Lunedì 19 giugno alle ore 20:30, presso la parrocchia San Francesco d’Assisi, si è tenuta “La grande bellezza”, conferenza organizzata in occasione della ricorrenza di San Luigi Gonzaga. Ospite e relatore, il prof. Robert Cheaib, scrittore, docente di teologia presso varie università e conferenziere su diverse tematiche che riguardano soprattutto la vita di preghiera, spiritualità e mistica cristiana, ma anche sufismo islamico dei primi secoli, evangelizzazione, ateismo, e dinamiche relazionali della vita di coppia. Ed è stato proprio su quest’ultimo argomento che il prof. Cheaib ha magistralmente conferito, alla presenza del vescovo Mons. Luigi Renna, del parroco Don Giuseppe Gaeta e dei numerosi fedeli che hanno gremito la chiesa, partendo da alcune riflessioni contenute nel suo libro intitolato “Il gioco dell’amore. 10 passi verso la felicità di coppia” – edito da Tau Editrice -, di cui il docente originario del Libano ci ha parlato in un’intervista rilasciata in esclusiva per lanotiziaweb.it.

Robert Cheaib ci ha parlato del suo saggio partendo dal titolo, spiegandoci perché parla del “Gioco dell’amore”: «Tutto nasce dalla convinzione di fondo che il giogo dell’amore può essere sopportato meglio quando lo si concepisce anche come un gioco, se ne rispettano le regole e si riesce a non prendersi troppo sul serio. Ho scritto questo libro, attingendo da fonti psicologiche, statistiche, sociologiche e teologiche con l’intento di cogliere delle intuizioni per regolare il gioco dell’amore. Queste dieci regole sono in realtà cinque binomi, ognuno composto da due opposti. Ad esempio, il primo è costituito da “osa essere te stesso e osa essere l’altro”:  non posso entrare in una relazione se non sono me stesso, attore di una vita che non è mia, e allo stesso tempo, se non mi identifico con l’altro adottando le sue prospettive, non riesco a vivere una relazione, vivrei l’altro solo come un pretesto per relazionarmi con me stesso».

Il prof. Cheaib non analizza il Gioco dell’amore solo dal punto di vista accademico del docente universitario, ma anche e soprattutto dall’ottica di padre e marito: «Qualsiasi oggetto di studio può essere compreso meglio se analizzato da diverse prospettive. Perciò, nel libro ho inserito la mia esperienza di uomo che ha cercato di imparare a giocare all’amore andando alla ricerca della felicità, oltre che quella di docente e di conferenziere». Nel libro viene dedicato un intero capitolo alla tenerezza: Robert Cheaib ha spiegato l’importanza e la forza di questa componente nella vita di coppia e non solo: «Nella vita impariamo la gratuità, a fidarci, ad amare ed essere amati solo se siamo avvolti da un’esperienza di tenerezza e in qualche modo noi la trasportiamo nell’amore. La tenerezza diventa un luogo in cui costruiamo la fiducia reciproca; ci sono coppie che crollano proprio perché non sono capaci di perdonare i loro fatti, misfatti ma soprattutto la loro alterità».

L’autore nel suo saggio sostiene che «chi è realista e lucido, sa riconoscere la forza del ludico nella propria vita e in quella della persona amata». Lo studioso ha anche precisato come si fa a riconoscere questa componente ludica e quanto essa sia importante nella relazione: «A volte alcune problematiche di coppia si risolvono quando uno relativizza se stesso: questo è l’essere ludico, scherzarci un po’ su. Ci sono persone che fanno un dramma di uno sguardo o del tono di voce troppo alto e nascono così delle crepature che distruggono le coppie partendo da particolari insignificanti. Saper scherzare di queste cose e giocarci un po’ su solleva la coppia».

Secondo il prof. Cheaib, il progresso non ha cambiato, se non solo apparentemente, il nostro ideale di amore: «Siamo fatti per amare ed essere amati, questa è la nostra identità. Cambia il modo di vivere l’amore, ma il nostro desiderio e bisogno di viverlo no: siamo chiamati a riscoprire in un modo nuovo le regole del gioco».

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  • DISOCCUPATO

    Il gioco dell’amore….bella biografia. Carissimo vescovo la PREGO di fare qualche convegno….sui disoccupati,grande piaghe di GIOVANI E MENO GIOVANI.Del MENEFREGHISMO TOTALE, DI CHI DI DOVERE…..NON SVOLGE IL RUOLO CHE RIVESTE ….SIA ISTITUZIONALE CHE ECCLESIALE…NELL’AIUTO CONCRETO.TANTI ABUSI SI CONSUMANO IN TANTI UFFICI PREDETTI ALLA COLLOCAZIONE DI CITTADINI DISOCCUPATI,EMARGINATI…PERCHÉ INUTILI…..DA L’ORO NON CE IN TORNA CONTO. L’AMORE DEVE PARTIRE DA QUI…NOI DISOCCUPATI SIAMO INVISIBILI,MOLTE VOLTE SIAMO DI INTRALCIO…..AI POTENTI DI TURNO.DIO ASCOLTA IL GRIDO DEL SOFFERENTE A CAUSA DELL’INGIUSTIZIA DEI POTENTI. ARRIVERÀ IL GIORNO DEL GIUDIZIO UNIVERSALE. DIO CI BENEDICA.

  • PADRE DISOCCUPATO

    Per vedere i poveri occorre mettere OCCHI e CUORE insieme. CHI ha molta carità vede molti poveri.Certo,perché si accorge anche delle povertà più nascoste,quelle di cui ci vergogniamo, che non confesseremmo mai. Povero è chi non ha niente da mangiare e chi non riesce più a sperare.Povero è il giovane senza lavoro, oh che il lavoro la perso x INGIUSTAMENTE.Poveri sono i padri di famiglia che non hanno un lavoro e perdono la loro DIGNITÀ. VESCOVO DI QUI DEVE ANCHE PARTIRE L’AMORE, BISOGNA DARE CONFORTO AL POVERO STARE INSIEME. QUESTA SI CHIAMA CARITÀ.CHI HA POCA CARITÀ VEDE POCHI POVERI, CHI HA MOLTA CARITÀ VEDE MOLTI POVERI,CHI HA NESSUNA CARITÀ NON VEDE NESSUN POVERO. VESCOVO….CI SARANNO UOMINI (sacerdoti)DI BUONA VOLONTÀ? Oppure ognuno porta avanti il suo ORTICELLO e sono contento.limitandosi a qualche apparizioni….di fantascienza, SENZA LA CARITÀ….QUALUNQUE ESSA SIA.