Old school, tribali, orientali, lettering, biomeccanici, fantasy, minimalisti, optical: sono solo alcune delle categorie dell’immenso universo del tatuaggio che appassionati e non hanno potuto esplorare, in occasione della seconda convention della “Tattoland”. Un viaggio nell’arte dell’inchiostro sulla pelle, tenutosi per il secondo anno consecutivo al Palazzetto dello Sport “Nando Di Leo” dal 30 giugno al 2 luglio scorsi, che ha messo in contatto gli amanti del tatuaggio e semplici curiosi con i professionisti di questa disciplina. Da tutta la Puglia ma anche da altre regioni italiane e dall’estero, come Albania, Svizzera e Repubblica Ceca, veterani e giovani esordienti del settore si sono dati appuntamento per esibire la loro abilità al pubblico, sfidandosi in gare suddivise in categorie. Una tre giorni fatta di incontri, performance, interventi di ospiti legati al mondo del tatuaggio -come Simone Chirienti e Francesco Morello che hanno tenuto un workshop sulle tecniche del tatuaggio in stile Cartoon e Color- ma anche spettacoli e musica live.

Una fusione di linguaggi che hanno raccontato l’arte dell’incisione “in diretta”, permettendo a centinaia di visitatori di sperimentare e conoscere il mondo del tatuaggio, ammirare le creazioni dei 52 tatuatori professionisti che vi hanno preso parte con i loro diversi stili e tratti, e di decidere in loco -come da tradizione- come e da chi farsi tatuare. Una vera full-immersion nel mondo del tatuaggio, tra vecchie e nuove frontiere (pensiamo ai watercolor tattoos, lo xoil style, i futuristic o i deconstructed tattoos, fino al trash polka realistico ndr.) conclusasi domenica sera con un grande contest presentato da Luca Roccotiello e Giulia Amato. A giudicare la bellezza e la qualità tecnica delle decine di opere su pelle in gara, una giuria di esperti tra cui Moris Rauseo, Zdenek Animalski dalla Repubblica Ceca, Simone Chirienti, Francesco Morello e Nicola Tolipano.

A presiedere i giurati gli organizzatori dell’evento: il cerignolano Emiliano Cau, in arte Mr. Tattoo, e Gino Scuro, il primo, con il suo “Tattoo Art studio Papillon”, a fondare nel lontano 1992 uno studio professionale di tatuaggi in Puglia. I due maestri del tattoo sono ad una nota convention di Milano quando decidono qualche anno fa di dare vita anche a Cerignola ad un evento tutto dedicato al mondo dell’arte indelebile, riunendo vecchie glorie ma anche decine di giovani tatuatori che hanno formato nei loro corsi di abilitazione, cavalli di razza entrati nelle loro scuderie, come i cerignolani Roberto Trotta e Andrea Luna Cannone. A raccontarci l’evoluzione del tatuaggio negli ultimi decenni è proprio il sipontino Gino Scuro, all’attivo 36 anni di carriera e collaborazioni con maestri come Yoshihito Nakano (Horiyoshi III), Horiwaka, Filip Leu, il canadese Paul Jeffries e il Danese Henning Jorgensen.

«Dal lontano 1981 quando, a soli sedici anni, cominciai da autodidatta a realizzare i miei primi tatuaggi su di me e sugli amici più cari, ad oggi -racconta Scuro a lanotiziaweb.it – molto è cambiato. Un tempo, con un ago da cucito assemblato su una bacchetta di legno ed avvolto nel cotone e dell’inchiostro preso in cartolibreria, dopo avere disegnato sulla pelle con una penna, si punzecchiava l’inchiostro sotto la cute e puntino dopo puntino veniva fuori la linea del tatuaggio. A questa antica tecnica che si chiama “Tebori” e che ancora oggi in Giappone i maestri tatuatori adoperano -racconta- se ne sono aggiunte moltissime altre, dando inizio ad una vera e propria rivoluzione».  Una rivoluzione che ha investito anche la percezione culturale di questa disciplina e di chi la professa. «Un tempo i tatuatori erano considerati creature borderline e quella del tatuaggio era una disciplina demonizzata, ricca di pregiudizi, che ha faticato ad essere riconosciuta come forma d’arte -spiega Scuro-. A tatuarsi erano perlopiù hippies nostalgici o membri della malavita locale e questo ha contribuito per anni a ghettizzare l’arte del tatuaggio. Oggi, invece – osserva il padre del tatuaggio pugliese-, assistiamo al fenomeno opposto: il tatuaggio è un oggetto di moda e di culto alla portata di tutti, vissuto spesso con eccessiva leggerezza, come mero prodotto, vivendo una spersonalizzazione e perdendo il suo antico senso anche di trasgressione».

Da pratica borderline ad una vera e propria mania collettiva, quelli che un tempo erano antichi segni distintivi tribali o affari da galeotti e marinai, oggi rappresentano un vero e proprio linguaggio di aggregazione globale, una modalità con la quale caratterizzare se stessi. Ogni tattoo custodisce una storia, un messaggio, e il corpo tatuato si apre e si sfoglia come un diario della propria vita. «Un tatuatore – come recita il film “Educazione siberiana” di Gabriele Salvatores – è come un confessore. Scrive la storia di un uomo sul suo corpo». «E’ una estensione di sé, ma anche uno specchio dei tempi» (rivela Gino Scuro), «un’opera in cui la tela è la pelle umana – gli fa eco il collega di Francavilla Fontana Mimmo Nocente e, pertanto, è un’arte complessa che richiede una continua formazione ma che è anche ricca di insidie e di pericoli». Si ingrossano sempre di più, infatti, le fila degli “improvvisati”, di coloro che in botteghe di fortuna, come abitazioni e scantinati, operano senza autorizzazioni e un’adeguata formazione, mettendo in pericolo la salute di tanti ignari clienti.

«I pericoli che derivano dall’utilizzo di attrezzatura contaminata da sangue infetto sono molteplici -avverte Scuro-: dall’epatite B all’epatite C, il tetano e l’HIV. E’ fondamentale, quindi, rivolgersi a dei professionisti ed in centri preposti». La formazione è una priorità anche nel mondo del tatuaggio dove l’estro non è tutto. Sono 130 i tatuatori professionisti abilitati da Gino Scuro negli ultimi 12 anni. «Corsi di abilitazione a cui si può accedere con un piccolo investimento economico –spiega-, seguendo un percorso di formazione teorico e tecnicopratico che si avvale anche del prezioso contributo di un dermatologo e di un ispettore sanitario».

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Ma i pericoli non sembrano scoraggiare gli amanti del tattoo. Tra impressionanti dragoni, motivi floreali o scritte, ritratti realistici, bracciali maori e geometrie tridimensionali, intorno al mondo del tatuaggio si è sviluppato un indotto economico così imponente da aver indotto l’Istat ad inserire la voce “tatuaggio” nel paniere delle spese degli Italiani. Stando, infatti, alle ultime statistiche, tra il 2013 e il 2015, hanno aperto 4 studi a settimana in tutta Italia, con un giro d’affari di milioni di euro. Il mercato del tatuaggio è in continua crescita, i metodi e gli strumenti utilizzati dai professionisti del settore sono in continua evoluzione e sono sempre più gli artisti che cercano di uscire dal “mainstream classico”, creando nuovi stili e linguaggi e sfidandosi a colpi di inchiostro. Dopotutto, citando il poeta Paul Valery “la pelle è ciò che c’è di più profondo” e nell’epoca dello smarrimento e delle “passioni infelici” il tatuaggio è un’inarrestabile ricerca di certificazione d’identità.