Ha occupato l’intera giornata di oggi il sequestro dell’impianto di depurazione di Cerignola ad opera del Nucleo Operativo Ambientale dei Carabinieri. Un provvedimento che giunge in un momento particolare, a poco più di 48 ore dalla manifestazione contro la “puzza”, mentre in città non si parla d’altro attribuendo responsabilità a destra e a manca.

Due le indagini che hanno portato al sequestro del depuratore che rimarrà comunque in funzione per evitare ulteriori criticità nei confronti della cittadinanza, con l’imposizione di effettuare i previsti lavori di ripristino entro i prossimi sei mesi.

Nel provvedimento di sequestro compaiono anche i nomi di quattro persone informate presumibilmente sui fatti. Un atto dovuto che ha visto coinvolti tre dipendenti di Aquedotto Pugliese – Nicola Tselikas, Antonio Princigalli e Nicola Costantino -, in quanto gestori responsabili del funzionamento, e il Sindaco Franco Metta in ordine alla proprietà dell’impianto. 

Articolo 256 c.p. – attività di gestione rifiuti non autorizzata – e 674 c.p. – getto pericoloso di cose che provocano emissione di vapori, fumi o gas – sono le violazioni ascritte nel provvedimento del GIP.

«Come evincibile dagli atti – ha detto Antonio Lionetti, assessore all’ambiente -, le ispezioni presso l’impianto da parte dei Carabinieri nonché dell’Arpa sono partite dal mese di febbraio dello scorso anno, mentre le attestazioni del non corretto funzionamento della depurazione delle acque reflue cittadine risalgono addirittura a maggio 2014. Ispezioni sollecitate anche con diverse missive/denunce presentate dall’Amministrazione agli organi di controllo competenti in materia, nonché alla Autorità giudiziaria». Un modo per ribadire che «l’Amministrazione si è sempre occupata e preoccupata del cattivo funzionamento dell’impianto di depurazione».

Del medesimo avviso il Sindaco Franco Metta che precisa come «questo provvedimento è il frutto dell’attenzione massima che l’amministrazione ha posto rispetto alla questione denunciando. Con il procedere delle indagini ci auguriamo che si risolva quanto prima il problema. Mi auguro – chiosa Metta – che anche quanto accaduto non sia usato a fini strumentali».

Anche dall’opposizione più volte si ribadisce l’attenzione al tema: «il 24 maggio, abbiamo fatto la denuncia al NOE Carabinieri, che sicuramente non è quella che ha portato al sequestro di oggi, ma che certamente ha rilevanza politica. La prossima volta – ha detto Daniele Dalessandro – mi faccio proprio il bagno nel depuratore, così magari finalmente ci liberiamo del pregiudizio contro di noi e per una volta si dica l’opposizione sta facendo un buon lavoro. Giovedì parteciperemo alla manifestazione dei cittadini, senza bandiere e simboli, per stare tra le persone, parlare, confrontarci».

Intanto tra cittadini impegnati e indignati, politici extra-consiliari, ex-politici, attivisti e ambientalisti è corsa ad accaparrarsi il merito di un’indagine, quella che ha portato al sequestro, che – ribadiamolo – nasce nel 2014 con i dati delle rilevazioni dell’ARPA. Nell’attesa di capire a chi “donare” il proprio “grazie” in molti si augurano che il problema venga risolto. Nell’interesse di tutti.

  • CANCROPUZZA

    L’ Incredibile è il fatto che la Puzza in questione, all’ospedale Tatarella, dal lontano 2013 le narici e polmoni di dipendenti e malati, respiravamo puntualmente tutte le sere; inizio h21 fino alle h3-4 mattina, le emissioni di Puzza nell’aria, e addirittura alcune notti nebbia di fumi, abbiamo senpre pensato che dipendeva dalle fogne del nosocomio, nessuno ha fatto mai seri controlli.