«Impenetrabile, spietata e pericolosa»: così viene definita nella relazione annuale 2016 della Dna la mafia foggiana «che da sempre desta maggiore preoccupazione» nel distretto della Dda di Bari «a causa dello spessore qualitativo» degli affiliati ai clan mafiosi. «Né sembra scalfita dall’azione di contrasto posta in essere instancabilmente da Magistratura e Forze dell’Ordine la progressiva e costante evoluzione verso il moderno modello di Mafia degli affarì, ben espressa dalla penetrante infiltrazione nel settore agro-alimentare, particolarmente florido nella locale economia».

I clan – secondo la relazione della commissione – si sono infiltrati nelle imprese attraverso le estorsioni mensili e le assunzioni fittizie di soggetti imposti dai gruppi criminali che percepiscono regolari stipendi senza lavorare.

Quello che preoccupa maggiormente è che la mafia foggiana “appare ormai proiettata verso un inarrestabile processo di infiltrazione non solo di tipo economico, ma anche amministativo-politico nella società civile. L’obiettiva conferma di tale assunto, si trae dallo scioglimento dell’Amministrazione del Comune di Monte S.Angelo, avvenuta nel mese di luglio 2015, per accertate infiltrazioni mafiose».

A differenza della mafia barese, «pronta ad inseguire gli affari più lucrosi con metodi che privilegiano l’immediatezza del risultato e il contenimento dell’impegno rispetto alla elaborazione di complesse strategie», la mafia foggiana è capace di «programmare e attuare strategie criminali» sia con clan del territorio sia «con sodalizi campani e calabresi». In questo modo i gruppi foggiani riescono a «riorganizzarsi prontamente“ dopo i blitz delle forze di polizia.

La relazione antimafia parla genericamente di mafia foggiana, ma è evidente che siamo di fronte ad una serie di mafie con tanto di cartelli come più volte sottolineato anche dalla Dda.

Ed ecco le batterie mafiose della Capitanata: la «Società» resta un’organizzazione con base a Foggia, un tempo verticistica e unitaria, da anni divisa in tre clan (Moretti/Pellegrino/Lanza; Sinesi/Francavilla; Trisciuoglio/Tolonese) che ciclicamente si fanno la guerra e poi si accordano per spartirsi gli affari: sarebbero secondo una vecchia mappa oltre 300 gli affiliati ed i contigui.

Se poi la mafia sanseverese storicamente e sin dagli anni Novanta ha avuto un ruolo subalterno alla «Società», la mafia cerignolana è tutt’altra organizzazione criminale che trova la sua forza e ricchezza soprattutto nel ruolo leader nei traffici di cocaina, hashish e marijuana (senza dimenticare le altre entrate della criminalità del basso Tavoliere: riciclaggio d’auto, rapine e furti milionari in tutta Italia).

Quando poi si parla di mafia garganica non è più un’unica «entità», riconducibile come sino a qualche anno fa al clan egemone Libergolis uscito pesantemente ridimensionato dalle condanne del maxi-processo alla mafiagarganica dei primi anni del nuovo secolo; e da una guerra con gli ex alleati Romito condita da morti e feriti. Sul Gargano operano più clan nella zona di Vieste (dove recentemente ci sono stati diversi omicidi), Manfredonia, Mattinata e Monte Sant’Angelo.

Il 10 aprile scorso in occasione della festa della Polizia il questore di Foggia, Piernicola Silvis ha detto che la «Società foggiana» si sta unendo alla mafia garganica. Se questo preluda ad una nuova evoluta organizzazione criminale che unisce due mafie distinte, oppure se si tratti delle solite e storiche alleanze sotto forma di protezione latitanti, scambio di killer e affari nel settore droga, lo diranno le inchieste che verranno.

da La Gazzetta del Mezzogiorno
edizione del 23.6.2017

  • Vito cariello

    …. Nessuno parla?… Nessun commento? Per la Ztl si è mobilitata tutta la città, per questo argomento di vitale importanza nessuno parla… Siamo davvero dei pecoroni ignoranti…

    • il deuso

      Secondo te non parlare vuol dire essere pecoroni ed ignoranti? Quando io denunziavo queste cose, quando tu forse non eri ancora nato, nessuno mi dava ascolto. Quando, a partire dal 1985 in poi, sotto la casa di un noto penalista locale, si vedevano macchinoni targati Palermo, Napoli, R.C., a nessuno gli è venuto mai in mente di chiedersi cosa stessero facendo. Da allora c’è stata l’escalation della mala locale, che adesso è andata in cancrena. Per cui l’unico rimedio non è quello di parlare ma di amputare, e chi lo può fare è solo lo stato, potenziando le forze dell’ordine, facendo intervenire l’esercito se necessario. Le chiacchiere non servono a niente, bisogna agire per estirpare alla radice questo fenomeno mafioso che impoverisce sempre di più i cittadini onesti.