorevolezze e credibilità fino al punto che «spesso si fatica a far comprendere al pubblico la differenza tra un articolo scritto da un professionista ed un post su Facebook».

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A margine dell’intervista, il giornalista televisivo ha voluto spendere parole di elogio per il suo caro amico, nonché ex compagno di Liceo, Mons. Luigi Renna: «Il rapporto con Mons. Renna è di sincero affetto; è una delle figure che ricordo con più piacere perché già all’epoca si dimostrava una persona illuminata, lungimirante, sensibile e piena di risorse. La mia passione per le scienze sociali è nata anche dalle riflessioni su alcune tematiche filosofiche proprio con Mons. Renna. Sono convinto che, pur essendo impegnato in una diocesi importante con un territorio difficile da gestire, saprà dare un valore aggiunto a questa azione pastorale che cerca di costituire una società delle persone e non alla società degli individui».

Al termine della conferenza, l’anchorman andriese ha avuto il piacere di intrattenersi per ascoltare l’interpretazione di un medley di Ennio Morricone magistralmente interpretato dalla soprano Ripalta Bufo, accompagnata al pianoforte dal M° Maria Grazia Bonavita e da Monica Bonavita al violino.