Un’indagine coordinata dalla Procura di Pisa e che ha visto il coinvolgimento di ben 4 squadre mobili (Foggia, Pia, Firenze e Ancona) e dello «Sco» (servizio centrale operativo della Polizia) e che poggia anche su intercettazioni che all’epoca dell’assalto fallito al blindato nel tratto toscano dell’A/12 (avvenuto la sera del 30 settembre 2016). Così sono finiti in manette otto cerignolani, mentre per altri tre è stata rigettata la richiesta d’arresto.

I RUOLI Sulla riviera tirrenica nell’estate 2016 il cerignolano Antonio Braschi ci andò non per trascorrere le ferie e la latitanza ma per preparare l’assalto al blindato. Ecco i ruoli rivestiti, nella ricostruzione dell’accusa, dagli 11 cerignolani – 8 arrestati, 3 indagati a piede libero – coinvolti nell’inchiesta sulla fallita rapina da 5 milioni e 800mila euro in contanti avvenuta la sera del 30 settembre del 2016 sull’autostrada A/12 vicino Pisa, ai danni di un furgone della «Btv Mondialpol», con conseguente conflitto a fuoco con i tre vigilantes e l’esplosione di 168 colpi di mitra, fucili a pompa e pistole. Il blindato, scortato da un mezzo analogo, era partito da Cecina alle 21.46 diretto alla Banca d’Italia d’Arezzo per consegnare il contante: il colpo fallì perchè il bandito salito sul tetto del blindato per tagliarlo col flessibile, segò anche un tubo che attivò un sistema antiintrusione, lo «spuma block»: schiumogenò che dall’interno del furgone neutralizzò la sega.

Sono rinchiusi in carcere 8 cerignolani, raggiunti da ordinanze cautelari firmate dal gip di Pisa ed eseguite dalle squadre mobili di Foggia, Ancona, Pisa e Firenze. Si tratta di Antonio Braschi, 39 anni all’epoca dei fatti ricercato dal gennaio 2016 per l’operazione «Le Iene» relativa a tre assalti falliti a caveau e blindati tra Foggia e Avellino (si costituì nell’aprile scorso e dopo un breve periodo di detenzione tra carcere e domiciliari era poi tornato libero); Cosimo Attila Cirulli, 27 anni; Pasquale Matera, 40 anni, cerignolano resi- dente a Vicopisano in provincia di Pisa; Gennaro Lorusso, 39 anni; Damiano Carlucci, 46 anni; Pasquale Saracino, 43 anni (anche lui era latitante, stessa situazione di Braschi); Giuseppe Stefanelli, 34 anni; e Matteo La Grasta, 43 anni, tutti cerignolani. Per altri 3 cerignolani il gip ha rigettato la richiesta d’arresto. Gli 11 foggiani sono accusati a vario titolo di tentata rapina, porto e detenzione illegale di armi da guerra, riciclaggio e ricettazione di auto e furgone usate per l’assalto.

A Braschi, Matera e Lorusso la Procura pisana contesta di «aver organizzato e pianificato il delitto nelle fasi iniziali, effettuando sopralluoghi per individuare il luogo dove assaltare il portavalori, le vie di fuga da percorrere, i luoghi dove parcheggiare i mezzi in attesa di entrare in azione; pedinando i furgoni della “Btv” dalla filiale di Sesto Fiorentino a Cecina e viceversa per calcolarne tempi di percorrenza e percorso; e di aver partecipato materialmente al fatto».

Cirulli invece avrebbe mantenuto «i contatti con i coindagati che domiciliavano in Puglia; acquistato le 10 tessere viacard usate il 26 settembre 2016 per portare le auto usate per l’assalto, guidando una e partecipando materialmente all’assalto». Stefanelli si sarebbe invece «occupato del trasferimento in Toscana, avvenuto il 26 settembre, dei mezzi e delle auto usati per la commissione del delitto, guidando il 30 settembre la motrice utilizzata per la logistica e per garantire il rientro in Puglia degli indagati, e partecipando materialmente al colpo. Saracino e Carlucci «parteciparono materialmente all’esecuzione del delitto, e Carlucci in particolare utilizzò la sega flessibile per tagliare la lamiera blindata del portavalori». La Grasta «si occupò della “clonazione” di almeno una delle auto usate per l’assalto» (gli si contesta anche il riciclaggio di una delle 4 auto usate dai banditi). A due indagati a piede libero il pm contesta di aver provveduto «a reperire almeno due delle auto usate per l’esecuzione del reato»; mentre il compito dell’11 indiziato, pure a piede libero, sarebbe stato di fornire ai presunti complici «la motrice con annesso rimorchio all’interno del quale, oltre al trasporto di tutto il materiale necessario per la rapina, viaggiarono alcuni dei soggetti che vi parteciparono materialmente, permettendo così di eludere eventuali controlli a loro carico». Per l’assalto fallito i banditi usarono una «Ford Kuga» (poi riciclata sostituendo le targhe) rubata a Cerignola l’8 agosto 2016; una «Jaguar Land Rover XF22» rapinata a Cerignola il 22 settembre 2016; due «Bmw serie 3 station wagon» rubate a Foggia tra il 19 e 23 maggio di un anno fa; un furgone «Renault Master» rubato a Osimo (Ancona) il 29 agosto 2016, rinvenuto poi bruciato vicino al luogo dell’assalto e su cui si dovevano trasbordare i soldi da rapinare; e la motrice «pulita».

tratto da
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO

LE INDAGINI  Una Viacard dimenticata da uno dei banditi su un’auto usata per l’assalto fallito al blindato. Quel pezzetto di carta è stata la traccia iniziale che ha poi consentito alla Polizia di individuare e arrestare 48 ore fa su ordinanze del gip di Pisa 8 cerignolani: sono sospettati del tentativo di rapina del 30 settembre 2016 sul tratto pisano dell’autostrada A/12 ai danni di un furgone della «Btv Mondialpol» che trasportava 5 milioni e 800mila euro in contanti.

«All’interno di una “Bmw” utilizzata dai rapinatori per l’assalto» scrive il gip di Pisa Giulio Cesare Cipolletta nell’ordinanza cautelare «fu rinvenuta una tessera Viacard. In base agli accertamenti eseguiti presso la “Società autostrade” si verificò che era stata utilizzata il 26 settembre 2016 per il pagamento della tratta da Canosa a Scandicci e che in quella stessa data (dalle 5.09 alle 5.10) 4 auto e un furgone risultavano aver varcato il casello autostradale di Canosa e di essere uscite, tra le 10.42 e 10.43, al casello autostradale di Scandicci Firenze».

«Il passaggio di questi mezzi venne ripreso» prosegue la ricostruzione del gip «da una tele- camera installata all’ingresso del casello di Canosa, le cui immagini consentirono di verificare il passaggio in fila indiana dei mezzi» poi usati per l’assalto del 30 settembre vicino Pisa. «Una volta individuato a Canosa il luogo di partenza dell’intero gruppo cri- minale e verificato che tessere Viacard e biglietti erano stati utilizzati per uscire a Scandicci dall’autostrada, la polizia scientifica ha sottoposto i reperti a rilievi tecnici per esaltare eventuali impronte. Il che ha consentito» rimarca il giudice pisano «di acquisire il fondamentale dato probatorio della presenza di Giuseppe Stefanelli (uno degli 8 arrestati del blitz, ndr) «alla guida del furgone “Renaul Master”» (il furgone rubato a Osimo e rinvenuto bruciato nei pressi del luogo del fallito assalto vicino Pisa): «le sue impronte di pollice destro e medio sinistro sono state rinvenute sul biglietto autostradale emesso il 26 settembre 2016 alle 5.09 al casello di entrata di Canosa di Puglia».

Un altro «rilevante spunto investigativo è derivato dall’ipotesi che gli autori della tentata rapina avessero a disposizione anche un mezzo pesante, all’interno del quale occultare refurtiva, armi e quanto utilizzato per compiere l’azione, idoneo anche a evitare controlli su strada nella fase di rientro alla base di Cerignola. Si accertò così» prosegue il gip «che la motrice, intestata a una ditta di trasporti pugliese, era transitata alle ore 23.36 del 29 settembre 2016» (24 ore prima dell’assalto fallito cioè) «dal casello di Canosa, con uscita al casello di Scandicci alle 8.02 del 30 settembre. La stessa motrice transitò al casello di Scandicci poi la sera del 30 settembre alle 23.28, in orario compatibile con la tentata rapina, e usciva al casello di Candela alle 7.15 del primo ottobre. Anche in questa circostanza fu sottoposto a rilievi il biglietto di ritorno con uscita a Candela e ciò consentì di verificare che l’auto si doveva identificare ancora in Stefanelli. Il che significa che Stefanelli in occasione della tentata rapina nel viaggio d’andata si era posto alla guida del furgone “Renault Master”, e in quello di ritorno della motrice».

Sempre seguendo la traccia dei Viacard usati dalla banda in occasione della trasferta da Canosa a Scandicci, la Polizia ha accertato che le 10 tessere erano state acquistate presso un’area di servizio situata sul tratto foggiano dell’autostrada A/16. «Furono acquisiti i filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza e il soggetto che acquistò in blocco le tessere Viacard» sottolinea il gip «è stato identificato in Cosimo Attila Cirulli» (pure arrestato nel blitz di mercoledì) «che aveva pagato in contanti. Proprio l’individuazione di Cirulli ha poi permesso a cascata di individuare altri soggetti coinvolti a vario titolo nell’indagine. Coordinando le indagini con la squadra mobile di Ancona, nel cui territorio avvenne il 30 settembre 2015 un’analoga rapina sull’A/14 con modalità simili e impiego parziale delle stesse armi usate a Pisa, si pervenne a uno scambio di informazioni risultate decisive. Sono state individuate le utenze in uso al gruppo, telefonini intestati in genere a stranieri e utilizzate dagli appartenenti al gruppo criminale esclusivamente per contatti tra loro».

L’ALTRA INDAGINE: SOSPETTO SU COLPO ANALOGO AD ANCONA L’indagine coordinata dalla Procura di Pisa e che ha visto il coinvolgimento di ben 4 squadre mobili (Foggia, Pisa, Firenze e Ancona) e dello «Sco» (servizio centrale operativo della Polizia) poggia anche su intercettazioni che all’epoca dell’assalto fallito al blindato nel tratto tosca- no dell’A/12 (avvenuto la sera del 30 settembre 2016), erano già in atto da parte della magistratura di Ancona che indagava su un colpo analogo da 5 milioni di euro, avvenuto giusto un anno prima – il 30 settembre del 2015 – sempre ai danni di un blindato e sul tratto autostradale dell’A/14, vicino il capoluogo marchigiano.

Durò in tutto una decina di minuti l’assalto al portavalori della «Fitist Security» messo a segno il 30 settembre 2015 lungo l’A/14 fra Loreto e Porto Recanati, per il quale sono sospettati alcuni degli otto cerignolani finiti in carcere 48 ore. Quel 30 settembre di due anni fa, lungo l’A/14 il commando seminò il terrore fra gli automobilisti: i banditi esplosero circa 60 colpi calibro 7,62 di mitraglietta kalashnikov, paralizzando il traffico con blocchi stradali in sequenza. La banda, arrivata sul posto con tre auto, bloccò il furgone portavalori, che era seguito da uno di scorta, e fuggì poi con un bottino di circa 5 milioni di euro.

Pochi mesi dopo gli agenti della squadra mobile di Ancona arrestarono due dei presunti responsabili dell’assalto, Paolo Sorbo e Pietro Raffaele, raccogliendo numerosi elementi di indagine, condivisi poi con i colleghi di Pisa, a carico di alcuni dei soggetti bloccati la notte scorsa. Infatti al blitz e alle perquisizioni eseguite 48 ore su disposizione della magistratura pisana hanno partecipato anche poliziotti della Mobile dorica, diretta dal vicequestore aggiunto Carlo Pinto che ha poi partecipato alla conferenza stampa in Questura a Foggia. Nel corso delle indagini sull’assalto del settembre 2015 vicino Ancona recuperati il camion con doppio fondo usato per trasportare il commando e le armi; e sequestrati pistola, giubbotto antiproiettile, radio ricetrasmittenti, telefonini e un jammer usato per neutralizzare i cellulari e impedire che dessero l’allarme mentre era in corso la rapina.

  • Onesto cittadino

    Congratulazione alle forze dell’ordine. Speriamo ora che li lascino marcire in galera e recuperino i soldi rubati in modo che i loro parenti non se li godano.

    • SAVINO

      UN BRAVO ALLE FORZE DI SICUREZZA!!!!!

    • Alfonso

      Oggi più ieri, odio polizia e carabinieri

  • michele

    Redazione se copiate gli articoli pari pari, almeno correggete gli errori di ortografia.

    Hai capito a matarridd